Selezione dal city forum dei messaggi centrati su brani e personaggi di City

Messaggi fino al 5 maggio (uscita del libro in libreria)
 

Shatzy Shell
Gli occhi di Shatzy Shell sembrano accorgersi di uno stupore commovente, di misericordia e tenerezza che la vita comunque, a volte sembra dare e tramandare. Si sospetta un immenso, lancinante, stupito fascino per la vita.

Paola Maria Calvi (pmc31@cam.ac.uk)


 
Messaggi dal 5 al 31 maggio 1999

City
Come fa Ballon Mac a fare il dentista e il supereroe pur essendo cieco?

Simone (Gabri2@lycosmail.com)


PER TALTOMAR
DOMANDA: ultima giornata di campionato scontro tra la prima e la seconda in classifica, divise da un misero punticino. Si gioca in casa della seconda. Al 94° minuto sul risultato di 0 a 0, e con il pubblico ospite gia' in festa, la squadra di casa si riversa nell' area avversaria. Serie di batti e ribatti poi, il centravanti viene atterrato palesemente vicino all' area piccola ad un passo dall' arbitro. Due secondi dopo sullo stadio scende una nebbia fittissima e le luci sono rotte. Aiutatemi ho bisogno di certezze. Ciao Ale sei grande.

Marzi Gianluca (Gianlu.m@ats.it)


messaggio
La lezione del prof MONDRIAN KILROY sulle Nymphéas di Monet l'ho trovata fantastica. Mi sono immaginata il prof Baricco in aula, dalla passione ( SECONDO ME) per l'arte al linguaggio particolarmente ricercato di comunicare le propeie emozioni. Il prof Kilroy sei tu?

Santilli Antonella (antosantilli@hotmail.com)


 

Senza titolo
(Perchè poi ci dev'essere sempre un titolo per ogni cosa? I capitoli di un libro, per esempio, non ce l'hanno quasi mai un titolo...) E ora che ho letto le pagine di City, cerco lo sguardo di Shatzy. Come una trottola impazzita vortica nella mia mente... dove trovare nel mondo reale una tale innocenza. Se trovo una ragazza con quegli occhi me la sposo. E' strano come lo sguardo di un personaggio di un romanzo possa rimanerti impresso molto più di quello di un attore in un film. Shatzy T.V.B. (a presto)

Francesco Guadalupi (buqgu@tin.it)


CHI SEI VERAMENTE?
Ho appena letto quanto avevi da dire su CITY e ho letto anche i messaggi dei tuoi lettori e dei tuoi fans.Ora comincio a chiedermi cosa ci sto a fare io davanti a questa tastiera. La risposta é: non ne ho la più pallida idea. Ho letto tutti i tuoi libri e ora sono alle prese con City:l'inizio non é stato entusiasmante, ma si é ripreso nella parte centrale, e si é ripreso proprio bene. Non l'ho ancora terminato, ma per ora sembra che abbia da dire diverse cose. Per me, per lo meno; e questo mi basta. Bello il saggio sull'onestà intellettuale (complimenti per l'autocritica, ti é riuscita proprio bene. Non troppo dura, né troppo tenera. Sembrerebbe che tu possa ancora riuscire a salvarti.Sempre che tu lo voglia davvero). Ora devo sautarti, ma prima un semplice grazie e buon lavoro (nella vita si intende!)

Lucia ()


lettera delirante
Mi spieghi come cavolo fai a passare da un'appassionante descrizione delle Ninfee di Monet alla radiocronaca di un incontro di box?E dal calcio a un racconto west? E dal Jaz alle locomotive? Come fai a riuscire a parlare di tutto così?E a parlarne come ne parli tu,accidenti! Voglio essere catapultata all'Orangerie di Parigi! Vorrei vivere nei tuoi libri, ci sto da Dio!Lo sai che Novecento è stato una casa per me?Una balla casetta accogliente e piena di calore.Sai che certi tuoi passi mi hanno aperto scorci di infinito?Mi hanno dato la consapevolezza di essere viva...sai, respiro e sono viva, cammino e sono viva,penso,deglutisco,corro e sono viva.CONSAPEVOLEZZA...che bello! GRAZIE!!!BASTA au revoir.

Federica (laces@promo.it)


cominciamo bene
ho appena iniziato city e ci ho già trovato il senso della vita "...il mani in area è sempre volontario, il fuorigioco non è mai dubbio e le donne sono tutte puttane..." avrei voluto scriverlo io

cervantes (donchishotte@usa.net)


prime 92
Per ora la battuta migliore e' del professor Taltomar:"il mani in aria e' sempre volontario, il fuorigioco non e' mai dubbio, le donne sono tutte puttane". Tolta la mamma s'intende .

L.M. (rochecaf@tiscalinet.it)


Al professor Kilroy
Caro professore, Quando sono entrata all'Orangerie, delle Ninfee avevo solo una vaghissima idea. Qualche poster, forse. Qualche altro quadro di Monet. Ho sceso i gradini e ho cominciato a sorridere. Poi ho cominciato a piangere. E ho sorriso e ho pianto per 90 metri. Accanto a me, piangeva una ragazza giapponese. Piangevamo vicine senza guardarci mai. Forse le ninfee hanno bisogno di esser viste attraverso la superficie curva di una lacrima?

mara (mara@mailbox.icom.it)


Ho finito di leggere
"city". Per la verità l'ho comprato ieri solo per caso, senza sapere che era proprio il suo primo giorno in libreria, e l'ho letto tutto d'un fiato. Così adesso ho una intera city in testa, un po' di casino, se vogliamo, perchè non è affatto semplice seguire tante rotte diverse nello stesso tempo, ma ora che la matassa si dipana nella mia mente mi sembra di aver letto alcune pagine che stregano. Quelle su Monet sono davvero suggestive. E la semplicità del genio-bambino esemplare. E i suoi amici sono fantastici. E il west non è poi tanto lontano da qui fuori. Veramente niente male. Anche se qui e là c'è qualche calo. Un bel viaggio come sempre. Grazie. E aspettiamo un romanzo sui computer e sulla realtà virtuale. Ma dopotutto, più virtuale di così!

Emanuele Cav. (ecaso@yahoo.com)


ketchup
Puoi anche non credermi, ma leggendo il prologo del libro a un certo punto mi è venuto un brivido... Proprio in America, circa un anno fà, in un'anonimo "self-service fast-food" ho visto quella scena: quella di un uomo che senza parlare si avvicina al tavolino appoggiato in un angolo dove c'era seduto un barbone (triste o incazzato, chi lo sà!) e metteva nel suo frugale piatto di patate un'po' della sua salsa per ravvivarlo un pò. Il barbone si è girato, ha messo un dito nella salsa, l'ha portato alla bocca e ha sorriso a quell'uomo. Non si sono scambiati neanche una parola, ma non serviva. Quella scena mi è rimasta in mente e spesso ci ripenso... ma quell'immagine col tempo andava offuscandosi, sbiadiva, fino a quando, in un libro, sono riuiscita perfettamente a ricordare e a rivedere anche tutti i colori di quella giornata in America. Mi piacerebbe sapere in che situazione quell'immagine ti è venuta in mente, se è frutto di vita o di invenzione. Il libro non ho ancora finito di leggerlo (sono sotto esame non ho molto tempo!), ti farò sapere cosa ne penso. Nella presentazione dicevi che la cosa difficile in un libro è cercare di fare il viaggio di un altro. In quelle poche righe i nostri due viaggi coincidono...

