Sala d'aspetto. Storia di muse e specchi, demoni e sirene

di Maria Teresa Di Pace



Eri in attesa di quel duello da tutta la vita. Culo stretto e pistole cariche, avrebbe detto Melissa Dolphin nel western di City, ma le mani tremavano sul calcio delle tue pistole, ignorando quanti proiettili ci fossero nel tamburo e quanta ferocia ci fosse dietro il ghigno dell'avversario.

Stavolta, tra i tuoi pensieri stagnanti, soffochi. Hai davanti lo spettro che ti sgomenta da quando ricordi la paura del buio, e del sonno, e dei mostri degli incubi, e hai bisogno di letteratura per incantarlo, danzandogli goffamente intorno i passi di un racconto che lo paralizzi, per mille e una notte, tra i fili di una tela di ragno. Stavolta scriverai una storia. Costruirai un mondo fuori dal pantano tra stomaco e mente, per fare respirare i pensieri, e sarà come coltivare iris e girasoli, all'aria aperta del giardino davanti casa; e ortensie, soprattutto ortensie, sotto il portico che sta tra i tuoi occhi e la strada, con la cialtroneria che ci vuole per coltivare le ortensie, barando sui colori con la polvere azzurrante.