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City su Repubblica 

 

Baricco e la sua City

Repubblica — 19 marzo 1999   pagina 51   sezione: CULTURA

Dopo i successi di Novecento, Alessandro Baricco dà alle stampe un nuovo romanzo: il suo titolo sarà City, ed uscirà ai primi di maggio con la Rizzoli. Altre tappe della sua attività letteraria, un viaggio in America dove l' editore Knopf ha appena pubblicato Oceano mare. A New York lo scrittore avrà una serie di incontri: il 24 marzo sarà all' Istituto italiano di cultura per parlare di "Il mare, uno stato, Claude Monet e le Nymphèas"; il 25 terrà invece una conferenza al Drawing Center su "Gli occhi di Calvino. Il signor Palomar e il monte Palomar". Infine il 26 marzo: "In difesa dei libretti d' Opera" è il tema del discorso che farà alla New York University, Italian Department "La casa italiana".

 

Che fine farà Mami Jane?

Repubblica — 30 aprile 1999   pagina 50   sezione: CULTURA

L' ULTIMO suo romanzo s' intitolava Seta, quello che sta per uscire s' intitola City. "Immagino che adesso mi toccherà scrivere Sete...", ci scherza su, Alessandro Baricco, tra il divertito e il compiaciuto. www.abcity.it, ne scrive su un sito Internet, Baricco. Ecco che appare in rete "Tutto quello che ho da dire su City" - una presentazione spiritosa della sua nuova prova narrativa - e subito dopo il Prologo del romanzo che uscirà mercoledì 5 da Rizzoli (pagg. 324, lire 28.000). E non è tutto: c' è la possibilità di scrivere all' autore, di "fare commenti", e alcune lettere e-mail potremo leggerle anche noi... Baricco racconta un po' cos' è questo suo nuovo libro - non su una città precisa ma su "l' impronta di una città qualsiasi", sul suo "scheletro". Ne elenca i personaggi: "Ce n' è uno che si chiama Mondrian Kilroy. E' quello che mi piace di più. E' lui che, a un certo punto, si mette a scrivere un Saggio, e come argomento sceglie: l' onestà intellettuale". E sembra di capire che essere onesti intellettualmente equivalga a essere capaci di silenzio, "per cui niente interviste o presentazioni o dibattiti. Giusto queste righe...". Qui anticipiamo parte del Prologo di City, il nuovo romanzo di Alessandro Baricco.

 

Piccolo genio in fuga dal mondo

Repubblica — 22 maggio 1999   pagina 38   sezione: CULTURA

Un libro di parabole, tenute insieme dall' idea di un romanzo di formazione - canone settecentesco per eccellenza: questo mi è parso City di Alessandro Baricco (Rizzoli, pagg. 324, lire 28 mila). Ma è anche un complesso esercizio di maniere letterarie. Nonostante l' ampio spazio della narrazione, Baricco poi lavora di proposito, e molto, nel cerchio chiuso della letteratura, o di una sperimentata autoreferenzialità. Ecco, quindi, visibili proiezioni dal fumetto, dal western, dal "giallo" di crudeltà, eccetera. Ti racconto un racconto, sembra l' imperativo categorico dello scrittore che è poi la sua virtù, così apprezzata dai tanti telespettatori raccolti dalle sue narrazioni orali. Ma torniamo a quest' ultimo romanzo, che Baricco dice essere come una città, diviso in tanti quartieri, quartieri, aggiungo, da cui si entra e si esce, o zone di sogno, dove i due protagonisti, un genio in erba, Gould, e una ragazza ardimentosa, di nome Shatzy, che si trova a fargli da baby sitter, si rifugiano volentieri, lei imbastendo un western del tutto simbolico, lui incontri leggendari di boxe (se li racconta mentre sta seduto al cesso) con cui assolve a bisogni di fisica gestualità che l' esistenza forse gli nega. Il fatto è che Gould, come ho detto, è un genio: laureato a undici anni, è l' orgoglio dei suoi ventisette professori. Si prefigura per lui un destino da Nobel, le università se lo contendono; e se lo curano anche due accademici, ciascuno col proprio stile, il professor Taltomar e il professor Mondrian Kilroy. Con Taltomar la sintonia è sul calcio. Taltomar le partite le segue mentalmente dal punto di vista dell' arbitro: le prefigura, perenne sigaretta spenta in bocca (Taltomar, sarà per assonanza, mi fa pensare al meditativo Palomar di Calvino, anche per l' arte che ha nel fissare il vuoto davanti a sé, "spaesato, rimanendo immobile"). Se Taltomar del silenzio fa ragione di stile, e di puntuale insegnamento, Mondrian Kilroy ha diverso modo d' espressione: prima piange, poi vomita. Piange sugli uomini "che hanno case ma sono verande", sempre disposti a difendere il nulla che nascondono alle spalle (magari senza saperlo); vomita sulla impossibile onestà di mente, lacerata dalla "maniacale cura delle idee artificiali" che gli uomini, sempre gli uomini, tutti indistintamente, praticano "per sbranarsi a vicenda". Ho indugiato sul Taltomar e Kilroy poiché nel loro insegnamento sta la chiave dell' apprendistato che il giovane Gould compie; e sono loro, con comportamenti e parole, a dare senso alle varie parabole del romanzo, e alla complessiva parabola che esso è. Leggiamo a un certo punto nel libro che "la crudeltà è la virtù per eccellenza dei mediocri". Su questa affermazione converge l' insegnamento dei due professori, come quello di Shatzy baby sitter: e Gould ne fa tesoro. Genio com' è, le avventure che il ragazzo corre sono del tutto virtuali e le corre in compagnia di due figure che gli fanno da angeli custodi, interlocutori fissi, confidenti, uno muto l' altro un gigante, doppi di lui stesso, catalizzatori, valvole diciamo, della sua espressività. Proprio in loro, il destino del genio in erba prende sapore. Essi rappresentano, come in parte Shatzy con le sue fantasie western, il lato terragno di lui o la "pesanteur" ineliminabile dalla vera intelligenza. Che Gould sia un genio non c' è dubbio, ma non perché può ragionare senza fare una grinza sulla vaporizzazione dell' idea di tempo o sulla fisica delle particelle (ma anche di boxe e di calcio). Anzitutto lo è perché si è liberato, in anticipo su ogni previsione, di padre e madre, ha saputo liquidare il proprio complesso edipico rovesciando sui genitori la responsabilità della propria anomalia intellettuale: la madre, intermittentemente pazza, è ricoverata in una casa di cura, il padre è un generale dell' esercito e gli parla ogni venerdì sera per telefono e basta. Lui vive da solo, una solitudine che è una certezza (poiché "i bambini hanno sempre bisogno di certezze"), riparata, rallegrata dal gigante e dal muto (che pensa ininterrottamente, e quindi "parla"), e anche da Shatzy Shell (Shell di cognome, ma "niente a che vedere con la benzina"). Dunque, che destino Gould ha davanti a sé? Passare da una università all' altra, compiere quella trafila, o quel corso di onori, che appunto lo porterebbe alla laurea delle lauree, il Nobel. Ma già lo ho accennato, sia Taltomar sia Kilroy, sia Shatzy (che vorrebbe comperare da Kilroy un Caravan giallo col quale portare il ragazzo "a conoscere il mondo"), sia il gigante e il muto, piegano verso altro, verso il privilegio d' una vita purificata, verso l' impercettibile esistenza che può prolungare il sogno dei sogni: l' incontaminato che precede ogni sapere, ogni intelligenza, ogni vizioso gioco di sopravvivenza. Intendo il godimento delle "forme immature" (in un aroma New Age), quelle che con coloristica beatitudine già dipingeva un pittore degli anni Sessanta, Gastone Novelli, che mi sembra in particolare sintonia col Baricco di fine anni Novanta. Così Gould schizza via per accidente dal mondo universitario cui pareva legato per l' eternità, si nasconde a tutti: finisce guardiano di cessi, sotto un supermercato. L' idea conclusiva è: "Se ci pensi, di tutte le cose belle che puoi fare con le mani, non ce n' è una che puoi fare se ti sei messo i guanti". Gould è felice di questo: vive "piccolo per tutta la vita" e non sopravvive, sempre insieme al muto e al gigante, mentre Shatzy sarà morta, poveretta, in un disastro d' auto. Baricco racconta per ellissi metaforiche, tiene a bada un lirismo forse troppo effusivo da cui la sua immaginazione sembra assediata. è convinto che i romanzi non possano più raccontare la vita in modo diretto: quel che conta è il senso simbolico dell' esistenza. E allora, che il simbolo sia ricavato, tirato in ballo, ed emulsionato, attraverso, lo dicevo, tutte le maniere in uso, la fiction, il fumetto, stracci di cinema, il rap, la pubblicità. A Baricco interessa la superfetazione possibile dell' esistere, la magia delle ripetizioni che domina la logica della parabola. Gli esempi letterari li scovi in Vonnegut, in Pynchon, magari nei dialoghi di Aldo- Giovanni-e- Giacomo. E la riprova sta nell' ibridazione linguistica che satura la pagina, dove ad esempio "sbiellare" "stortarsi" "fottere" sono intonati come in una sala di doppiaggio, echi di verbalità d' Oltreoceano, di mondi immaginati dove dissolvere una trattenuta vibrazione con cui tamponare un più profondo disagio. Così, l' orizzonte di City ha l' urbanistica geometrica delle città americane, perché ormai quella geometria è vissuta come il paesaggio possibile di ogni realtà morale. A questo punto, di tutte le parabole racchiuse nel romanzo voglio citarne una, quella che con vero estro critico, con sagace intuito fenomenologico, il professor Mondrian Kilroy imbastisce sulle Nymphéas di Monet, l' enorme tela circolare imbevuta d' acque erbe e fiori, vere acque erbe e fiori di giardino, capolavoro del vecchio Monet. Cosa dice Kilroy di quella tela, oroscopo di tanta pittura dell' avvenire? Per il pittore "il problema era portare quella porzione di mondo a scaricare qualsiasi scoria di significato, arrivando a dissanguarla e svuotarla e dissiparla fino a farle sfiorare la più completa scomparsa. Il suo deprecabile esserci sarebbe allora divenuto poco più che la presenza simultanea di assenze diverse, e svaporate...". Ecco dunque le ninfee, le vere ninfee dello stagno di Giverny, trasformarsi in un astratto vortice nello "sguardo di un occhio impossibile". Scrive Baricco: "Forse un dio astigmatico potrebbe vedere così". Diceva "ironico" il prof. Kilroy: "Le Nymphéas sono il nulla, visto dall' occhio di nessuno". In quello sguardo "astigmatico" si spiegano il senso e la tecnica di City: il continuo "girare", "arretrare", "ristare", "deambulare" o "sedersi" di eventi che mascherano lo sparire di una porzione di mondo che potrebbe essere pronunciata e narrata. è difficile vincere l' insidia del nulla, del vacuo vortice sidereo che strega un narratore. Pur di vincerla si mente, si affabula o ci si brucia. Il fine resta "dribblare l' ortogonale struttura dell' inautentico". è quel che ha fatto Baricco. - di ENZO SICILIANO

 

Anziché concedere interviste, Baricco ha lanciato online
"City", il suo ultimo romanzo. Ed è subito cyberdelirio


Il "fenomeno AB"

Repubblica.it — 18 agosto 1999

"Niente interviste o presentazioni o dibattiti. Giusto queste righe, posate in questo posto che quasi non esiste e dedicate a chi le troverà". Lo hanno trovato in molti, moltissimi, il sito di City, l'ultimo libro di Alessandro Baricco. Che, nel maggio scorso, ha affidato on line "tutto quello che ho da dire su City". E i lettori, ancora prima di leggere il libro, prima ancora che la Rizzoli lo mandasse in libreria, hanno dato il via a un cyberdelirio. 