Sara (sdiresta@stud.iuav.unive.it)


 
Messaggi dall'1 al 30 giugno 1999
 

La città nella mente
Ho appena finito di leggere City... faccio fatica a trovare le parole, forse è vero che bisognerebbe imparare a tacere per poter veramente comunicare qualcosa. In fondo Gould e Shatzy ne sono consapevoli coi loro paesaggi mentali e le loro vite così sopra le righe. Ci provo lo stesso a mettere per iscritto quel che è più "urgente". Ho trovato bellissime le "lezioni" dei professori: quella di Mertens sulle epifanie, feritoie di verità, quella di Kilroy sulle ninfee come sguardo sul nulla e quella di Bandini sul "porch" e, in fondo, sul nostro "io" esterno che troppo spesso ci fa dimenticare chi siamo. Il ricordo infantile di Shatzy sul salone della casa ideale è un altro brano bellissimo, metafora dell'essenza inarrivabile. Alla fine di City mi sono commosso a ritrovare un monologo di donna, quello di Ruth la pazza, così come in Seta c'era la bellissima lettera della moglie/amante. Insomma, ancora una volta, chiudo un libro di Baricco e mi accorgo che per me è stato uno strumento di silenzio. Quando il rumore là fuori tace, si legge meglio nei propri pensieri.

CyberBob (elstir@tin.it)


L'inseguimento
Bellissimo l'inseguimento tre lo sceriffo Wiser e Bear l'indiano! Se fossi un regista ne farei un film. "La caccia all'uomo e' pura geometria..." p.166 Lèò

Lèò (leofil@tin.it)


ACQUA
Sarà perchè amo l'acqua e in particolare il mare che mi è rimasto nel cuore"OCEANO MARE" ma non sono la sola vedo.....Sono stata molto contenta di ritrovare un'altra analogia con l'acqua Il fiume che porta al mare,come sarebbe bello!! E con CITY lì a interrogarmi ma veramente per tutti i fiumi è così, che storia!, e noi assomigliamo veramente a loro in forme diverse. All'inizio ero un po' arrabbiata con il western perchè era lì dentro e per leggere il libro dovevo leggere anche lui ma poi andando avanti è stato diverso... il tempo che si ferma. Come capita per i libri che mi corrispondono mi sono affezionata a Gould, Shatzy,ai prof...... Poomerang e Diesel mi ha stupiti scoprirli amici immaginari però in fondo è un po' come i personaggi di un libro. Sono contenta di aver trovato anche un tuo messaggio, lo aspettavo! A presto Giovanna

GIOVANNA (rdman@tin.it)


QUESTA MATTINA
La sveglia ha suonato alle otto. Ho sentito solo il rumore, quel suono stridulo e odioso. Mi sono alzata, come ogni mattina. Il bagno, la colazione, i primi pensieri per il lavoro della giornata. Poi sono scesa in strada e l'ho visto. Sul marciapiede di fronte al mio: l'ho visto. CAmminava traballando, senza meta. Poi si e' voltato verso di me. Mi ha sorriso e, senza abbassare lo sguardo, ha tirato fuori qualcosa da quel suo buffo gilet. Era l'orologio d'argento di Arne. Luccicava in questa mattina di giugno, dall'altra parte della strada. Ed io, di qua, sorrisi a quell'uomo, ringraziandolo. Per un attimo, il tempo si era fermato. Avevo incrociato Wittacher... Mi avviai per andare al lavoro, affrettandomi. Guardai il mio orologio: era fermo. E, finalmente, sorrisi...

Lorenza Ballabio (blore@fol.it)


Caro Alex
ho finito di leggere city, desideravo da tempo arrivare all’ultima pagina, ed ogni sera, nel silenzio amavo ubriacarmi di visioni, di suoni che scaturivano ad ogni rigo, dietro la curva di ogni virgola, da ogni strada di questa città blu. La notte il suono delle parole è più forte, non esiste per un po’ il mondo, quello vero e tu puoi rubare per attimi te stesso, essere meno intuibile, anche se vaghi (come io spesso faccio) sulla battigia del mare e l’infinito scivola fino alle rive della tua mente per poi ritrarsi in un rapporto incerto, in un corteggiamento immortale, per un orgasmica creazione di qualcosa come te stesso. (Qui a San Vincenzo (Li) si può fare quando la stagione lo consente.) Bene, dicevo city l’ho finito, ed ho recuperato parte della mia vita, come è successo con “Novecento”, ritrovare se stessi come ci vogliamo, tirare quel benedetto calcio al pallone ed avvertire la vita, diventare saggio “sperimentando i veleni” e capire chi sei, che cosa c’è davanti a te dopo aver camminato per molto lungo l’arenile, non è poco, non riesce sempre, ed a tutti. Ho ricominciato a leggere il romanzo, per vedere tutto ciò che magari si è nascosto dentro i vicoli di city, i volti di Gould, di Shatzy, il vomito del prof. Mondrian Kilroy mi mancavano e sono tornato a farli visita, loro, lo so per certo, torneranno a trovarmi sempre, anche quando meno me lo aspetterò, il mio Diesel crescerà sempre di più, e Poomerang “ruberà” molte parole al mondo. (Reprise giorno 15/6/’99 ore 00.20). Chissà che effetto fa sapere che esistono persone che ti pensano anche a quest’ ora e che tu nemmeno conosci (direttamente intendo); è notte come vedi, e la notte il suono dei pensieri è così forte che ti svegli e scrivi a chi ti ha dato tanto, a chi ha sentito il bisogno di codificare, annotare, sono convinto anche solamente per sé stesso riflessioni, dall’istante in cui, dopo aver camminato tanto lungo costa, si è voltato e qualcosa l’ha sfiorato, l’infinito si è avvicinato anche solo un istante, di soppiatto, con rumore crescente e l’ha lasciato lì, libero arbitrio e bomba nella mente, e poi pensieri, pensieri, da buttare giù per iscritto per non perdere il filo della propria esistenza, esigenza giusto, e di quella sua esigenza ti ha fatto partecipe. Rileggere city, è come rimanere in sala a vedere un'altra volta il film, sono rimasto inchiodato ed i titoli di coda sembravano un addio, così cerco di prolungare il piacere, da perversi, ma è bellissimo, in più ho aggiunto barnum2, e qui seguo tutta l’evoluzione dei tuoi tuoi ragionamenti durante la gestazione del romanzo, qui ogni cosa è più chiara, assume nuovi contorni, non pensavo che i barnum fossero così rilevanti e affascinanti, molto, che se li leggi, passando dal riso alla commozione non senza brividi la gente ti guarda strano; prova ad alzare gli occhi. Non riuscivo a non scriverti ancora e non so come farò perché per un certo periodo di tempo dovrò chiudere il mio abbonamento alla rete, comunque sia cercherò di mantenermi in contatto, magari sfruttando il servizio internet della biblioteca ed a questo proposito ho creato un indirizzo e- mail che fornirò qui di seguito. Grazie. A presto.

Alessandro Serasini (alserasi@hotmail.com)


Gran libro
Era da un pezzo che non mi godevo cosi' un romanzo. Ho trovato semplicemente perfetto il pezzo sull'onesta' intellettuale. Con una Prof. dell'universita' ho parlato del libro, lei ha criticato sia il libro che l'autore senza chiaramente averlo letto e senza conoscere l'autore. A quel punto ho sorriso e mi e' venuto in mente quel pezzo. Come amava dire Novecento "In culo anche gli intellettuali". Saluti ad Alessandro Baricco che ho avuto la fortuna di avere come 'maestro' ad un corso di scrittura creativa.

Lorenzo Peiroleri (lupiaz@tin.it)



"City" è bellissimo,coinvolgente,molto triste e molto "crudo".Le ultime righe ti lasciano addosso una sensazione indescrivibile.....pensi " non può finire così !". Per quanto è possibile per un libro , ti fa male dentro.Ci sono 2 cose che mi sono piaciute particolarmente: la prima è la presenza di frasi che riassumono così bene emozioni, paure e desideri ,apparentemente cose che tutti conoscono , cose normali, ma se cerchi di esprimerle non ci riesci.Te le ritrovi lì davanti , una parola dietro l'altra , in ordine. La seconda è la descrizione delle "Nymphéas".Da un lato sono sempre attratta dalle spiegazioni di quadri e poesie perchè voglio capire cosa c'è dietro;contemporaneamente però detesto tutti quelli che come il prof.Kilroy sezionano qualsiasi opera d'arte,la rovesciano ,la ribaltano cercando il motivo che l'ha generata , cercando di spiegarla e alla fine la stravolgono perchè perdono l'insieme, la totalità.Certe cose non si spiegano , si ammirano.Non sempre è possibile arrivare all'origine prima di una poesia , di una scultura o di un quadro.La stessa cosa vale per i libri: non si giunge mai all'essenza , perchè quella appartiene solo a chi li scrive..Si reinterpreta il libro a seconda della propria personalità , si cerca il proprio significato.Questo a mio parere è già abbastanza.Perciò aspetto con impazienza il tuo prossimo libro.              

Laura (frencia@isiline.it)


A chi ?
Sono a pagina 60 e mi sono innamorato di Shatzy 15 pagine fa. A chi pensavi quando hai ideato questo personaggio ?

Alberto (alberto_bruno@perfetti.it)


city
L'ho finito ieri sera.Mi sono piaciute un sacco le "strade" del romanzo, d'altronde sono proprio i personaggi, e le loro considerazioni, a farmi amare Baricco...Grazie (perchè non sei più prolifico?!?)

Olga '80 (cgade@tin.it)


 
Messaggi dall'1 luglio al 31 agosto 1999

Così...
City è stato un dono in occasione della mia laurea. Erano avanzati dei soldi dal gruppo raccolta per il dono principale dei miei amici... e così mi è capitato di leggerlo. non credo che l'avrei comprato altrimenti, costa troppo e io amo i libri in edizione economica e con la copertina che si stropiccia mentre cambio posizione nel letto. Ognuno ha le sue di tare, ovvio. mi sono piaciute molto tre cose: il vento del west, "o guardi o giochi" e il bacio sulla bocca bella. E la tristezza della cose belle mi ha confuso un pò. ho finito. volevo solo partecipare. Un saluto.

fiore ()


Struggente
E' questa l'unica parola che mi viene in mente per descrivere City. L'ho comprato per caso, ma assolutamente certo dopo aver letto il risvolto della copertina. Non sono rimasto deluso, al contrario, mi ha lasciato senza parole. Alcuni passi poi, sono assolutamente struggenti: che ne dite del racconto di Shatzy della fiera della casa ideale? per certi aspetti assomiglia molto ad un fatto accadutomi di recente. A.B. continua a scrivere così, fai in modo di farci commentare:"Ma è ciò che avrei sempre voluto scrivere!". Grazie.

Guido (rhino@comune.re.it)


..guglielmo tell...
ho conosciuto AB mentre parlava del Guglielmo Tell, ed è stata probabilmente la più forte emozione che mi sia mai arrivata dal piccolo schermo, anche perchè inaspettata, improvvisa... ed ho scoperto qualcuno che parla, dice, ragiona, esprime concetti esattamente come sono sempre stati nella mia testa. Onestamente in SETA, oltre ad alcuni passaggi degni di nota, il mio cervello non è stato particolarmente folgorato da messaggi interiori ma all'improvviso nella mia vita ha fatto irruzione CITY. Sono a pag.45 e vorrei dirvi tutto ciò che ho provato nel leggere la descrizione della gente che mangia, di Eva Braun o del terzino destro e sinistro... Emozioni intellettuali, il piacere di capire... "il viaggio di un altro"... a presto.

Edoardo PAPA (edopapa@hotmail.com)


dei fiumi
scusate l'intrusione, ma la storia dei fiumi è vera? Dopo quella delle mucche che ascoltano musica classica sono pronto a tutto...

alessandro (alemelc@tin.it)

Roulotte
........ma sta cazzo di macchina la trovano ?..............

seita (steseita@tin.it)


commento
i personaggi come strade per collegare le "STORIE"! e che STORIE. se sergio leone avesse scritto un western lo avrebbe fatto con le tue parole. se mohammed ali' avesse saputo scrivere di boxe lo avrebbe reso in maniera cosi'. chiudo gli occhi e fremo per larry

maurizio (manadde@tin.it)


Gli occhi di dio
Ho avuto il mi primo incontro col prof. Mondrian Kilroy e non ho potuto fare a meno di scriverti di nuovo. Superbo. Io non conoscevo neanche dell'esitenza delle Nymphéas di Monet ma sono rimasto folgorato. Mi sono documentato su internet, preso dalla curiosità e dall'impotenza che ti prende quando qualcuno mostra diapositive immaginarie di qualcosa che non hai mai visto. Finito di leggere ho scoperto che la mia documentazione era stata pressochè inutile. Un semplice sfizio di cultura. Io non so se c'è un modo per vederle 'ste Nymphéas, ma se c'è, sta proprio in quel capitolo. E' pazzesco, sembrava di starci dentro, avrei avuto voglia di andare a Parigi a vederle dal vivo. Sono riuscito ad immaginarmi di che tipo di opera d'arte si tratti, senza averle mai viste. Unico. L'alternaza di stile tra quel capitolo e gli altri poi è un tocco di classe. Dacci dentro AB. Ciao.