Su Internet come a Woodstock. "Ti adoro". "Tu sei un'evoluzione della specie. Tu dovresti donare il tuo cervello alla scienza, dopo morto". "Volevo ringraziarti per la sua esistenza, e per esserci in un modo così fantastico". Messaggi vaticinanti: "Il libro è molto bello, anche se non l'ho ancora letto". Minimalisti: "Solo una parola: grazie". Neo-critici: "City rappresenta il trionfo del romanzo italiano di questa fine millennio". Commoventi: "Per favore. Non sparire. Mai". Religiosi: "Grazie Alessandro, per il profumo di senso che dai alla mia vita". Confusi: "Alessandro Baricco è la persona che avrei voluto essere". Sentimentali: "Baricco è così, ti toglie il sonno, la fame, il fiato, perché è all'anima che arriva". Sempre più preoccupanti: "Ho letto tutti i libri di Baricco quasi senza respirare".


Va avanti così l'apnea di centinaia di messaggi in onore di AB. Una girandola di e-mail simili persino nello stile. Perché i lettori di Baricco provano a scrivere come lui: rapidi per essere più incisivi, parlano a zig-zag, saccheggiandogli termini ed espressioni, persino col rischioso (odioso) "copia-incolla": "Approfitto della Rete per darti del tu: son cose che capitano una volta nella vita. e già che ci sono approfitto di questa rete per dirti che ti voglio bene anche se non ti conosco, son cose che capitano una volta nella vita".


C'è, è vero, chi esce dal coro: "Non vi preoccupate: il libro l'avrei comunque comprato anche senza questa squallida operazione di mercato". O chi gli riporta la stroncatura dell'Economist del 17 luglio scorso: "Per oltre 300 pagine (Baricco) offre scrittura new age e sciocchezze old age". Ma è poca roba. Qualche dissonanza, anzi, sta sempre bene.


A giugno, il colpo di scena: AB in persona interviene, sbrigativo, ad agitare i tizzoni ardenti: " Ehi. Sono io. Certo che vi leggo. Mi piace molto. Mi sembra che capiate City molto più di quelli che leggo sui giornali". E rassicura i fedelissimi: "Questo sito non chiuderà. Cioè, fino a che qualcuno lo userà, rimarrà aperto". AB si difende svogliatamente: "Vedo che la critica più diffusa è quella di narcisismo. E' da quando ho iniziato a scrivere che mi inseguono critiche di quel tipo. Evidentemente qualcosa di vero ci dev'essere. Comunque: ci penserò". E via. Sparito un'altra volta.

Sognano ancor di più i suoi lettori. Di incontrarlo dal vivo: "Baricco, mi scusi: mi porterebbe un giorno a vedere l'opera?". O di non incontrarlo mai: "Sono un maschietto preoccupato della sorte del mio rapporto con una fanciulla persa per Baricco". O di incontrarlo migliore: "Mi sento come davanti a una storia d'amore terminata: svuotata. Privata di un'intima piattaforma di certezza che mi permetteva di galleggiare sull'incertezza della vita". Stay hard, stay hungry, stay alive: il forum prosegue. Macomunquepunto. Direbbe lui. (s.m.)

(18 agosto 1999) la Repubblica.it

 

Baricco Sergio Leone è il mio modello

Repubblica — 07 aprile 2000   pagina 54   sezione: CULTURA

Parigi Dopo Seta e City, Baricco prepara Sete? Naturalmente no, ma l' autore ci scherza sopra in occasione dell' uscita francese di City. Infatti, il giorno in cui il romanzo arriva nelle librerie, il quotidiano Liberation dedica allo scrittore torinese le prime tre pagine del suo supplemento letterario, dove - oltre ad un articolo che ne elogia il talento di "buon scrittore, mago del racconto, equilibrista" - compare l' unica intervista che Baricco ha deciso di rilasciare in Francia. Al giornalista che gli fa notare la consonanza tra i titoli dei suoi ultimi due romanzi, risponde ironicamente: "Certo, Seta, City, il prossimo si chiamerà Sete: squadra che vince non si cambia". Nell' intervista, oltre ad ammettere che gli piace giocare a calcio, lo scrittore rende omaggio a Sergio Leone, che considera "il modello" di tutti i suoi libri. In Francia, naturalmente, c' è molta attesa per l' ultimo romanzo di Baricco, che anche qui ormai è uno scrittore di successo, anche se l' editoria francese non sembrava credere troppo al suo talento. All' inizio degli anni Novanta, infatti, più di un editore aveva rinunciato a tradurlo considerandolo troppo poco "italiano". E' così che Castelli di rabbia fu pubblicato dall' editore parigino Albin Michel ben cinque anni dopo la sua uscita italiana. La risposta del pubblico fu però subito assai lusinghiera, visto che il romanzo vendette 25000 copie, vincendo anche il prestigioso Prix Médicis Etranger. Per un giovane scrittore, straniero e sconosciuto, era un ottimo inizio. Ma il vero successo di massa venne con Seta, pubblicato quasi due anni dopo e diventato immediatamente un best seller (quasi 300.000 copie vendute), a cui hanno fatto seguito Oceano mare (100.000 copie) e via via tutti gli altri titoli, compresi i saggi e gli articoli per la stampa. Di recente, l' uscita del film di Tornatore, La leggenda di un pianista sull' oceano ha rilanciato le vendite del monologo teatrale Novecento. Anche la critica, nel complesso, ha accolto favorevolmente le opere di Baricco, seppure certi critici continuano a considerarlo più un funambolo della parola che un vero romanziere. Le Monde ad esempio all' inizio lo snobbò, mentre altri gli hanno rimproverato l' eccessiva facilità di Seta. Oggi tutti lo aspettano al varco, anche se lo scrittore ha deciso di farsi vedere il meno possibile. Non andrà in televisione né alla radio, ma lascerà parlare il romanzo, di cui l' editore ha predisposto una tiratura iniziale di sessantamila copie. - di FABIO GAMBARO

 

 

Dal calcio ai libri così Baricco chatta con i lettori

Repubblica — 30 giugno 2000   pagina 47   sezione: CULTURA

"Forse non è molto bello essere famosi?", chiede il navigatore allo scrittore. "E' una cosa che è molto bello provare una volta nella vita. Due. Non di più, però", risponde Alessandro Baricco, alle prese con la sua prima chat e una foltissima schiera di interlocutori on line, cinquecento soltanto nei primi sessanta minuti, più di mille alla conclusione della terza ora, fino ad intasare il sito dello scrittore, www.abcity.it. Identikit dei colloquianti: tutti appassionati lettori, molti giovani, almeno a giudicare dai numerosi congedi (a malincuore) di chi doveva abbandonare la conversazione per andare a studiare ("Baricco o Voltaire? Qui devo decidere, dato che domani ho un esame...". Risposta, magnanima: "Scegli Voltaire, va' "). Argomenti? Svariatissimi: il vino preferito (Amarone), il pensiero religioso ("Io son stato molto cattolico, quando ero piccolo, cioè fino a sedici, diciassette anni. Mi è rimasta quello che Adorno chiamava "la nostalgia del totalmente altro"), il calcio ("Faresti giocare Totti, Del Piero, Fiore e Inzaghi?" Risposta, a poche ore da Olanda-Italia: "Ma voi vivete mai con quattro punte?"), la musica (una rivelazione sul jazz, per cominciare: "Sono molti quelli che mi dicono che quel che scrivo c' entra col jazz, e il fatto vero è che io odio il jazz, cioè diciamo che mi annoia spesso"). Ma la maggior parte delle domande verte sulla scrittura, sugli amori e sui maestri di Baricco: Selby jr. ("Una lezione pazzesca. Ultima fermata a Brooklyn ti dimostra che puoi fare tutto"), Dino Buzzati ("Mi piaceva molto, sì, lo leggevo quando ero piccolo"), Pasolini ("Mi piace la sua assenza di paura"). Guru riconosciuti? ("McEnroe, of course. E Sergio Leone"). Gli internauti incalzano: Hai mai copiato? "No". Ti piacciono gli audiolibri? "Li farei volentieri ma non con la mia voce: è già fin troppo nella mia scrittura". Hai mai scritto una poesia? "No". Sei modesto? "Sempre no". Ti piacciono i chupa chups? "Sì, all' arancio". E se gran parte della chat è dedicata a City, per ammissione di Baricco il proprio romanzo preferito, qualche ammissione arriva anche su esperimenti sfortunati come Davila Roa, contestatissimo spettacolo teatrale. "E' stato il più grande fiasco della mia vita di scrittore. Molto emozionante: stare lì, su un palcoscenico, e farsi sommergere di fischi. Un' esperienza, ragazzi". Naturalmente ci sono i progetti: la sceneggiatura di Seta per il John Madden di Shakespeare in love, uno spettacolo da City, un documentario, forse un piccolo libro con tre racconti, televisione se viene un' idea, Internet con Radiofreccia di Ligabue ("uno di quelli con cui mi piace lavorare"). E le polemiche: su tutte, quella con il Teatro Stabile di Torino: "Non è una ripicca. Voglio riprendermi Novecento perché voglio far capire a tutti che se c' è intorno a noi qualcosa che non ci piace, quello che dobbiamo fare è dire a voce alta che noi non ci stiamo e non vogliamo far parte di quel pezzo di mondo". - di LOREDANA LIPPERINI


 

City Reading Project su la Repubblica

 

in scena

Repubblica — 09 novembre 2002   pagina 46   sezione: SPETTACOLI

Dopo la fortunata esperienza di "Totem", Alessandro Baricco ci riprova e rilancia. Torna al teatro con un progetto che è anche una nuova sfida: a se stesso, al pubblico e alle possibilità di trovare forme espressive diverse. Stavolta Baricco parte da un suo libro, "City" (uscito nel ' 99, oltre 500mila copie vendute), che, con l' aiuto di molti sodali (Stefano Benni, Michele Dall' Ongaro, Lorenza Codignola, il duo musicale francese Air, il compositore-violoncellista Giovanni Sollima e tanti altri) si trasformerà sul palco in parole, suoni, musica, immagini. Ufficialmente è un "reading", una lettura; verosimilmente sarà qualcosa di più complesso che si snoderà per nove serate (dal 14 al 24 novembre) al Teatro Valle di Roma nell' ambito del festival RomaEuropa (che lo produce). Il "City Reading Project" è strutturato in tre parti (ciascuna replicata per tre sere), che non coprono tutto il romanzo. La prima parte (a sua volta divisa in tre "movimenti") è dedicata alla storia western. La seconda al "Saggio sull' onestà intellettuale" del professor Mondrian Kilroy (che il 20 vedrà sul palco Baricco e Benni insieme). La terza (altri tre "movimenti") alle avventure del pugile Larry Gorman. Cosa succederà è quasi un mistero: ne abbiamo parlato con l' autore.