Michele Giuliano (Michele.Giuliano@flashnet.it)


la mia city
Ho da poco iniziato a leggere "city", e sono circa a metà. Mi piace parecchio il modo impiegato da Baricco di inserire racconti nel racconto, come per esempio il western. C'è stato solo un punto che mi è piaciuto meno (quando c'è quella lunga digressione sulle "ninpheas"), non è che non mi sia piacuta, ma è il punto che mi ha interessato di meno. Ciao

Alessandro Guastella ()


SHATZY NON DEVE MORIRE
sono certo che racconterà ancora molte storie. grazie.

gianfranco ()


musica!
Proprio ieri ho deciso di rileggere il western di Shatzy (come sono d'accordo con AB,è la parte più riuscita del libro! Emozionante come Novecento) ed ho pescato qui nel sito la musica di sottofondo. Il cap.35 è ancor più magico e musicalmente coinvolgente se letto così, con il motivo che sottolinea i sobbalzi emotivi e i cambi d'inquadratura. Lo consiglio!

patrizia (mila@working.it)


il porch
Sono un architetto e non sono riuscita a capire molto bene l'idea della città da cui è nata city, ma d'altra parte, che diritto ha il lettore di cercare qualcosa tra le righe che invece è altrove, è prima e forse dopo il libro stesso? Comunque mi ha fatto letteralmente andare giù di testa la descrizione che il prof. Bandini fa della nostra vita (abbia il coraggio qualcuno di negare!): "gli uomini hanno case; ma sono verande". Da architetto ho cominciato a guardare questi involucri nei quali ci rinchiudiamo in modo diverso. Da poco tempo ho iniziato anche ad amare la lirica e a sentire la musica che esce dalle pagine dei libri (che sensazione meravigliosa). Grazie

cristina (critordi@tin.it)



Oggi l'ho finito. Gould mi ha salutato, anche Diesel, e Poomerang mi ha non detto ciao. Ho un libro blu pieno di orecchiette, di appunti da prendere, di passi da ricordare, ho un buco nello stomaco, tanti pensieri nella testa da non sapere più dove metterli. Ho voglia di scrivere alla mia amica del cuore, come al solito. Ogni volta che stò così "dentro", poi ho bisogno di parlarne con qualcuno. Non è colpa del libro, nè di Gould, nè dalle verande, o del tempo che si è fermato a Closingtown, ma quest'attimo durato più o meno 321 pagine e diluito in qualche mese, mi ha scombussolato, lasciandomi un sacco di belle sensazioni ma anche la solita voglia di mandare tutti a fare in c..., un pò come tra Mondini e Larry. Ho voglia anch'io di non crescere, di scendere dal ring, di "arrendermi" a certe regole malsane che ti distruggono l'esistenza, se solo glielo permetti, di chiudermi nel bagno e portare avanti un'esistenza fatta di un mondo a mia misura. Di fermarmi, a un certo punto della vita, guardarmi intorno e capire precisamente in quel momento che è suonato il gong, che sono gli altri le strade, io sono una piazza, non porto in nessun posto, io SONO un posto. Confermando al mondo e a me stessa che è proprio vero che un fiume prima di arrivare al mare fa esattamente una strada tre volte più lunga di quella che farebbe se, semplicemente, andasse dritto. Ecco, stasera ho desiderio di andare dritta, dritta in fondo alle cose... "succede che qualcosa strappa il Tempo, e non si è più puntuali con niente. Si è sempre un pò altrove. Un pò prima o un pò dopo. Hai un sacco di appuntamenti con le emozioni, o con le cose, e tu stai sempre ad inseguirli o arrivare stupidamente prima"..."Julie Dolphin la chiamava: smarrire il proprio destino". Grazie Baricco... devi essere un angelo.

Debora Cocoeta Demon (cocoeta@hotmail.com)


GRAZIE ALE!
Caro Ale, grazie per averci svelato qualcosa di te: mi riferisco al brano musicale che ho trovato sul sito.E così adesso sappiamo qualcosa di più su come fai a scrivere libri. Quello che rimarrà un mistero (almeno per me)è come fai a tradurre in parole quelle sensazioni stranissime che anch'io ho provato nella vita e alle quali non saprei neanche dare un nome e che poi trovo mirabilmente descritte nei tuoi libri,ad es. in

CITY,all'inizio,quando fai parlare SHATZY della lancinante meraviglia (cito a memoria, spero di non sbagliare!) che si prova davanti alla casina dei topini di Disneyana memoria, a quella cosa, tanto bella, ma illusoria, che però noi vorremmo che fosse la felicità: ecco...io apro un libro, leggo 'sta roba, rimango basita e ringrazio il Signore che ti ha messo una penna in mano. Non perchè sei il migliore, ma perchè tu scrivi per te e chi ti capisce...è questione di affinità. Gli altri possono fare una critica letteraria, più o meno giusta e profonda..noi...gli affini...TI AMIAMO. CIAOOOOOOOOOOOOOO!!!!!!!!!!

giovanna lombardo (giovlom@tin.it)


Si'
Si', Mami Jane deve morire.

Stefano (stefanor@global.it)



Ho appena finito City. Penso che lo rileggerò. Ci sono frasi e immagini e parole che sembrano fatte apposta per descrivere quella situazione o quello stato d'animo, sono esatte, ci calzano a pennello, non credo di saper trovare di meglio quindi me le inculcherò nella memoria. (la prima cosa che mi viene in mente: la descrizione della mimica del professore mentre ascolta il suo elogio: chi ha mai osservato uno di questi mi capisce). Ho appena letto questi messaggi. Tutti desiderano incontrare Baricco, conoscerlo, essergli amico e, per le donne, qualcosa di più. Io mi accontenterei di molto meno: mi piacerebbe incontrare gente come alcuni di quelli che lasciano qui i propri messaggi. Ehi, dico a voi, dove siete? A leggere qui il mondo sembrerebbe popolato di splendide persone, io invece non riesco a trovarne una, e non è che stia chiuso in casa tutto il giorno, vivo a Roma e vado all'Università eppure tutti mi sembrano impegnati in quella 'furiosa lotta per la sopravvivenza' di cui parla il prof. Mondrian Kilroy, troppo impegnati per leggere un libro andando oltre il suo aspetto di carta e piombo, troppo impegnati per trovarvi delle risposte o, cosa ben più importante, delle domande. O guardi o giochi. E' che giocherei pure, se solo il gioco fosse divertente.

(gdirusso@tiscalinet.it)


Poomerang è un mito!
Poomerang è un vero mito, così come il prof. Taltomar, un eroe. Il western è qualcosa di incredibile: Alessandro i casi sono due: o sei un genio, o ti si è scollegato il cervello. Shatzy è una gran gnocca!

Andrea Costa ()


E` gratis!
Ciao a tutti! Sono una delle lettrici d'oltre oceano e la nostalgia di casa la combatto anche leggendo i libri di Baricco. Ho appena finito di leggere City e quello che mi rimane e`l'immagine di un mondo cinico, squallido e violento. Non voglio credere che tutto sia all'insegna delle tre EMME: morte, merda e money; e tuttavia penso che alcuni passi di City siano davvero geniali. L'altro giorno ero in una Farmacy a comprare una cornice per una fotografia. Arrivata alla cassa il commesso mi ha detto che potevo prenderne un'altra. Ho risposto che non mi serviva. L'uomo, un pochino stupito mi ha detto: - Ma e`gratis! In quel momento mi sono rivista la scena di Shatzy e Gould al fast food. Sono uscita con due cornici nel sacchetto e un sorriso amarognolo sulle labbra.

Valeria (Garinov@freewwweb.com)



Mami Jane deve morire

barba (barbamail@usa.net)


deviati diversi
trovo geniale l'intervista a gould dove rispondono solo poomerang e diesel. un argomento tanto delicato come quello del rapporto con i "diversi" è trattato ironicamente ma nonostante ciò non ne perde la drammaticità della denuncia ma anzi trovo sia molto più forte della scena dell'epilettico dal barbiere. ma i mezzi di Alessandro partiranno mai (elisabeth e la rulotte gialla per esempio)? un'altra domanda: si aiuta il prossimo come ultima speranza di aiutare se stessi o nella consapevolezza che se non si è riusciti di aiutarsi si prova ad aiutare gli altri?

Matteo (mm26@libero.it)


Football e letteratura
Prima di tutto colgo l'occasione per complimentarmi con Alessandro... (ma si', diamoci del tu!) per il magnifico articolo dopo la promozione del Toro (bellissima la parte sui gobbi che cercano sull'atlante le citta' in bielorussia o lettonia dove andranno a giocare l'intertoto). Legato a cio' mi sono piaciuti tantissimo i dialoghi fra Gould e quel prof. appassionato di calcio (di cui non ricordo il nome): divertentissimi!! Per non parlare degli incontri di boxe: ammetto di aver saltato tutto il resto per andare a vedere come l'incontro sarebbe finito... descrizioni veramente appassionanti!! Personalmente, dopo Novecento, e' il romanzo che mi e' piaciuto di piu'.

Matteo Zerbini (mzerbini@emds.co.uk)


Letterina
Finora ho sempre pensato Alessandro Baricco come uno scrittore bravo, bravissimo e giustamente compiaciuto, ma, leggendo City, mi pare che la sua scrittura, sempre affascinante, coinvolgente e chi più ne ha più ne metta, mi pare che abbia molta malinconia e, soprattutto, leggo un cattolicissimo senso di colpa per tutto ciò che riguarda la vita di un intellettuale. Chissà se è vero che un autore non è uno solo dei personaggi e si riconosce invece in tutti i suoi personaggi? Immagino Alessandro Baricco piangere come il professor Kilroy e pulire i cessi come Gould, ma lo immagino anche mentre pensa con disgusto ai compromessi che la vita gli offre, oppure mentre aspira ad essere l'intellettuale retto, onesto e dritto come un palo del telegrafo. Sarà, ma io non credo nell'uomo ideale, come non credo nel silenzio, come non credo nel destino. Credo all'uomo pieno di difetti, che li accetta, che ci convive bene senza essere tentato da pianti o depressioni e credo che un uomo così debba parlare, scrivere, farsi udire senza sentirsi una puttana perché talvolta si scende a patti (che dire allora della vita di un operaio che, per il pane e per null'altro, deve ingoiare una vita di umiliazioni) e infine credo che il destino che si compie perché deve compiersi e basta, sia tanto bello sotto la penna di Baricco quanto una scusa per non agire, nella realtà. Alessandro, fantastico scrittore come sempre, dopo questo libro mi sembra di vedere il suo umore scivolare verso il basso e verso una forma di disprezzo per sé stesso e mi dispiace. Spero di non aver azzeccato nulla in questa mia "letterina". Mauro

Mauro (maurovida@tmedia.it)


Perche' proprio Shatzy?
Ciao Alessandro, ti scrivo solo per chiederti per quale motivo hai fatto morire Shatzy Shell, non quella della benzina. Non preoccuparti, non sono una pazza omicida, non sono come quella di "Misery non deve morire", quindi non ti terro' segregato in una sperduta casa di montagna per farti cambiare idea, anche perche' il libro e' gia' stato pubblicato! Ah, spero che ti siano piaciute le foto sulla libera -molto libera- interpretazione di Oceano mare. Ho voluto fare Bartleboom perche' mi ci ero troppo affezionata. Forse e' il personaggio maschile che piu' mi e' piaciuto, fra tutti i tuoi libri. Un'altra cosa: anche se forse non si dovrebbero paragonare, preferisco di gran lunga City a Seta. Non so, Seta mi e' parso forse troppo impercettibile, come una storia che passa e nessuno si accorge di lei. Le storie di Shatzy, di Gould, di Larry, sono molto piu'presenti, piu' vive. Ah, Poomerang mi ha fatto impazzire, con quel nondisse! Grazie per averci dato la possibilita' di esprimere le nostre opinioni.

Sabrina (sabreta@usa.net)


deviati diversi
trovo geniale l'intervista a gould dove rispondono solo poomerang e diesel. un argomento tanto delicato come quello del rapporto con i "diversi" è trattato ironicamente ma nonostante ciò non ne perde la drammaticità della denuncia, anzi trovo sia molto più forte della scena dell'epilettico dal barbiere. ma i mezzi di Alessandro partiranno mai (elisabeth e la rulotte gialla per esempio)? un'altra domanda: si aiuta il prossimo come ultima speranza di aiutare se stessi o nella consapevolezza che se non si è riusciti di aiutarsi si prova ad aiutare gli altri?

Matteo (mm26@libero.it)


pag.190
Camminò i passi del ritorno accostandoli al rimbalzo immaginario di un pallone ipotretico a cui dava movimento con la mano, spingendolo nel vuoto, sentendone i rintocchi sul selciato, caldi e regolari come battiti di cuore rimpallati via da una vita quieta. Questo è un vero finale di city. Qual'è la terza foto appesa allo sportello di Gould a pag.320 ? Abbiamo solo tre possibilità: * Shatzy Shell * le gemelle Dolphin * la madre Bariccodipendenti, rispondente al quiz!!! A presto.

marco (noccioli@iol.it)


La frase
Volete la frase "simbolo" di questo libro? Eccola: "Quando ti accade di vedere il posto dove saresti salvo, sei sempre li' che lo guardi da fuori. Non ci sei mai dentro. E' il tuo posto, Ma tu non ci sei mai... " E' la frase piu' dolce e struggente di tutto il libro. Un saluto a tutti, Maurizio.