 

 

Concerto di parole in nove serate firmato Baricco

Repubblica — 14 novembre 2002   pagina 10   sezione: ROMA

«I palchi sono i posti migliori, in questo spettacolo. Infatti gli attori stanno sospesi in aria. E c' è un motivo. Nel passaggio dalla parola scritta al suono ho voluto sollevarli, renderli anche fisicamente parte di una trasformazione. Dare il senso della leggerezza. Che vuol dire - citando Valéry - essere come l' uccello, non come la piuma»: Alessandro Baricco presenta «City reading project», versione teatrale del suo romanzo da mezzo milione di copie vendute, tradotto in ventidue lingue e ora in scena in forma, evidentemente, di lettura per «nove notti cento pagine», al Teatro Valle da questa sera fino a domenica 24, per il gran finale del Romaeuropa festival che di questo lavoro ha curato la produzione. Il «City reading project» è concepito con tre serate diverse, basate sulla lettura spettacolarizzata di alcune parti del libro. Baricco ha selezionato gli incisi narrativi di City, piccoli racconti incastonati nel racconto: le prime tre serate sono dedicate alle storie western («Ma non aspettatevi di sentire sparatorie»), le tre finali sono storie di boxe, quelle centrali dedicate al «Lascito testamentario del professor Mondrian Kilroy», «una sorta di saggio-conferenza sull' onestà intellettuale, a cui tengo molto» che sarà letto da Stefano Benni («Conosce la logica di un testo, sa come tenere il pubblico, ed è anche bello da vedere con la sua faccia da clown triste») e poi da Baricco stesso. C' è da aspettarsi qualcosa di nuovo rispetto all' orchestrazione di parole a cui lo scrittore torinese ha abituato i suoi fedelissimi con lavori come il «Totem» televisivo realizzato con Gabriele Vacis. Baricco ha chiamato per questa occasione Lorenza Codignola alla regia e Raffaella Giordano per la parte coreografica. E ha aggiunto un duo di musicisti francesi, gli Air, autori delle musiche originali dello spettacolo (sono gli stessi della colonna sonora del Giardino delle Vergini suicide di Sofia Coppola). Gli attori "sospesi" sono tutti under trenta, provengono da esperienze di spettacolo disparate e sono stati assoldati attraverso un "finto" casting cinematografico: «Volevo evitare gli attori di teatro, troppo incancreniti in certi loro modi e difetti». Avviso finale: la lettura live di libri è importante ma «deve indicare una strada, essere l' inizio di un gesto che poi deve andare più in là». Parola di Alessandro Baricco. Questo lo schema delle serate. «Tre storie western» è in scena il 14, 15, 16 novembre alle 21; tre i quadri: «Caccia all' uomo», «Bird», «La puttana di Closingtown», per voci e live music con Moira Grassi, Tatiana Lepore, Alessandra Casali, Simone Gandolfo, Sara Valbusa. «Il lascito testamentario del prof. Mondrian Kilroy», il 18 e 19 novembre alle 21 con Stefano Benni; il 20 novembre con Alessandro Baricco, alle 21. «Ring» è in scena il 22 e 23 novembre alle 21 e il 24 alle 17. Sono tre quadri: «Wizwondk», «Vram», «Radio KKJ», per voci e live music. Con Michele Dall' Ongaro, Antonio Conte, Simone Gandolfo, Roberto Stocchi, Sara Valbusa. Info: 800795525; 06.4742308. Biglietti: 33, 28 e 22 euro. - FRANCESCA GIULIANI

 

 

Storie da vecchio West nel teatro di Baricco

Repubblica — 16 novembre 2002   pagina 42   sezione: SPETTACOLI

ROMA - Il debutto del City Reading Project ideato da Alessandro Baricco al Teatro Valle nel quadro di Romaeuropa Festival 2002 è basato su tre spezzoni avventurosi e bruschi del libro "City", su tre movimenti sonori di fluxus elettronico, su cinque tecniche d' un mettere in voce wilsoniano più un monologo registrato beckettiano. In effetti i realizzatori, lo stesso Baricco, la regista Lorenza Codignola e la coreografa Raffaella Giordano nella messa in scena di questo inedito western hanno ottenuto che non si recitasse ma, a dispetto del titolo-manifesto, il primo dei tre appuntamenti che si articoleranno in nove notti non è stato un reading, una lettura nel senso più inglese del termine. Posti su tre pedane sghembe, gli attori non hanno letto, ma detto, evocato, scandito a memoria alcuni paragrafi del romanzo di storie di Baricco del 1999, rivolgendosi sempre al pubblico come se leggessero, un po' come certi interpreti del teatro irlandese (pensiamo a McPherson). E questo procedere fondato su varie forme di "largo" narrativo con lievi fratture jazzistiche s' è connesso sempre bene alle sequenze live dei due Air, Nicolas Godin e Jean-Benôit Dunckel, l' ala più colta della musica dance francese. La prima terna di serate è dedicata, in base a un nuovo disegno dell' autore, al linguaggio western in cui "City" volentieri indulge, con percorso inverso, qui, a quello cronologico del libro. Il sottoparagrafo iniziale è "Caccia all' uomo", e tratta le incessanti e meticolose pagine di un pedinamento nelle praterie e nei villaggi che segue all' orrida uccisione di un ragazzo undicenne: la fantasia di Shatzy, l' anima descrittrice cui Baricco s' affida, struttura un duello infinito tra sceriffo e indiano sospetto, una spirale di avvistamenti e di tragitti cui danno voce al femminile la pragmatica Tatiana Lepore, la fabulatrice Moira Grassi e la "contorsionista" Alessandra Casali. Poi è la volta di "Bird", e il palcoscenico è al buio tranne una fioca lampadina che pende in mezzo, e non c' è nessuno tranne l' amplificazione di un brano degli Air e di un a solo registrato, coi timbri e la calma di Baricco. In questo caso è il ritratto di un vecchio pistolero pieno di fascino, cui Shatzy promette un modo bellissimo di morire. La terza tranche è "La puttana di Closingtown", con interventi di una straniata Sara Valbusa e di un conciliante e giovane Simone Gandolfo, con gli Air sempre a ridosso: ora la crudezza si sposta verso orizzonti trash, con il racconto raccapricciante di una prostituta stuprata con una pistola e uccisa da cinque proiettili nel sesso. Un' ora e dieci in tutto, che il pubblico mostra di apprezzare molto. Un' esperienza seria, non dandistica, che promette bene anche per i prossimi capitoli. - RODOLFO DI GIAMMARCO

 

 

Va in scena il duo Benni-Baricco e la letteratura si fa teatro di lettura

Repubblica — 18 novembre 2002   pagina 6   sezione: ROMA

«In un' altra vita saremo onesti, saremo capaci di tacere». La scritta è in corsivo sulla lavagna nera. La lavagna nera è sospesa a mezz' aria alle spalle di una specie di torre di guardia dove c' è una sedia come quelle di scuola con lo schienale di formica chiaro, e c' è un leggio di metallo. La scena è accesa di luce bianca. Intorno c' è molto buio e poche persone che si muovono sagge e rapide come gatti seguendo le leggi misteriose del teatro. Sotto lo sguardo di Alessandro Baricco da solo in piedi in platea, Stefano Benni, pantaloni e camicia neri, chioma bianca, sale sull' impalcatura, si siede, allunga le gambe e legge: «Non si chiede a un' intellettuale di essere onesto. Come non si chiede a un cieco di andare al cinema. L' onestà intellettuale è un ossimoro». è un teatro fatto da scrittori, il secondo capitolo del «City reading project» di Alessandro Baricco in scena al Teatro Valle per il Romaeuropa Festival, una messa a nudo del testo, sessanta minuti di parole per voce sola sotto il titolo «Il lascito testamentario del prof. Mondrian Kilroy - Saggio sull' onestà intellettuale». Domenica pomeriggio mentre fuori piove si prova. Poi lunedì e martedì è Benni che legge Baricco, mentre mercoledì Baricco legge Baricco, con festa (realizzata con Cultnet Italia) nel foyer. «I pensieri di Mondrian Kilroy mi somigliano. Mentre scrivevo pensavo spesso che avevano a che fare con il suono della voce», spiega l' autore di «City», romanzo da mezzo milione di copie, tradotto in ventidue lingue. Per le tre serate di monologo (18, 19 e 20; poi il 22, 23 e 24 è la volta di «Ring», storie di boxe), l' autore-regista ha scelto le pagine in cui le vicende dei personaggi si fermano per lasciare spazio alla riflessione, in una di quelle digressioni teoriche che si studiano sui manuali di letteratura e che quasi sconfina nel racconto morale, dove si dice dell' onestà intellettuale ma soprattutto della sua impossibilità. L' autore nella finzione è Mondrian Kilroy, stralunato professore del protagonista di «City», piccolo genio solitario dal nome di pianista, Gould. «Benni conosce la lettura in pubblico. Conosce i ritmi e le pause del testo. è come un meccanico che guarda dentro una macchina, la conosce, anche se non è la sua. E poi trovo che con quella faccia da clown triste sia identico a Kilroy», aggiunge Baricco. Benni prova, va fino in fondo, volteggia sull' impalcatura e, in un momento di pausa, dice: «Uno scrittore che legge sa essere dalla parte del testo. Ne ha rispetto. Anche se magari confrontato ad un attore ha qualcosa in meno. La dizione, la tecnica. Il pubblico, lo dico per esperienza di decine di letture nei centri sociali, nei festival, nei teatri di tutt' Italia, recepisce volentieri anche se capisce che non sta guardando Laurence Olivier. La gente di fronte a uno scrittore avverte un' energia diversa». Alle luci e alla regia mettono a punto i dettagli, dosano l' angolatura di ogni riflettore. Stasera in scena c' è una lavagna, una sedia, un leggio di metallo e un signore vestito di nero. Il teatro fatto di letteratura, doppia magia. - FRANCESCA GIULIANI

 

 

Per Baricco un disco con gli Air

Repubblica — 22 marzo 2003   pagina 49   sezione: SPETTACOLI

PARIGI - Alessandro canta, dicono gli Air. Baricco smentisce. Al "City reading" in forma di cd (uscito venerdì, dopo essere stato uno degli spettacoli del RomaEuropa Festival 2002) non ha potuto dire di no. «Lo abbiamo un po' forzato» dicono Nicolas Godin e Jean-Benoit Dunckel, cui Baricco aveva chiesto di comporre per lo spettacolo. Usciti dal teatro gli Air hanno proposto il cd (per la loro label Record Makers) e così lo scrittore ha debuttato in sala d' incisione. Ha letto "Tre storie western" tratte dal suo romanzo "City". Nello spettacolo teatrale (che sarà riproposto in un tour estivo) Baricco non era in scena. Le sue storie le leggevano attori. Ora dice che non gli piace riascoltare la sua voce, come non gli piace rivedersi in tv. Alessandro canta, ribadiscono gli Air. «Per uno straniero, l' italiano ha la stessa musicalità che per noi ha il napoletano» dice lo scrittore. Il suo non è un canto, ma le tre storie (il vecchio pistolero Bird, Fanny la puttana di Closingtown e lo sceriffo assassino Wister) scorrono, appassionanti e intense come canzoni. Le musiche non sono country né Morricone («Che pure ammiriamo moltissimo» dicono gli Air), ma accompagnano perfettamente le tre storie western. Poche tastiere, molti strumenti acustici, veri. «Non è solo un cd» dicono gli Air «A noi sembra un un film». Quando Baricco è arrivato a Parigi per proporre loro lo spettacolo, Godin e Dunckel non sapevano neanche chi fosse. E se "City" non vi fosse piaciuto? «Ci è piaciuto il suono della sua voce. Crediamo negli incontri di energia e lui era una persona vibrante». «Mi sono piaciuti perché non erano "soft"» dice lo scrittore «Di solito le letture si fanno con musiche sentimentali; la loro è molto diversa, ma ha per me caratteristiche ideali. Costruiscono la musica con una lentezza che non perde energia per strada, e questa è la stessa cosa della lettura. Poi hanno un tratto epico, e anche questo era quel che ci voleva». Il disco esce ovunque (negli Usa con l' etichetta di "Parental advisory", per adulti) in lingua originale. Non avreste potuto riproporlo con attori francesi? «Tradurlo lo avrebbe snaturato, tanto più che in Francia avrebbero pensato che faceva tanto Gainsbourg». (laura putti)

 