Maurizio Quinto (maurizioquinto@hotmail.com)


CASO-CASA-CAOS
- Leggimi un po' la 22, Gould (cioè Alessandro) - ad alta voce, graZie!. 22 - "E la luce fu, slancio inopinato di una suprema aurora i cui cavalli non sono stati frenati. Oh mio cavaliere dall'armatura scintillante che riconosce la strada di casa dalla tristeZZa delle siepi; oh ZenZero raffinato, cogniZione di una dolorosa meraviglia e stupore... e... ... impero della dolceZZa. Io annego, brucio, tutto è su me incombente e dal tuo cavallo cado tutti i giorni." Non a CASO, ma la 22, dai Quaderni di CASA, edizioni CAOS. Come vedi non è facile spiegare che cosa susciti in me ma... "un'altra vita, saremo onesti. Saremo capaci di tacere." Ehi ma che cos'è la scuola Holden? Corsi di scrittura creativa? Vorrei avere anch'io Alessandro Baricco come maestro! Cerco informazioni!

Serenella (sarademar@yahoo.it)


Gould.....
Mi chiamo Rebecca e ho letto City in un giorno, dalla mattina alla sera. Il personaggio di Gould mi ha affascinato, l'ho percepito come una sorta di piccolo genio che però non arriva dove potrebbe. Sarà perchè il libro mi ha coivlto in prima persona, mi sono laureata da poco e il fatto che un ragazzo così piccolo non avesse fatto altro nella sua vita mi ha fatto riflettere. Forse il finale doveva essere proprio così, con Gould a tentare di indovinare quanto aveva incassato quel giorno, forse era quello che lui avrebbe sempre voluto fare. Complimenti a Baricco, per tutti i suoi libri, così misteriosi ma al tempo stesso così reali.

Rebecca (giusti@galli.it)

pi greco....
...bellissima la cosa del percorso del fiume... ti da' l'idea di quanto sia artificiale il nostro tempo, il nostro vivere ad alta densita' di tutto... basta... io da oggi voglio essere, sentirmi fiume... e percorrere consapevolmente tutte le anse, le strettoie e i grandi spazi che incontrero' sul mio cammino... senza fretta di arrivare. il bello e' proprio il viaggio... grazie, alessandro, di avermi ricondotta a me stessa...

bene ()



E alla fine l'oro fortunatamente è uscito dal Vecchio e Closingtown è rientrata nel suo destino. Forse si è costretti nonostante tutto a un po' di disonestà in questo, ma in fondo non siamo perfetti, siamo fiumi, con tutte le loro curve. E poi comunque questa disonestà può essere limitata al minimo indispensabile, tacendo il più possibile, dopo, lasciando che sia il libro a parlare, per quanto ne si è capaci, per quanto si è forti. Forse non ci sarà mai nessuno in grado di "tenere sospeso un bagliore per tutto il tempo necessario a vederlo sciogliersi in storia", ma almeno è giusto provarci, no? Soprattutto se è ciò che si desidera fare e che si sente di dover fare per sentirsi VIVI. Insomma, AB, ho letto City. Avevo già lasciato un messaggio nel Forum e in esso ti pregavo di non smettere mai di fare questo mestiere durissimo; però allora, prima di leggere questo libro straordinario, non riuscivo a capire fino in fondo il perchè di questa difficoltà nè i veri motivi che ti spingevano a sparire per un po'. City è stata la risposta, per me: con esso è come se avessi voluto raccontarci ciò che hai provato quando ti sei ritrovato sul ring, e quali sono stati i problemi, le difficoltà, le domande. L'hai cercata a lungo la risposta, vero? Hai cercato "quella calma e il gesto sicuro che trova la retina, quel respiro, all'altro capo di ogni paura". Chissà se li hai trovati. Forse sì. (Si sente un po' in sottofondo anche la storia della lupa...). Comunque ora approvo completamente la tua decisione di tacere: ora credo di capirla veramente. Tuttavia rinnovo la mia preghiera: non far tacere la tua penna, se è ciò che desideri fare, continua ad essere quello che sei e a far sgorgare il tuo oro, perchè l'onestà è una bella cosa, ma è importante anche esistere! Comunque credo che sia la stessa conclusione cui sei giunto tu, altrimenti non avresti scritto City. E ora, qualche commento che riguarda più strettamente il libro. Fantastico, stupendo, ineguagliabile il western, e se cercavi un finale in apnea... bè, con me ci sei riuscito in pieno! Il cuore del romanzo a mio parere è il saggio sull'onestà intellettuale: complimenti per l'acutezza e la chiarezza (e l'onestà) con cui hai saputo sviscerare questo problema così vero. Una osservazione: manca un po' l'atmosfera di Oceano Mare... ma forse ciò è dovuto al fatto che la vicenda è ambientata ai giorni nostri, in una realtà un po' più quotidiana della Locanda Almayer... Infine, ho trovato la tua ironia molto pungente e amara, soprattutto al capitolo 14. E per quanto riguarda "Shatzy Shell, niente a che vedere con quello della benzina"... non è che forse, più che una battuta, centra qualcosa con il fatto che lei si definisce un lago, qualcuno insomma che non va da nessuna parte...? A presto e grazie di tutto.

Betty77 (caneparo.f@biella.alpcom.it)


Dato che il sito c' è ...
... ne approfitto per farle una domanda: ma i nomi (fatta eccezione per Shell che vagamente si intuisce) dove li trova, voglio dire, consulta uno di quei libri che comprano le mamme prima di diventare mamme, o cose del genere? Grazie!

elena (0558997239@iol.it)


 
Messaggi dall'1 al 30 settembre 1999

NO
no, Mami Jane non doveva morire e Gould non doveva abbandonere la carriera universitaria, perchè lui è uno di quelli che riesce a capire che anche i numeri e le misure hanno un'anima, e se sei uno di quelli, non puoi permetterti di buttare tutto all'aria (veramente qui sarebbe servita un'espressione un po' più forte, ma mi sono auto-censurata) per andare a fare il guardiano di cessi (scusate ma non trovo altri termini), ecco perchè Baricco usa la parola devastare; e no, Poomerang e Diesel non sarebbero dovuti andare via con Gould, dovevano rimanere con Shatzy, così magari lei non sarebbe diventata una prostituta.

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UN PO' PER CASO...
Mi sono ritrovata su questo sito ed ho appena finito di leggere City. Cosa dire? Mi ha fatto ridere, in alcuni punti, veramente tanto, mi ha un po'rattristato verso la fine, comunque mi ha stimolato... E' un po' diverso dai romanzi precedenti ma sicuramente riconoscibilissimo perchè ha dentro tutto il "Mondo Baricco" che conosco ormai da tempo e che qui è riunito in una sorta di collage. Bello! P.S. Miss Shell è un personaggio femminile veramente strepitoso!(niente a che fare con quello della benzina)

Manuela Procopio (melamela2@hotmail.com)


onestà intellettuale e verande
al forum di City Bellissimo libro. Volevo partecipare con i seguenti due contributi di riflessione: 1. il fatto che l'onestà intellettuale sia un ossimoro è una gran bella verità, di quelle che conoscevo da tanto tempo, e non avevo mai trovato descritta così bene. La conoscevo in un campo diverso da quello umanistico o logico/matematico, e cioè in quello biomedico. Lì, se vogliamo, la cosa è anche più triste che negli esempi dello statistico di City, per mantenere il suo aggettivo. Pensiamo all'acquisizione di informazioni su argomenti che più o meno direttamente potrebbero influenzare la salute della gente (ad es., sperimentazione di farmaci) o di accesso a fondi di ricerca (denaro pubblico o di charities). Di solito succede così: il bravo ricercatore fa una bella scoperta, vera e importante. Poi comincia a marciarci, e non la molla più. Una parvenza di oggettività, in tutto questo, è data da un numero (l'impact factor) che definisce la credibilità dell'assunto (claim) fatto su una rivista piuttosto che su un'altra. Ma dopo la prima o le prime pubblicazioni, la rivista ad elevato impact factor considera tutto quel che proviene da quel laboratorio con un occhio di riguardo, ovviamente perché aiuta ad aumentare il numero di copie vendute. Si crea una logica lobbistica di difficile penetrazione alle nuove idee, seppure buone. Inoltre, il sistema di accettazione dei lavori sulle riviste implica (oltre alla decisione finale, detta editoriale) la revisione da parte di due o tre "pari" che lavorano su argomento analogo, i quali di solito includono sempre qualcuno che resiste, e critica aspramente il lavoro, non su basi reali, ma per difendere una sua idea. Anche qui si crea inerzia e tendenza al mantenimento del sistema delle idee esistenti. Il tutto per le sacrosante ragioni, e così ripugnanti, descritte dallo statitstico di City. 2. la metafora della veranda è una stupefacente rappresenzazione simbolica dello stato di alienazione del depresso. Capita a tutti, a qualcuno di più. Immagino che Baricco non abbia mai letto nulla di specifico e tecnico, ma che ci sia arrivato spontaneamente per la sua sensibilità per l'umano. Di fatto è proprio del depresso vivere al di fuori, o meglio, proprio davanti a se stesso, e percepire poco o nulla interiormente. Tutto diviene rappresentazione teatrale di se, come se guardasse, dal di fuori, se stesso sopra un palcoscenico. Il personaggio sul palcoscenico rappresenta ciò che serve per proteggersi dalle emozioni, cioè per proteggere se da se stesso. Di solito un'infanzia in cui si sono subite violenze o gravi carenze affettive sottende ai casi più severi. Le turbe psicosomatiche classiche (dalla cattiva digestione alla colite spastica, impotenza/frigidità, atteggiamenti posturali come di franamemento addosso a se stessi) sono il correlato di questo autentico trasloco dalla propria casa, cioè del proprio corpo, per vivere fuori in veranda col fucile carico sulle ginocchia.

Samuele Burastero (burastero.samuele@hsr.it)


Caro Alessandro,
quella storia delle idee... povero Kilroy! Proprio lui che raccoglie e rielabora dati! Perchè hai lasciato che un matematico scrivesse un saggio sull'onestà intellettuale? Un'idea matematica, fin quando resta un meraviglioso casino, è solo un groviglio di supposizioni e pseudointuizioni, una matassa da sbrogliare senza capo né coda, senza utilità. I matematici sono forse i più "onesti" già in questa vita e convivono con i disonesti, senza piangere o vomitare, ma con saggio e salutare distacco.

Cristina ()


Dimenticavo... Gould
Quando ho aperto il libro ed ho letto il nome, Gould, mi sono sentita male. E' che io adoro Glenn. Il nome lo hai scelto apposta? Ah, siccome ho letto Barnum, c'è una cosa da dire. Probabilmente te lo hanno già detto o lo sai già, comunque, in realtà il preludio di Bach che hanno mandato nello spazio con il Voyager non è quello del primo libro, ma è il primo del secondo libro. Quando l'ho saputo sono rimasta un po' scioccata, visto che era una delle cose che mi hanno fatto innamorare del signor G. Il modo in cui fa quel pezzo è incredibile, sembra un incantesimo. Adoro anche il ragazzino, comunque.

Alessandra (erisf@tin.it)


 
Messaggi dall'1 ottobre al 30 novembre

Militari
- Pronto, Gould ? - Ciao papà. - Sono tuo padre. - Ciao. E' una delle cose migliori che abbia letto quest'anno.

fabrizio (fabrizio.molina@nch.it)


Dio fa il guardalinee...
... e sbaglia tutti i fuorigioco. Così sostiene il Prof.Taltomar, un uomo che passa la vita ad assistere a partite di pallone, attento xò solo al comportamento dell'arbitro. Nella descrizione di questo personaggio sta tutta la bravura di Alessandro, ovvero la capacità di tramutare "piccole cose", gesti minimali, in poesia. E così il Prof., prima di rispondere alle domande di Gould, si toglie di bocca una sigaretta spenta e scuote via della cenere immaginaria; al "grazie professore" segue l'immancabile "stai bene, figliolo", xchè i bambini hanno bisogno di certezze; oppure è capace di massime fantastiche come "nella vita o si guarda o si gioca". Il tutto io me lo sono immaginato raccontato dalla voce di Alessandro (voce che già ai tempi del Circolo Pickwick mi metteva i brividi): non posso dire altro che grazie. P.S.: Che cosa fa Dio? Dio entra nella parte bassa del nono inning, ma non è necessariamente tifoso dei Red Sox (S.King, La bambina che amava Tom Gordon).

Alberto (Lupo_sol@hotmail.com)


3domande.
1° - Chi ha rubato, e a chi, il televisore? 2° - Chi è la terza sorella Dolphine? 3° - Cosa ha detto Shatzy a Ruth su Gould? Grazie!