Così trasformo il mio libro in concerto

Repubblica — 09 novembre 2002   pagina 46   sezione: SPETTACOLI

ROMA - Non sono molti gli scrittori, soprattutto italiani, che come lei, Baricco, hanno un rapporto così assiduo con il teatro. «In realtà di teatro ne ho scritto poco ma ne ho fatto molto, con Totem. E questa è una nuova prova che a Totem va collegata. Scrivere è un lavoro solitario e mi piace, ma andare davanti al pubblico è una cosa forte, mi ridà passione, mi rimette in circolo, mi aiuta a non restare freddo e cinico. Totem è stata un' esperienza di intensità particolare e diretta, ha stupito tutti il risultato sproporzionato rispetto ai mezzi utilizzati: un paradosso che ha continuato a frullarmi in testa. Mi ha indicato una direzione possibile di ricerca. In questo senso, ho pensato che si poteva allestire un "reading", con una voce e mezzi semplici cercando la stessa intensità di Totem. Non a caso nel titolo l' ho chiamato "project", è un passaggio come era Totem all' inizio». Stavolta però ha scelto un libro suo, City, e inserisce la lettura dentro una struttura teatralmente più ricca. «City si presta bene: è un libro lungo costruito con pezzi brevi, quindi è smontabile. Senza sangue è invece come un 45 giri, con un pezzo per facciata. Ho scritto una versione teatrale prima della storia western e poi di tutto City, e l' ho intitolata The clockmaker. L' ho fatta leggere a Luca Ronconi e mi ha detto che in Italia non avrei trovato gli attori adatti a farlo. Per un progetto come City il problema è proprio questo: con quali attori? Con quali voci? Con che stile? Quando gli scrittori ascoltano un "reading" dei propri libri hanno una sensazione sgradevole, non ci si riconoscono. E' come per un regista teatrale non trovare l' attore giusto». Come ha selezionato le parti del romanzo da portare in scena? «Ho scelto le parti che potessero "sopravvivere alla voce", quindi abbastanza narrative e figurative, con poche riflessioni e molte immagini. Poi le ho selezionate in base alla composizione con il resto, con le musiche». A proposito di musiche, saranno eseguite dal vivo? «Sì. La musica dà forza alla lettura, ammesso che non la sbagli. E anche questo l' ho imparato con Totem. Quindi con i due Air, Nicolas Godin e Jean-Benôit Dunckel, ho studiato e lavorato molto a Parigi e mi sembra che abbiano composto i pezzi giusti. Da parte loro ho trovato molta disponibilità, tanto più che avevano già un' idea analoga: e non è detto che la nostra collaborazione finisca qui. Mi piacciono perché hanno la mia stessa idea di tempo: una lentezza molto ricca, come succede nella lettura». E la presenza di Giovanni Sollima? «Suonerà il violoncello dal vivo. Mi piace il suo modo di comporre alla ricerca di emozioni e sentimenti e non come puro esercizio intellettuale. Avevo ascoltato un suo lavoro sulla voce che mi ha affascinato per l' uso del canto e per il montaggio. A entrambi, Air e Sollima, ho chiesto anche un pezzo puramente musicale, come un singolo, in cui si elabori la voce in modo da non tenere conto della comprensione del testo. Gli Air hanno scelto la mia voce che legge un brano su un pistolero, Sollima ha scelto la parte sul pugilato». Perché ha coinvolto un suo collega scrittore come Stefano Benni, ma fuori ruolo, come voce recitante? «Anni fa lo sentii leggere Gadda e mi impressionò molto. Benni è uno scrittore, quindi come "attore" ha una istintiva comprensione del testo, ne capisce l' architettura. E poi ha un bel rapporto con il pubblico e una sua diversità, un modo tutto suo di essere riconoscibile. Credo che in gioventù abbia studiato recitazione, ha una bella impostazione». Molti critici letterari la accusano di fare meta-romanzi, senza passioni, "senza sangue" ha detto qualcuno citando il titolo del suo ultimo libro. Questo sangue lo cerca in teatro? «Ho molte difficoltà a capire cosa sto facendo quando scrivo libri, ma mi pare che anche i critici ci capiscano poco. Alla fine, mi diverte anche vederli così in difficoltà. E mi piace stare su un terreno che non ha definizione. Non credo però che Senza sangue sia senza forza e non credo di dover cercare forza a teatro. Si fa teatro per cercare un' altra forma di vita della medesima invenzione». - ALDO LASTELLA


City su La Stampa

BARICCO «City» e il prodigioso Gould solitudine del genio e del fallito

20-05-1999, TUTTOLIBRI, NAZIONALE, pag.4

LUI, Gould, e' un ragazzino di tredici anni che, dopo essersi laureato in fisica teorica, viene conteso da tutte le universita': come se non bastasse, ha la madre in una clinica psichiatrica e il padre generale che gli telefona appena da una lontana base militare. Insomma, la solitudine estrema del genio e del fallito. Lei, Shatzy Shell («Niente a che vedere con quello della benzina> >) e' telefonista in una impresa editoriale che pubblica le cicliche avventure di un personaggio idolatrato dai lettori. Ha una famiglia disastrata alle spalle e finira' anche per fare la puttana. Sono le figure principali di CITY, l'ultimo romanzo di Alessandro BARICCO. I due si incontrano, sul filo del telefono, quando Gould risponde minaccioso a un sondaggio sull'opportunita' di sopprimere Mami Jane, madre del mitico eroe di carta. Va detto che Gould e' ossessionato dal pensiero della «sua» madre, di quella donna che ha l'aria di essersi impoverita di cervello per lasciarne troppo a lui. E' cosi' che Shatzy diventa una specie di governante del ragazzino, un'amica affettuosa che guarda con diffidenza e poi orrore al suo innaturale successo, al suo destino da Premio Nobel. Non ammette che Gould sia cosi' solo da inventarsi la compagnia di due esseri inesistenti con i quali si identifica: il gigantesco Diesel e il muto Poomerang. Come due pulsioni, una possente e aggressiva, l'altra sacrificata e ritrosa, solidali e contraddittorie, alla fine paralizzanti. Questo lo diciamo noi, perche' BARICCO si limita a raccontare le sue improbabili creature, a farle cozzare contro la realta' ordinaria e concreta facendone affiorare spigoli e scintille: di pena e di humour. Perche' avvertiamo via via che nella realta' abita l'assurdo piu' vero. E i due tendono a fuggirne con il ricorso all'immaginazione. Shatzy va componendo da anni, al registratore, un racconto western iperreale e stralunato, pieno di duelli che sembrano pareggiare secondo giustizia e dignita' i conti con la vita. Gould si inventa, preferibilmente durante le soste in bagno, nel sottofondo dello sciacquone, appassionate, febbrili radiocronache che raccontano la combattuta ascesa del pugile Larry Gorman. I parti dell'immaginazione si prendono la maggior parte del romanzo e se la radiocronaca sportiva, tecnicamente ammirevole, appare qualche poco insistita, le pagine sul West, rivisitato con affascinata ironia - con l'iperbole degli antichi racconti della frontiera - sono tra le piu' belle e cangianti scritte da BARICCO. L'incessante, prolungato tuffo nell'irrealta' ci da' anche il significato ultimo del romanzo, con particolare evidenza per cio' che riguarda Gould. Infatti, come il suo campione avviato alla conquista del titolo mondiale, abbandona improvvisamente il ring, scompare nell'anonimato. Vince alla fine il sogno di restare «piccolo», il rifiuto di pagare il prezzo esorbitante del successo, la rinuncia vista come ingresso alla piu' autentica normalita'. La dicono lunga, a contrasto, le scene di ordinaria vita repressiva: quel padre sorpreso mentre, con feroce assillo, costringe la sua bambina a mangiare il riso alla cinese, servendosi delle bacchette; la lotta impari dei clienti con l'impiegato del fast-food che vuole imporgli il piatto promozionale, ipotizzando una revulsiva catena di vincite, un ingorgo di cibo. Scene icastiche, graffianti, dinanzi alle quali stingono gli squarci meno raccontati e per cosi' dire teorici del romanzo. Per dire, la sofferta pedanteria del Professor Kilroy che incontriamo ogni volta a piangere e vomitare sul mondo che si trova attorno; che studia le «Ninfee» di Monet per sorprendere il tutto «in un istante di momentanea assenza», e avverte nella sofferenza «forse l'unica via capace di condurre al di la' della superficie del reale». O ancora, il suo manuale sulla disonesta' intellettuale, sulla disposizione a tradire, per pigrizia o materiale interesse, il mondo originario delle idee, le sfuggenti epifanie della verita' (dove si puo', volendo, rintracciare un abbozzo di poetica). Intorno a queste linee portanti, come accade solitamente in BARICCO, si snodano tante microstorie, tanti percorsi che, per conservare una metafora cara all'autore, compongono una idea di citta' ideale, CITY appunto. La forza del romanzo sta, al suo meglio, oltreche' nell'ammiccante impassibilita' rappresentativa, nei dialoghi tutti pause, rimasticature e rimpalli, naturalissimi e insieme deliziosamente artificiosi, che fanno venire in mente una stagione della narrativa americana, quella che ha incantato la nostra giovinezza. Passione vera di una America d'antan, filtrata dalla scrittura e dalla celluloide: Hemingway che si prolunga nella deriva minimalista, il western, la boxe, Walt Disney... Insieme a tutto il resto - dalla smisurata passione per i quozienti di intelligenza a quella per gli hamburger - che il romanzo di BARICCO non ci nasconde e da cui ci sentiamo, con crescente molestia e inquietudine, assediati.

Lorenzo Mondo

 

PAROLAIO

24-05-1999, STAMPA, TORINO, pag.14

Inarginabile entusiasmo del critico di Avvenire Giuseppe Bonura che dedica commosse parole di apprezzamento per l'ultimo romanzo di Alessandro BARICCO, CITY. Una prima valutazione positiva riguarda "lo stile, buono per tutti gli usi, per tutte le trame". Vivo apprezzamento per "la maniera vezzosa e ruffiana di raccontare" e per l'esibizione di una "scrittura falsa per adulare, prima di tutto se stesso, poi i lettori che ci cascano". Elogio incondizionato per l'autore: "Pochi scrittori sono cosi' letterariamente immorali come BARICCO". Ma e' nell'analisi serrata del nuovo romanzo che Bonura si felicita sentitamente con lo scrittore: "Cerca di spacciare una novita' attraverso l'esibizione compiaciuta di vecchissimi luoghi comuni". Davvero colmi di gratitudine i riferimenti al "sentimentalismo cerebrale di BARICCO", al suo "stile aeroportuale", al suo delizioso "sadismo in guanti gialli", e alle sue "tecniche narrative logoratissime". Toccante il giudizio conclusivo del critico di Avvenire, sempre che l'entusiastica valutazione sia riferita all'autore del romanzo in questo momento in cima alle classifiche, sui "collaborazionisti della falsa letteratura". Amen. FIAT LUX. Su Repubblica il filosofo (o la filosofa) della differenza Luce Irigaray inizia il suo lungo articolo mettendo in mostra un robusto scetticismo sul ruolo degli intellettuali nelle vicende umane e nella guerra in particolare: " Chiedere di esprimersi sulla guerra a persone il cui mestiere e' pensare, non e' gia' cominciare ad aprire una terza via tra i belligeranti, in grado forse di portare luce all'una e all'altra parte?". Mentre l'una e l'altra parte stanno al buio, l'intellettuale richiesto di un parere porta la "luce" agli uni e agli altri: che scarso egocentrismo, che sottovalutazione di se' e della propria intelligenza. Inoltre, continua la Irigaray, gli intellettuali andrebbero usati di piu': "Sarebbe bene che le loro riflessioni aprissero oggi nuove prospettive diplomatiche, piu' ampie, piu' disinteressate". Ma si', "piu' ampie e piu' disinteressate". Perche' soltanto gli intellettuali portano luce nel buio. Decisamente il filosofo (o la filosofa) della differenza Luce Irigaray ha una scarsissima considerazione del ruolo degli intellettuali. RIMEMBRI ANCOR. Anche Antonio Maccanico, interpellato da Liberal come amico e collaboratore di lungo corso del nuovo presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, ricorda fatti, episodi, aneddoti della brillante azione del neo-Capo dello Stato facendo molta attenzione a non scivolare nel narcisismo autocitatorio, nella memoria egotistica, nel protagonismo di piccolo cabotaggio di chi vuole approfittare della ribalta conquistata da colleghi a amici per mettersi in luce e per lodarsi un po', solamente un po'. Per esempio Maccanico racconta di quella tragica notte del '93, con le bombe a San Giovanni e a San Giorgio al Velabro a Roma, quando Ciampi era presidente del Consiglio: "Eravamo stati insieme nel pomeriggio. Ciampi era felice perche' eravamo riusciti a chiudere la vertenza degli autotrasportatori che stava mettendo in ginocchio l'Italia". E cosa disse Ciampi quel pomeriggio, prima degli attentati? Maccanico ricorda che Ciampi disse a Maccanico: ""Grazie, sei stato bravo", mi disse Ciampi. Io andai a casa con degli amici e poi a casa". "Grazie, sei stato bravo", disse Ciampi a Maccanico. EMILIANA ZAPPATA. Invece di essere molto, ma molto contento perche' una citta' come Genova gli dedichera' addirittura, riferisce l'Unita', "un festival lungo un anno intero" (capito?, non un giorno, o un mese, ma "un anno intero": accipicchia), Stefano Benni e' molto, ma molto triste e arrabbiato. Percio' non si reca in pellegrinaggio al Divino Amore perche' una grande citta' gli dedica un festival "lungo un anno intero", non chiede grazie a Padre Pio, non mostra divertito stupore per lo smisurato evento che lo riguarda. No, piuttosto insulta la sua Bologna. E perche'? Perche' "Bologna non mi vuole piu' e d'altra parte una citta' cosi' cecchigorista, lobbysta, craxista e massonica non avrebbe mai fatto un festival sul mio lavoro". Cattiva Bologna. Bologna "craxista"? (chissa' che ne pensa Renato Zangheri). CHI AMA CHI. Francesco Alberoni sul Corriere della Se ra, sull'amore dell'innamorato: "L'innamorato ama tutto del suo amato. Ama le sopracciglia cespugliose, la zona malcolorata alla radice dei capelli, ama il sonno pesante, le gambe scomposte, la testa ricciuta. Ama il suo alito, la sua saliva". Ama. Riamato?

Pierluigi Battista

Vacis: riflessioni su «City» BARICCO Hai scritto un film

16-07-1999, TORINOSETTE, TORINO, pag.40

MOLTE cose sono in una cosa... E' il tormentone de «Gli Orazi e i Curiazi» di Bertolt Brecht. Bella storia quella degli Orazi e dei Curiazi... La citta' di Roma e la citta' di Alba sono in guerra. Invece di mandare al macello i loro eserciti, decidono di scegliere dei campioni: tre guerrieri per Roma e tre guerrieri per Alba... A Roma ci sono tre gemelli, i piu' forti, gli Orazi. Anche ad Alba i migliori sono tre fratelli: i Curiazi. Saranno loro ad affrontarsi per conto delle loro citta', saranno loro a vincere o morire al posto delle migliaia di ragazzi che rimangono sul campo alla fine di ogni guerra... Bella storia... Brecht ci ha scritto un dramma didattico. Uno di quei testi che servono a educare i giovani... Nel dramma didattico di Brecht gli Orazi e i Curiazi non sono eroi. Sono gente che si assume le proprie responsabilita'... Gente che non si tira indietro, sono sei tipi che sanno di essere i migliori: e allora tocca a loro. Vincono i romani, gli Orazi. Vincono perche' capiscono che... Molte cose sono in una cosa. Capiscono che la lancia, la stessa arma che hanno anche i Curiazi, puo' essere usata come asta per attraversare i crepacci della montagna, la lancia si puo' usare come remo per tenere la zattera nelle rapide, si puo' usare per far leva sotto i massi da abbattere sul nemico, la lancia serve a tenersi in equilibrio sul ponte di corda... Molte cose sono in una cosa... Dentro a «CITY», il nuovo libro di BARICCO, ci sono due film bell'e pronti: un western filosofico (come quasi tutti i western) e un film di pugilato, uno di quei film in bianco e nero degli Anni Quaranta. Poi ce n'e' altri che son solo soggetti, per il momento, per esempio c'e' una visita al salone della casa ideale che potrebbe essere il nuovo film di David Byrne, quello dei Talkin Head che ha fatto «True stories»... Molte cose sono in una cosa. .. C'e' un saggio di critica d'arte sulle ninfee di Claude Monet, uno di architettura sui porticati delle case dove si dimostra che gli uomini hanno case ma sono verande... Poi c'e' una lezione di filosofia su un argomento difficile, forse impossibile: l'onesta' intellettuale... Molte cose sono in una cosa... Ci sono dialoghi che potresti metterli direttamente in teatro: uno sulle offerte speciali degli ipermercati che non ha scritto Ionesco solo perche' quando c'era lui non c'erano gli ipermercati... Molte cose sono in una cosa... E poi c'e' la storia di un ragazzino che deve vincere il premio Nobel e di Shatzy Shell, l'unica che riesce a stargli vicino: e questa e' la storia che contiene tutte le altre, e' la lancia degli Orazi... E' tanto che ci si prova a raccontare storie che ne contengono altre... Come le nostre giornate fatte di offerte tre per due: due barattoli di pesche sciroppate e la Divina Commedia sullo scaffale accanto, e tutto che passa per il quarantaduesimo parallelo... Spesso pero' vengono delle raccolte di racconti... E' vero che molte cose sono in una cosa, ma spesso le molte cose hanno il sopravvento e la cosa si perde, oppure il contrario... Qualche volte poi le storie prendono strade incredibili, si perdono, non si capisce dove vanno a parare, come un «blob» fatto di frammenti casuali... A leggere «CITY» invece sembra che qualcuno abbia preso su la lancia e sia partito seguendo storie come un segugio segue la preda, senza mai mollarla... O meglio, e' come un'altra storia del libro: quella dell'indiano inseguito dallo sceriffo... L'indiano scappa e lo sceriffo gli sta alle calcagna... L'inseguimento dura un infinito, e alla fine si capisce che non era lo sceriffo a seguire e l'indiano a scappare, era il contrario... BARICCO segue le sue storie facendosi seguire, e non le molla finche' e' chiaro che se tu metti insieme i frammenti di vita che ti passano sotto il naso, questi non e' che perdono senso, no, se metti insieme tutte le storie che vedi e ascolti, pero' bisogna guardare e ascoltare per davvero, beh, non e' che queste storie si perdono, no, fanno attrito, fanno scintille, e dalle scintille nascono altre storie, e il senso si moltiplica... Molte cose sono in una cosa... Gabriele Vacis

Chatline con Baricco

29-06-2000, STAMPA, NAZIONALE, pag.25

Chatline con BARICCO Dialogo virtuale con Alessandro BARICCO. Oggi pomeriggio, dalle 14 alle 17, lo scrittore chattera' in diretta con i suoi lettori sul sito www.abCITY.it, nato un anno fa per il lancio in rete del suo ultimo romanzo, CITY (Rizzoli), e diventato in questi mesi il punto d'incontro preferito del romanziere con i suoi lettori.


 

City sul Corriere della sera

 

STRATEGIE Esce domani "City", il nuovo romanzo dello scrittore. Che per comunicare con il pubblico ha scelto di utilizzare solo la "via informatica"

 Baricco, un sito Internet per presentarsi e sparire

 

"Fuggo sulla Rete perche' non me la sento piu' di parlare dei miei libri, lo trovo disonesto"

----------------------------------------------------------------- STRATEGIE Esce domani "City", il nuovo romanzo dello scrittore. Che per comunicare con il pubblico ha scelto di utilizzare solo la "via informatica" Baricco, un sito Internet per presentarsi e sparire "Fuggo sulla Rete perche' non me la sento piu' di parlare dei miei libri, lo trovo disonesto" E' il primo lancio pubblicitario fatto esclusivamente con il web ma "navigando" si incontrano da tempo molte grandi firme Come Eco, Camilleri e la Covito

 

Ci sono quelli che ringraziano. Quelli che fanno giochi di parole: "Dopo Seta, citi City nel sito". Quelli che si emozionano, quelli che criticano ("Una bella furbata. Si poteva andare fino in fondo e rendere disponibile il testo intero"), quelli che promettono di rifarsi vivi dopo aver letto il libro, e quelli che si fanno vivi subito per qualche riflessione fra colleghi: come Roberto Cotroneo, che dichiara "un po' d' invidia: tu puoi veramente tacere e far correre i tuoi libri per il mondo. Per me e' piu' difficile, di tanto in tanto mi tocca parlare". Insomma, sono di tutti i tipi. Sono, soprattutto, tanti: un oceano, un mare di persone che si rivolgono ad Alessandro Baricco attraverso il sito Internet aperto per il lancio del suo nuovo romanzo, City (Rizzoli), in libreria da domani. All' indirizzo www.abcity.it chiunque puo' trovare il Prologo del romanzo; un forum aperto a tutti i lettori, dove fino da giovedi' scorso sono cominciate ad affluire decine di e - mail, mentre nelle prime 24 ore i contatti sono stati ben 2.300; e una presentazione in cui Baricco spiega "tutto quello che ho da dire su City". Perche' la premessa, e la promessa, e' appunto che Baricco non dira' nient' altro sul suo libro. Non rilascera' interviste. Non partecipera' a dibattiti e presentazioni. Non concedera' anticipazioni ai giornali. "Giusto queste righe, posate in questo posto che quasi non esiste, dedicate a chi le trovera", spiega lui. E precisa: "Non ho ancora capito bene in che modo, ma essere capaci di silenzio e' una cosa che c' entra molto con l' essere onesti, se fai un mestiere come il mio. Se vi capitera' di leggerle, quelle pagine, potrete forse capire perche' tutto quello che avevo da dire, su City, l' ho scritto qui, e da adesso me ne staro' in silenzio. Gia' con gli altri libri mi e' sempre sembrata una cosa vagamente disonesta parlare in pubblico di cio' che avevo scritto. Con questo, proprio non mi riuscirebbe di farlo. Quanto a sparire del tutto, non sono abbastanza onesto - o forte - per farlo. Mi spiace". Parlare soltanto una volta, attraverso un sito Internet, un "posto che quasi non esiste": che lo faccia Baricco, uno che ha dedicato la sua scuola all' Holden di quel maestro della sparizione che e' Salinger, non e' davvero sorprendente. Per le strategie di promozione editoriale invece la novita' c' e' . + la prima volta che il lancio di un libro viene compiuto interamente attraverso un sito costruito apposta. Ed e' la prima volta che un autore cavalca con tanto radicalismo la comunicazione via Internet. Finora, gli scrittori italiani erano presenti sul web in altro modo: attraverso home - pages autoprodotte, attraverso pagine su singoli libri in uscita, attraverso siti di carattere accademico o istituzionale, primi fra tutti quelli su Umberto Eco - che vanta da tempo l' onore di essere "indicizzato" nel motore di ricerca Yahoo - ma anche ad esempio su Pier Vittorio Tondelli (tondelli. comune.correggio.re.it); infine, attaverso siti promossi da fan club. Fra questi ultimi spiccano quelli dedicati ad Andrea Camilleri (70.000 contatti alle pagine su Un mese con Montalbano nel sito della Mondadori) da un gruppo di appassionati palermitani (www.angelfire.com / pa / camilleri); e a Valerio Evangelisti, autore cult di fantascienza (www.geocities, com / SunsetStrip / 3980 / eymetich.htm); mentre a Stefano Benni e' riservata una "unofficial home page" (www.fabula.it / benni). Pionieri della comunicazione via web, senza disdegnare toni talvolta ammiccanti e autoapologetici, sono invece in prima persona Mario Biondi e Carmen Covito. Su joshua.micronet.it / italian / mariobiondi / letture.html, Biondi offre da anni un' enciclopedica rassegna di indirizzi musicali e letterari, nonche' i suoi libri e articoli da scaricare gratuitamente, dichiarando intenti libertari ma avvertendo: "Ricordati che in questa valle di inchiostro io campo di diritti d' autore. Compera qualche mio libro in libreria!". Carmen Covito teorizza cosi' l' uso di Internet: "Ma che ci fanno ancora tanti scrittori chiusi nella torre d' avorio della letteratura pura e incontaminata? La contaminazione dei linguaggi, dei generi e delle conoscenze e' ariosa e, qualche volta, esilarante". Piano piano, in molti stanno cominciando a raccogliere l' invito ad uscire dalla torre d' avorio attraverso l' autopresentazione della propria vita e opera, e nei casi migliori attraverso il dialogo via web: da Roberto Cotroneo (nel sito del suo editore Rizzoli, www.rcs.it / libri) a Lia Celi (www.clarence.com / home / liaceli), da Nanni Balestrini (nannibalestrini.arsed. it) a Tonino Guerra (www.infotel.it / moon / pennabilli / toninoguerra.htm) e a Giulio Mozzi da anni "militante" con racconti, recensioni e un corso di scrittura nella rivista on - line Nautilus. L' elenco completo si trova anch' esso in rete, all' indirizzo www.alice.it. Intanto la Mondadori annuncia l' apertura, a giorni, di un sito su Luciano De Crescenzo (www.mondadori.com / decrescenzo) per il lancio del suo nuovo titolo. + forse un altro segnale, accanto all' "operazione Baricco", che avere un sito non e' piu' soltanto uno sfogo o uno status symbol, ma rientra con sempre maggior prepotenza nelle logiche commerciali e promozionali. Giovanna Zucconi