Giovanni V. (vignetti@libero.it)


QUANDO CE NE SCRIVI UN ALTRO?
Oggi, 12/11/99 ho finito il libro. Beh, alla fine mi è piaciuto. Sì, alla fine sì. L'inizio non è stato dei più esaltanti. Non sembrava neanche un libro tuo. I tuoi libri di solito hanno un ritmo: tre parole e un punto, o quasi. Questo no. Forse volutamente, forse doveva proprio essere così, chissà... City, città, cittadino, metropolitano, discontinuo, caotico, confusione, casino. Forse. Poi, squarcio fra le nubi le Nimphéas (pagine veramente belle) e poi, e poi... e poi mi ci sono appassionata alle storie di Shatzy e Gould e anche emozionata, sino alla fine che è veramente bella. E' trascinante il duello finale (per me che di solito odio i western) e piccola lacrima quando Ruth dice "Il mio bambino si chiamava Gould". Che tristezza però farlo finire così. Quand'è che ce ne scrivi un altro?

emanuela 66 (mroncen@usa.net)


ALLA MIA CITTA'
Lo so che è assurdo ma non sapevo con chi parlare. Il lavoro non mi piaceva molto e mi mancava l'università. Ho cambiato lavoro: adesso sto ai cessi dell'università. Taltomar è morto, prima di morire mi ha detto: "Gould, nella vita fa quello che ti piace, sii l'artbitro della tua vita". Poi l'hanno espulso dalla vita. Devo ancora tranquillizzare mio padre, ci penserà Shatzy, mi manca Shatzy.

GOULD (WAINEE@HOTMAIL.COM)



Ho incontrato e conosciuto Shatzy... Me ne ha fatte capire di cose: lei così diretta, impulsiva. Lei che è un "lago", che non ha o non vuole avere una strada da seguire, lei che da bambina ha scoperto davanti ad una "Casa Ideale" come può essere dolorosa la meraviglia e me ne sono affezionata. Eravamo anche diventate amiche... Ho cominciato a frequentare anche Gould e ho provato una tenerezza infinita nei confronti di quel ragazzino che vive con un padre lontano, che telefona il venerdì sera e con la madre in una casa di cura. Gould che si limita ad osservare ai bordi del campo chi si diverte a giocare. A giocare davvero. Alla fine però il calcio al pallone è riuscito a darlo ed è stata un'epifania. Non solo per lui; anche per me che gli ero vicino. Ero lì, tifavo per lui... Sapevo che ce la poteva fare!!! Grazie AB perchè sai farmi viaggiare, perchè mi porti via, perchè mi dai piccoli brividi di "piacere". Leggo le pagine dei tuoi libri e mi trovo catapultata in un'altra dimensione, non esisto più, esistono solo i tuoi personaggi. Vivono realmente. Si muovono e parlano. MI PARLANO. Diventiamo amici e più le pagine del libro scorrono verso la fine più mi sento triste. Preludio di solitudine. Io odio la solitudine. Ho finito di leggere CITY. I miei nuovi amici se ne sono andati... Mi spiace (o forse ne sono felice) ma ogni tuo libro, alla fine, mi fa star male perché i tuoi sono libri che ti toccano, perchè sono personaggi che ti lasciano il segno. Alcuni te lo lasciano nell'anima, ti si inseriscono dentro e non se ne vogliono andare più. Caro AB, come tutti ne ho tanti di sogni nel cassetto. Uno di questi? Ascoltarti mentre leggi Oceano Mare... Un sogno fatto di poesia. Un solo perché: il colore della roulotte. Giallo è il tuo colore preferito? Giallo perchè è gelosia, gelosia di potersi esprimere liberamente? Non è solo quello che scrivi a farmi "rabbrividire", ma è come lo fai. Di certo tutti, almeno una volta nella vita, hanno pensato che per presentarsi al mondo non conviene essere sé stessi, la società non ti può accettare per quello che sei e quindi bisogna adeguarsi. Bisogna vivere al di fuori di sè stessi. Al di fuori della propria casa per non far passare il mondo per quella porta che lo introdurrebbe verso il nostro Vero io. Sì tutti lo hanno pensato, ma nessuno aveva pensato di paragonare tutto ciò ad una veranda. GENIALE. Proprio l'altra sera, il mio maestro di Yoga, durante l'esercizio della meditazione, ci ha detto: bene, ora rilassatevi è ora di tornare a casa, di ritornare a voi stessi... Ciao ALE... A presto... E ancora grazie. Grazie per il tuo prossimo libro: voglio sognare ancora. Portami lontano.

Laura (prborga@tin.it)


Antologia di Spoon City?
I flash western mi hanno riportato alla mente la città di Edgar Lee Masters. C'entra qualcosa? e se sì, perché?

Luigi (gigibert@hotmail.com)


IRIE
ciao caro Alessandro q.sto City è un libro geniale!!! i love it soprattutto il western. tra i precedenti ho letto solo novecento. spero di incontrarti presto a trieste. onelove sistasilvia

sistasilvia (sistasilvia@hotmail.com)


Non ho ancora trovato quello che stavo cercando
Ho finito di leggere City. Ieri. Di ritorno da Milano. Mamy Jane doveva morire. Ma per finta ^^

Marco (marcoz@icot.it)


ora amo la boxe
Li ho letti tutti i libri di Baricco; e ogni volta mi dico "ma che gran farabutto che è": son libri esaltanti, ti prendono e non capisci perchè: non è un po' banale l'idea del western? Non fa un po' schifo l'idea di creare personaggi come Diesel e Poomerang? Io odio Baricco. Per il senso di disagio che mi dà il leggere i suoi libri. E perchè nonostante questo sono sempre tra i primi a correre in libreria. Ma come fai, Alessandro, come fai?

Donato (donato70@yahoo.com)


giallo
sarà che a me è sempre piaciuto il giallo, no, non il genere letterario, mi riferisco al colore, però quella roulotte mi ritorna spesso come immagine ricorrente, un giorno ho persino immaginato di salirci, di trovarci delle cose dimenticate lì dopo che tutti se ne erano andati, chi lasciando dietro sè vite devastate, chi finite, mi sono sentita un pò unico relitto sopravvissuto, un pò sola, un pò fregata da una sorta di condivisione immediata di destini che trovati descritti o vissuti veramente, non so, si confondono i confini, dove finisce la mia vita e dove inizia il racconto, veramente non so, si sono sovrapposte dimensioni che devono avere qualcosa di complementare perche diversamente non giustificherei questa sorta di identificazione in cui mi specchio e mi riconosco nel dettaglio. Comunque sia, una volta salita sulla roulotte gialla, c'erano...

alba ()


nota*
... non me ne intendo poi tanto di calcio e quindi non commento, anche se in genere credo poco nei sempre e nei mai, ma le donne le conosco, quanto meno perché sono una di loro, e mi permetto di dissentire con il prof. Taltomar. Le donne non sono tutte “di strada”: talvolta sono gli uomini a trattarle come tali, talvolta le vorrebbero tali e a volte ce le fanno diventare... nei rimanenti casi lo sono e basta (non è che si può essere sempre e comunque perfetti) Always

Annalisa (astraatsky@hotmail.com)

varie ed eventuali
Cosa