Pagina 33 (4 maggio 1999) - Corriere della Sera

 

 

 

ELZEVIRO Esce "City", il nuovo romanzo

 Baricco nella citta' dei destini incrociati

 

 ----------------------------------------------------------------- ELZEVIRO Esce "City", il nuovo romanzo Baricco nella citta' dei destini incrociati Quanto ci aveva deluso e irritato Oceano Mare, tanto ci cattura City, il nuovo romanzo di Alessandro Baricco (Rizzoli, pagine 321, lire 28.000). Un universo picaresco in movimento, favola dolceamara del nostro tempo, ma con non pochi ammiccamenti retro. Dove i temi che si rincorrono si strutturano, appunto, come l' idea di una citta' : le storie narrate equivalgono ai quartieri - propone lo stesso Baricco nel risvolto di copertina -, e i personaggi sono le strade. Grandi strade e piccole; alcune, strade del destino; altre, che si perdono nel nulla. Protagonista, Gould, un ragazzetto di tredici anni, iperdotato intellettualmente, e disadattato cronico. Un piccolo solitario (lontano il padre, un autoritario opprimente; in clinica psichiatrica la madre), che ha bruciato le tappe degli studi ed e' atteso da una prestigiosa universita' . Gould (sara' casuale l' omonimia col famoso e altrettanto precoce eccentrico pianista?) vive in un suo mondo di fantasia; scortato da due figure da fumetto, di sua invenzione. Il gigantesco Diesel, un armadio ambulante e il taciturno, perche' muto, Poomerang. Un giorno, entra nella sua vita la giovane Shatzy Shell ("niente a che vedere con quello della benzina", lei tiene a precisare). Sui trent' anni, spigliata, carina quanto basta e non immune da un fondo di spleen che le fa affrontare in maniera problematica l' esistenza. Un tipetto tutto particolare, che gira con le foto di Walt Disney e di Eva Braun, e che si porta sempre appresso, nella sua borsa gialla, un piccolo registratore. Shatzy conosce per caso Gould, raccogliendo al telefono, per conto della casa editrice Crb, il parere dei lettori sull' eventualita' di far morire Mami Jane, la madre del mitico Ballon Mac, eroe, da ventidue anni, di una fortunatissima serie di avventure. E le capita di ricevere la telefonata di protesta di Gould. Mollera' il lavoro, diventando qualcosa come la sua governante; di qui, vivendo insieme a lui incontri e peripezie, mescolati alle storie raccontate dagli stessi protagonisti e da altre voci narranti. Storie che compaiono per un momento, per poi rapidamente svanire - barlumi di vite vissute -, o che, invece, ciclicamente ritornano. Come il western che Shatzy sta scrivendo da anni, e che, a sua volta, racchiude vicende che si dipartono e riconfluiscono nella principale. Cosi' - magnifico - l' episodio della stralunata caccia, fino al deserto, dello sceriffo Wister sulle orme dell' indiano Bear. In linea con l' irrealismo generale che, frammisto a tratti iper - reali, caratterizza il libro, western ambientato tra fantasticheria e favola, in una citta' dove gli orologi si sono misteriosamente fermati da oltre 34 anni. O la piccola epopea a puntate del pugile Larry Gorman, un talento del ring; e la sua scalata al titolo mondiale... Illusionista di razza, Baricco gioca, come l' ultimo Orson Wells di F for Fake, sulla vischiosa, seduttiva ambivalenza di verita' e menzogna: parla l' autore, dietro e con i suoi personaggi, o e' il caso di un fittizio ventriloquismo che copre gli infiniti accenti di un inconscio collettivo, che ha accumulato nella nostra mente tutte le storie e la memoria del mondo? Sicche' compito di chi scrive e' solo quello di farle riscoprire? Di fatto appare, City, come un' iridescente, enorme bolla di sapone in cui la vista rischia di smarrirsi: per bandolo, il filo di una scrittura fra le piu' belle, sciolte e all' apparenza naturali della nostra narrativa di oggi. Chimera destinata a dissolversi in un finale malinconico, volutamente minore, che lascia la bocca amara - cosi' e' la vita. Contrasta, perche' risolta non narrativamente, non "raccontata", insomma, la scelta da parte dell' autore di blindare il suo libro, contro riserve o fraintendimenti, attraverso il ricorso al demone dell' analogia. Come non pensare allo stesso Baricco e al suo romanzo nella lunga spiegazione, per bocca del professor Kilroy, buffo insegnante di Gould, del vero intento di Monet nel dipingere le Nympheas: "ottenere il nulla attraverso un processo di progressivo decadimento e dispersione del reale"? Ovvero, arrivare al "tutto sorpreso in un istante di momentanea assenza". Lo stesso, nella digressione sull' inevitabile disonesta' , tra gli uomini, nell' uso delle idee, e sulla miserabile (ahime' per noi) funzione della critica. Sviste o vendette d' autore? O, forse, invece, l' ultimo e piu' sottile imbroglio di carte della fredda maschera alcibiadea. Che non concede al mondo la sua vera effigie. di GIOVANNI PACCHIANO

Pacchiano Giovanni

Pagina 35 (6 maggio 1999) - Corriere della Sera

 

TENDENZE "City", il libro di Baricco, e' l' ultimo esempio di un fenomeno ormai diffuso: il riscatto della narrativa metropolitana

 

Scrittori italiani, le mille e una citta'

 

Un Paese che ha sempre raccontato la psicologia e la famiglia ora scopre il caos postmoderno Gli autori trentenni e quarantenni hanno finalmente messo in soffitta il romanzo intimista otto - novecentesco L' apertura al mondo urbano e' un fenomeno recente che segna un cambiamento radicale rispetto al passato. Anche nello stile

----------------------------------------------------------------- TENDENZE "City", il libro di Baricco, e' l' ultimo esempio di un fenomeno ormai diffuso: il riscatto della narrativa metropolitana Scrittori italiani, le mille e una citta' Un Paese che ha sempre raccontato la psicologia e la famiglia ora scopre il caos postmoderno Gli autori trentenni e quarantenni hanno finalmente messo in soffitta il romanzo intimista otto - novecentesco L' apertura al mondo urbano e' un fenomeno recente che segna un cambiamento radicale rispetto al passato. Anche nello stile L' ultimo libro di Alessandro Baricco testimonia, sin dal titolo, City (Rizzoli), e dalla copertina, l' intenzione di entrare in uno dei grandi luoghi del nostro immaginario. Baricco esemplifica un processo che ha investito la narrativa italiana degli ultimi anni. Sono stati in particolare gli scrittori trenta - quarantenni a mettere finalmente in soffitta la tradizione del romanzo psicologico e poi psicoanalitico otto - novecentesco. I protagonisti dei libri di oggi non "pensano", ma "guardano". I nuovi autori lo hanno spesso candidamente confessato: la loro cultura e' stata in primo luogo televisiva, fumettistica, cinematografica. Sono figli delle tecniche del visuale, prodotti dell' eta' postgutemberghiana, se vogliamo continuare a servirci di formule. La conversione di Baricco alla dimensione multimediale documenta un bisogno, che io giudico assai benefico per lo scrittore italiano, di fare finalmente i conti con il moderno e, ormai, con la sua coda di fine millennio. + difficile immaginare qualcosa di piu' estraneo alla letteratura italiana nel suo complesso, non solo alla poesia, di temi quali lavoro, citta' , modernita' . Cresciuta nelle serre di una lingua mandarina, la nostra tradizione ha prodotto opere altissime, ma sapevano piu' di lucerna che di plein air. + una grandiosa scoperta del paese reale quella che, dando voce al dissonante universo dei dialetti, si compie nella letteratura italiana del secondo Ottocento. Eppure l' osservatorio privilegiato continuano a essere le campagne. Un po' perche' l' Italia non era la Francia o l' Inghilterra, ma un po' perche' i nostri scrittori avevano una testa diversa dai colleghi d' oltralpe. Al centro dei libri italiani continua a stagliarsi la siepe leopardiana: o, per essere piu' chiari, la riconversione in termini di elegia contadina del vecchio stereotipo arcadico. + mancato nella nostra tradizione il romanzo della citta' moderna alla Balzac o alla Dickens, mentre abbondano le storie di baroni e contadini. I Buddenbrook della letteratura italiana e' stato Il mulino del Po. Anche Manzoni nei Promessi sposi si e' arrestato in qualche modo all' antefatto del capitalismo industriale lombardo. Ha raccontato le vicissitudini del fondatore delle filande Tramaglino, non l' epopea dei nipoti. C' e' a ben vedere un D' Annunzio apologeta del moderno, ma con lui il prodotto industriale viene innestato nelle mitologie tradizionali: l' ordigno che esce dai cancelli della Fiat e' trasfigurato in Satana o Pegaso. Nel Novecento la modernita' fa finalmente il suo fragoroso ingresso con i futuristi. Ma sono aristocratici e di destra e per loro la macchina e' il prodotto dell' estetica del futuro. L' economia, la fabbrica e i lavoratori non esistono. A se' stanno i casi di Bontempelli e di Gadda, fra i pochi che abbiano tentato il confronto con la citta' borghese. Negli anni Venti poi, proprio nel cuore di un movimento modernista come il fascismo, esplode la polemica di Strapaese, con la sua becera esaltazione dello spirito municipalistico contro la cultura industriale e cittadina. Le fabbriche compaiono ai tempi di "Letteratura e industria" ad opera soprattutto di Ottieri e Volponi. Ma e' solo una parentesi. Come eccezionali saranno i casi del Testori delle periferie milanesi, del Balestrini di Vogliamo tutto e, in poesia, del Sereni di Una visita in fabbrica e del Pagliarani della Ragazza Carla. Quanta letteratura con ambizioni alte e risultati medi non ha fatto che riproporre instancabilmente drammi psicologici, diari dell' anima, memorie d' infanzia eccetera? Il successo perdurante di due generi come il romanzo familiare e il romanzo storico la dice lunga sulla difficolta' a rappresentare la realta' contemporanea. Questo quadro e' rapidamente mutato negli ultimissimi decenni. Nelle opere dei giovani scrittori sembra che la dimensione urbana sia ormai una sorta di a - priori, importato dal cinema e dal fumetto espressi da civilta' piu' "moderne". Sul versante della narrativa pulp e cannibale la citta' si offre come luogo di orrore concentrazionario, come labirinto violento. La sua rappresentazione in termini di sesso e violenza si deposita di solito nei calchi del giallo o del noir. Ma gli scenari sono poco riconoscibili e tendono piuttosto verso lo stereotipo. Non e' un caso che Milano conosca poche attestazioni: penso a Aldo Nove, ad Andrea De Carlo, a Bruno Pischedda. Piu' originali e caratterizzati i ritratti di altre citta' italiane, dove la giovane narrativa ha potuto valorizzare i propri strumenti, cogliendo l' intreccio di modernizzazione e vecchi problemi, di anonimato e colore locale tipici della provincia dell' impero che siamo. Mi sembra il caso soprattutto di Roma e di Napoli. Della prima i libri di Marco Lodoli, Eraldo Affinati, Sandro Veronesi, Niccolo' Ammaniti, Sandro Onofri, Edoardo Albinati ci offrono un' immagine di promiscuita' levantina ed estraneita' . La seconda si presenta invece con le caratteristiche di un Sud America italiano, il cuore di un meridione che continua a battere tra decomposizione sociale e sprazzi di vitalita' . Si vedano le pagine di Erri De Luca, di Fabrizia Ramondino, di Peppe Lanzetta, di Giuseppe Montesano, di Francesco Piccolo. Libri come City e come gli altri che ho citato, da una prospettiva straniata, ci pongono di fronte al grande, inconsistente, delirante Barnum della postmodernita' urbana in cui siamo immersi. Soprattutto ci parlano con quello stesso linguaggio, con la sua scorciata sintassi. Per chi sia convinto che la citta' e' davvero grande, piu' grande dei nostri piccoli io, e' un gran bel risultato. 

Brevini Franco

Pagina 31 (23 luglio 1999) - Corriere della Sera

 

DISCUSSIONI Replica a Franco Brevini che aveva esaltato la "modernita" delle metropoli descritte dai nostri autori trenta - quarantenni. A cominciare da Baricco

 

MA GIA' NELLA LETTERATURA DELL' 800 LA CITTA' ERA IL MOTORE DELLE PASSIONI UMANE

 

----------------------------------------------------------------- DISCUSSIONI Replica a Franco Brevini che aveva esaltato la "modernita" delle metropoli descritte dai nostri autori trenta - quarantenni. A cominciare da Baricco MA GIA' NELLA LETTERATURA DELL' 800 LA CITTA' ERA IL MOTORE DELLE PASSIONI UMANE Succede che i grandi innamoramenti nascano, a volte, da grandi equivoci: a ben vedere, Odette de Crecy non era, in fondo, il tipo di Charles Swann, eppure lui... Cosi' ci pare che solo un eccesso di infatuazione possa giustificare i toni apologetici spesi da Franco Brevini sul "Corriere" del 23 luglio, nell' esaltare la realta' di un binomio "citta' - modernita" che sarebbe presente (e vincente) nei nostri scrittori trenta - quarantenni. Ma converra' per prima cosa discutere la premessa al cuore dell' articolo. Dove Brevini enuncia una convinzione preliminare. Ricordando che, nella nostra tradizione, "e' mancato il romanzo della citta' moderna alla Balzac o alla Dickens". Cio' che solo in parte e' vero. Perche' esiste, di fatto, tra fine Settecento e fine Ottocento, nelle lettere italiane, il romanzo della citta' moderna. Peccato che esista suo malgrado: trasposto in forme non direttamente romanzesche. Cosi' e' , a tratti, per la Milano del "Giorno" del Parini. Cosi' , soprattutto, nei primi anni dell' Ottocento, per la stessa Milano raccontata nell' enorme, bellissimo e oggi completamente negletto epistolario del Foscolo. Capitale, sotto i francesi, del terziario impiegatizio e militare, ma anche della commistione fra aristocratici e borghesi; dei banchieri e degli speculatori, dei traffici illeciti, del gioco d' azzardo, della prostituzione massicciamente presente per le strade e della delinquenza; e dunque, piu' moderna di cosi' ! Citta' moderna a pieno titolo, balzacchianamente moderna, per dirla con Contini, nelle novelle milanesi di "Per le vie" del Verga; come lo e' - vanesia, pasticciona, corrotta e crudele - la Napoli municipale del racconto lungo "La bella bionda", uno dei capolavori dell' altrettanto negletto Vittorio Imbriani. Nel nostro Novecento, paradossalmente, viene a perdersi quest' idea di citta' metropolitana come motore delle passioni umane, lasciando il posto alla citta' come sfondo morale. O, tutt' al piu' , come quartiere, luogo di colore. O, ancora (cosi' in Pavese) come polo metaforico dell' ambivalenza natura - cultura. Ne' , checche' ne dica Brevini, e' avvenuto qualcosa di molto differente, in tempi recenti, nei suoi scrittori della "citta" e della "modernita". Cosa puo' infatti produrre se non fondali, quinte, scenari di maniera, una narrativa fondata su una parodia mimetico - esperienziale? Che al massimo costruisce tipi astratti e non personaggi? Ne' , chiamato in causa da Brevini, Baricco attrae (ma come gli illusionisti) per la prospettiva straniata con cui in "City" parlerebbe della citta' . Quanto per la trovata del mix di irrealismo e iper - realisno della sua favola picaresca. No, come non ha inventato una nuova idea di citta' , la stessa narrativa non ha nemmeno messo in soffitta - come sostiene Brevini - "la tradizione del romanzo psicologico e poi psicoanalitico otto - novecentesco". Perche' di fatto ci colpisce ancora, oggi, la verita' della letteratura delle piccole esistenze che si interrogano. Libri che continuano umilmente a dare risultati: ultimi ed eccellenti, ad esempio, "Il pesce arabo" di Pia Fontana (Piemme) e "La storia di un' altra" di Maristella Lippolis (Edizioni Tracce). All' opposto della narrativa di "citta" e "modernita", prettamente maschile, guarda caso, due donne. Giovanni Pacchiano

Pagina 27 (25 luglio 1999) - Corriere della Sera

 

CONFESSIONI In una intervista a «Libération» lo scrittore parla della sua poetica e annuncia un nuovo romanzo, «Sete»

 

BARICCO: I MIEI MAESTRI? SERGIO LEONE E WALT DISNEY

CONFESSIONI In una intervista a «Libération» lo scrittore parla della sua poetica e annuncia un nuovo romanzo, «Sete» BARICCO: I MIEI MAESTRI? SERGIO LEONE E WALT DISNEY Quando si domanda a uno scrittore quali siano le sue fonti d' ispirazione, questi attinge all' empireo delle lettere; non così Alessandro Baricco, al quale ieri Libération ha dedicato la bellezza di tre pagine in occasione dell' uscita in Francia di City (ed. Albin Michel). A riprova della fortuna transalpina di Baricco (50 mila copie per Castelli di Rabbia, 100 mila per Oceano Mare), il servizio è richiamato in copertina con tanto di foto e un sommario dov' è spiegato che Baricco si ispira «a Sergio Leone e a Walt Disney». E' vero che City (uscito in Italia da Rizzoli) è un «caleidoscopio dell' irrealtà» dove dialogano personaggi da cartoon e si svolge addirittura un western, così come è vero che la protagonista Shatzy Shell non si separa dalla foto di Walt Disney, ma nell' intervista a Libération (dove annuncia anche un nuovo romanzo dal titolo Sete), Baricco giunge a teorizzare il suo debito con l' estetica disneyana. Dopo aver ricordato che la sua Shatzy è una sorta di «orfana bizzarra» come lo sono Qui, Quo e Qua nelle famiglie senza padri e figli di Paperopoli, tesse l' elogio di Walt. «Dicono che fosse un brutto tipo, ma Disney è un autentico mondo; ha fatto qualcosa di più grande di quanto si creda. Ha fondato, appunto, un mondo, trovando una connessione con il reale che non è la realtà. Ha mostrato una via, fino allora invisibile, fra l' immaginario e la realtà: il potere della verità di ciò che è falso. Una nuova esperienza di autenticità nell' incontro con le cose più artificiali...». Partendo da una telefonata, la trama di Baricco si ramifica in innumerevoli strade fino a costruire una città, si muove cioè su vari livelli di realtà che sono tuttavia finzione pura: come nei mondi paralleli abitati da paperi e topi. «Tutto è invenzione», dice Baricco, al quale va dato atto di aver scomodato solo Walt Disney. Laddove altri avrebbero chiamato in causa Jorge Luis Borges. Cesare Medail

Medail Cesare

Pagina 35 (7 aprile 2000) - Corriere della Sera

 

Corriere internet. SCRITTORI

 

Una chat con Baricco su Abcity.it dalle 14 alle 17

SCRITTORI Una chat con Baricco su Abcity.it dalle 14 alle 17 Anche un comunicatore di riconosciuta abilità può averne abbastanza di comunicare. Alessandro Baricco, lo scrittore torinese di «Oceano Mare» e «Novecento» (nella foto), quando nel maggio del 1999 uscì il suo ultimo romanzo, «City», disse no. No ai passaggi promozionali in tv, no alle interviste sulla stampa, no al Maurizio Costanzo Show e agli altri teatrini del piccolo schermo. E si tuffò fra le braccia del Web. «Fuggo sulla Rete perché non me la sento più di parlare dei miei libri», dichiarò un anno fa il romanziere. «Lo trovo disonesto». Così è nato Abcity.it, un sito in quattro lingue che punta sull' interattività con il pubblico. Il successo ha dato ragione all' autore: quasi 500.000 pagine visitate sul sito e la sezione Forum sommersa da una valanga di e-mail. Oggi, dalle 14 alle 17, il pubblico si può accomodare in una sorta di salotto letterario accanto all' autore: Alessandro Baricco sarà infatti ospite di una chatroom su Abcity.it. L' occasione giusta per tutti i fan, ma anche per i detrattori, dell' ex conduttore di «Pickwick». Paolo Ottolina www.abcity.it

Ottolina Paolo

Pagina 26 (29 giugno 2000) - Corriere della Sera

 

WEB Oltre mille messaggi in un giorno per l' autore di «Oceano mare», mentre la Mondadori lancia un sito per grandi firme e una libreria on line

 

Navigare in rete nel laboratorio degli scrittori

 

Baricco, De Carlo, De Crescenzo, Pontiggia: gli autori dialogano con i lettori su Internet

 

WEB Oltre mille messaggi in un giorno per l' autore di «Oceano mare», mentre la Mondadori lancia un sito per grandi firme e una libreria on line Navigare in rete nel laboratorio degli scrittori Baricco, De Carlo, De Crescenzo, Pontiggia: gli autori dialogano con i lettori su Internet Alla fine anche gli scrittori italiani sono caduti nella Rete. Certo non faranno come Stephen King, primo a pubblicare un racconto soltanto online (l' unica versione cartacea è quella italiana, edita da Sperling & Kupfer), ma Internet comincia a mietere vittime d' autore anche da noi. Il pioniere era stato, lo scorso anno, Alessandro Baricco che per lanciare il suo romanzo City aveva scelto di utilizzare esclusivamente la via informatica creando un sito Internet: www.abcity.it. Un mare di lettori aveva mandato commenti e suggerimenti poi era sparito evitando qualunque altra forma di presenza mediatica. Un' operazione riuscita se a distanza di un anno Baricco ha bissato l' esperienza presentandosi, venerdì, a una chat di tre ore con i suoi lettori: mentre il sito, nella giornata, ha avuto circa quarantamila contatti, dalle 14 alle 17, orario in cui l' autore era collegato, sono arrivati 1285 messaggi. E' il rapporto con i lettori virtuali l' aspetto che sembra attirare di più chi scrive libri. Anche chi, come Sebastiano Vassalli, non ha il computer e non ha intenzione di cedere alle lusinghe del web: «Ho sessant' anni e mi considero tagliato fuori. Non ho più voglia di investire nel futuro. Mi sembra anche che, almeno per quanto riguarda gli scrittori che si occupano in prima persona del loro sito, ci sia un po' di esibizionismo. L' aspetto più interessante è il rapporto con i lettori. Ma non è che prima non ci fosse: ci sono sempre state le presentazioni, gli incontri e le vecchie, tradizionali lettere». Ed è puntando sul contatto lettori-scrittori che Mondadori ha lanciato l' iniziativa «Scrittorincorso.net»: a partire da oggi venti firme della scuderia di Segrate esporranno ai navigatori vita pensieri e opere. Si parte con Fosco Maraini a cui si aggiungeranno, il 21 agosto, Petacco, Citati, Pontiggia e Fede e poi, via via, Augias, Bevilacqua, Bocca, Boneschi, Brizzi, Camilleri, De Carlo, De Crescenzo, Gervaso, Giudici, Parsi, Pieraccioni, Spinosa, Vegetti Finzi, Vespa. «Si pensa che gli scrittori siano persone molto chiuse, che scrivono in solitudine - dice Gianni Ferrari, direttore generale della divisione libri Mondadori -, in realtà quando si offre loro la possibilità di entrare in contatto con il pubblico la accolgono sempre volentieri». Gli autori saranno in rete in prossimità dell' uscita in libreria dei loro romanzi: i lettori potranno navigare cliccando su alcune parole chiave. Non solo: sarà possibile «scaricare» sul proprio computer (attraverso Readers, un programma della Microsoft) il libro prima ancora che ci sia la sua versione cartacea. Il prezzo è ancora da definire, ma sicuramente sarà molto economico per i classici che sono, per lo più, liberi dai diritti (il primo sarà Pinocchio). Per chi, comunque, ama i libri tradizionali, di carta, in autunno partirà, sempre da Mondadori, Bol.com (Book on line): un sito di e-commerce in collaborazione con l' editore Bertelsmann. Già presente in 14 paesi, il sito diventerà il più grosso negozio virtuale di intrattenimento dove si potranno comprare libri, dischi, video. Ma non c' è soltanto il libro già fatto: c' è pure il libro in fieri. Il sito di Andrea De Carlo sarà attivo dall' autunno, anche se il libro uscirà il prossimo anno. «L' idea - dice lo scrittore - è avere uno spazio dove mettere non capitoli, ma note, foto, musiche, disegni che abbiano a che fare con la storia. Una sorta di finestra aperta sul mio studio dove accogliere anche suggerimenti dei lettori». D' altronde molti scrittori utilizzano Internet da tempo, come Marta Boneschi che l' ha usato per le ricerche del suo Senso, una sorta di storia del sesso («sono un' autodidatta, quindi all' inizio della ricerca mi uscivano i siti di Samanta, Lara, eccetera, poi mi sono affinata») o Silvia Vegetti Finzi: «Penso all' utilità del rapporto diretto, personale, con i navigatori che, nel mio caso, immagino soprattutto donne. Poter esporre un problema direttamente da casa è un grosso passo avanti che può addirittura avvicinare al libro, non bypassarlo». Ha ceduto alla tecnologia anche un «esperto del non uso del computer» come Giuseppe Pontiggia che dopo aver scritto con una vecchia Olivetti il nuovo romanzo, ad agosto comprerà tutti gli strumenti tecnologici e farà il grande balzo: «Non provo nessun piacere all' idea che una biblioteca venga ridotta in un e-book, ma penso che la nostalgia per il passato sia comica. Diciamo la verità: gli amanti del libro sono sempre stati una nicchia, perché rimpiangere la perdita di lettori che non ci sono mai stati? Meglio aprirsi a un altro tipo di pubblico». Ernesto Ferrero, autore di N. e direttore della Fiera del libro di Torino, come scrittore continua a credere nell' oggetto libro che «rimane un vero e proprio piacere, ma utilizzo normalmente Internet per le mie ricerche, per le rassegne stampa e altre cose. Poi guardo con curiosità a tutte le iniziative che prendono gli editori. Sono esperimenti doverosi, che vanno fatti anche se poi possono ridimensionarsi». Entusiasta della Rete è naturalmente Luciano De Crescenzo che utilizza il computer dal 1959: «In Italia ci sono 1500 librerie mentre i comuni sono 8000: cioè 6500 sono senza libri. Internet è una grande vetrina e permette a tutti di procurarsi tutto. Non credo che porterà alla fine del volume cartaceo: a un libro puoi fare l' orecchietta per tenere il segno e mettertelo sul comodino. Al computer no». Cristina Taglietti www.abcity.it è il sito di Alessandro Baricco scrittorincorso.net è il sito degli autori Mondadori

Taglietti Cristina

Pagina 35 (1 luglio 2000) - Corriere della Sera

 


 

Varia italiana

 

Panorama.it 12/5/1999

Sotto la moquette, poco

Roberto Rossi

Nel risvolto di copertina, a sua firma, Alessandro Baricco ci illustra il significato del titolo: 'Questo libro è costruito come una città' in cui 'le storie sono i quartieri, i personaggi le strade'. Detto in modo meno suggestivo, City è un contenitore con un'esile e sentimentale vicenda portante, dalla quale si ramificano, in forma frammentata, altre storie narrate dai personaggi principali.

Gould, il protagonista, è un piccolo genio ('A undici anni si era laureato in fisica teorica') che insegna all'università. Privo di madre (rinchiusa in una clinica psichiatrica) e di padre (un generale dell'esercito con il quale ha rapporti esclusivamente telefonici), si sceglie come governante una ragazza poco più grande di lui, Shatzy Shell, che ha l'ambizione di fare un racconto western e affida a un registratore i suoi appunti narrativi.

A essi si accompagnano due adolescenti, Diesel e Poomerang, partoriti dalla fantasia di Gould, che a loro volta si (e ci) raccontano la storia di un pugile, Larry Gorman, che ambisce al titolo mondiale. Infine, a due bizzarri professori universitari spetta il compito di introdurre altre parentesi digressive (le loro teorie sul calcio, sulle Ninfee di Monet, un 'Saggio sull'onestà intellettuale') che dovrebbero movimentare ulteriormente la scena del romanzo.

Ma tutto questo dispiegamento teatrale di apparente modernismo non è che una mano di tinta superficiale. La vicenda di Gould e di Shatzy segue una parabola narrativa tradizionale, cioè si risolve in destino: la ragazza muore in un incidente automobilistico; Gould, in una sorta di epifania regressiva, da genio decade ad anonimo ragazzino e diventa un guardiano di gabinetti.

Non diversamente, i personaggi dei racconti dentro il racconto ossequiano, dopo un percorso narrativamente più accidentato, la buona e risaputa educazione del senso che deve chiuderne le peripezie in una fine esemplare e priva di ambiguità. Tutto, insomma, si ricompone alla 'vecchia' maniera dopo i tiepidi brividi da spaesamento che Baricco ha disseminato qua e là.

Peraltro, lungo il libro non mancano antidoti alle prudenti spericolatezze della forma: la sentenza faceta (Dio 'fa il guardalinee, e sballa tutti i fuorigioco'), la facezia goliardica ('Una moquette che imitava delle piastrelle di cotto toscano ma dato che era alta quattro centimetri la cosa non le riusciva un granchè bene'), la pensosità aforismatica ('Il talento è distruttivo, è oggettivamente distruttivo, quello che accade attorno non conta. Lavora là dentro e distrugge'), insieme alla voce sempre uguale e riconoscibile (sulla carta come sul piccolo schermo), quale che sia il personaggio parlante, dell'autore-ventriloquo, offrono al lettore, con abbondanza, i conforti della ragionevolezza e della rassicurazione.

L'Unità - Lunedì 24 maggio 1999

It a l i a n i ◆ A l e s s a n d r o B a r i c c o

«City», il romanzo surreale di un americano d’Italia

ANDREA CARRARO

Leggendo il nuovo libro di Alessandro Baricco m’è venuta in mente quella geniale canzoncina di Renato Carosone che faceva: «Tu vo’fa’ l’americano, ‘mericano, ‘mericano, ma sei nato in Italì...». Eh sì, i panni di italiano allo scrittore torinese sembrano andare stretti, strettissimi. Cominciando dal titolo: «City». Eppoi tutti i nomi propri contenuti nel romanzo: Gould, Shatzy Shell, Martens, Larry etc. E ancora qualunque riferimento a luoghi o città: Closingtown, Atlantic City, l’Olimpia Hall etc. Ma non solo: anche la scrittura - specie nella costruzione dei dialoghi e nello slang adoperato dai personaggi - sembra prendere le mosse da traduzioni di romanzi d’oltreoceano. Vero è che nell’assunto di Baricco c’è il postmodernistico rifacimento (celebrazioni-parodia) del genere romanzesco (e non solo romanzesco: ad esempio un personaggio sviluppa narrativamente la trama di un western), e il nostro paese non vanta certo una solida tradizione narrativa. Ma è altrettanto vero che il Baricco sembra prenderci parecchio gusto in questa ambientazione americana. Ma andiamo a scandagliare un po’ meglio il romanzo. E cominciamo dalla trama. Anzi dalle trame. Perché qui di trama non ce n’è una sola. Si potrebbe dire che ce ne sia una principale da cui prendono l’abbrivio le altre. Si tratta in effetti di un incastro di scatole cinesi: una storia ne contiene un’altra, la quale ne contiene varie altre e così via. Una specie di gioco combinatorio che vorrebbe smascherare - al modo dell’ultimo Calvino - l’artificio che sottende a qualunque operazione letteraria. Quanto alle ascendenze da Calvino, sono talmente sfacciate da risultare a tratti imbarazzanti. Un Calvino depauperato di qualunque complessità esistenziale e culturale, ridotto ai minimi termini, edonisticamente impiegato per «giocherellare» impudicamente con le tecniche di narrazione e con la lingua: quasi come in una lezione - o piuttosto un intero corso - alla «Giovane Holden», la scuola di scrittura creativa diretta dall’autore. Ma la sperimentazione di Baricco si sviluppa anche nella scrittura in senso stretto, non soltanto sui modi della narrazione. Vedi, ad esempio,l’uso martellante di figure iterattive: «Bella la puttana di Closingtown, bella. Neri i capelli della puttana di Closingtown, neri». Sembra quasi di assistere alle performance televisive dell’autore, con le sue pause craxiane e i suoi assoli. Insomma, nel romanzo si sente sempre e solo la voce di Baricco, mai quella dei personaggi ch’egli rappresenta. Ma si parlava di trama. Ecco l’inizio: c’è una impresa editoriale che effettua un sondaggio fra i suoi lettori attraverso delle telefonate per sapere se un personaggio di una certa serie deve morire. Una delle telefoniste dialoga al telefono con un tale Gould, un quasi tredicenne «geniale» che la invita a casa sua. La ragazza viene licenziata dalla casa editrice e assunta come governante dal padre del piccolo genio. Da qui praticamente non succede più nulla di consequenziale e significativo per oltre cento pagine. Il romanzo s’ingolfa in una palude narrativa che inghiottisce eventi totalmente scollegati: l’ex telefonista racconta un western, si dialoga fra muti per telefono, qualcuno racconta la storia di un pugile e del suo allenatore... Navighiamo in un universo «blobianamente» irrelato, il che rientra nell’assunto del romanzo: però a tratti sembra quasi che Baricco si sia messo a scrivere lasciandosi trascinare dall’estro del momento. E si tratta di un estro assai «pazzerello», che induce pensierini non proprio benevoli sul gusto dei nostri lettori.

 

 

 il Tirreno — 15 maggio 1999   pagina -1   sezione: SPETTACOLO

 

E' silenziosa la «City» di Baricco Niente interviste: solo Internet dà informazioni sul nuovo romanzo

Creato un apposito sito sull'autostrada informatica di Federico Ricci QUELLO che abbiamo da dirvi su Baricco, che tutto quello che ha da dirci su «City» lo ha detto on line (www.abcity.it). Potremmo iniziare così ad avvicinarci a quella che può essere definita la «Grande Svolta» nel mondo dell'editoria. Per La prima volta un libro, City appunto, di Alessandro Baricco (Rizzoli, pagg. 324, £. 28.000, Euro 14,46, in libreria da pochi giorni) è stato anticipato via Internet ed è stato creato un sito apposito. Non ci saranno, quindi, interviste e neppure conferenze stampa dello scrittore torinese. Chi è interessato o si collega con l'autostrada informatica oppure va in libreria e se lo compra. Se è un fedelissimo dell'autore, forse nessun problema, per chi si avvicina solo ora ai suoi testi, beh, va alla cieca. Noi, fortunati, abbiamo cliccato sul sito indicato e ci siamo trovati davanti a «Tutto quello che ho da dirvi su city» ovvero, ci avvisa Baricco nel sito «tutto quello che avevo da dirvi su City l'ho scritto qui, e da adesso me ne starò in silenzio». E poi ancora: «Già con gli altri libri mi è sembrata una cosa vagamente disonesta parlare in pubblico (e a chi ascoltava cosa diciamo? ndr) di ciò che avevo scritto. Con questo, proprio non mi riuscirebbe di farlo». Bene, dopo aver ringraziato Baricco per averci fatto capire che il suo è un prodotto superprezioso, proviamo a capire qualcosa di più. Il titolo Baricco dice di averlo avuto sempre in testa. «Una città, non una città precisa. L'impronta di una città qualsiasi, piuttosto. Il suo scheletro». Il buon Baricco ci informa ancora (bontà sua) che voleva «scrivere un libro che si muovesse come uno che si perde in città. Poi, tornato a casa, gli chiedevano cosa aveva visto. Ho visto City». Per ricapitolare (leggendo sul sito): «City» è la città dove si incrociano tante storie che sono come quartieri e tanti personaggi che sono strade. E allora scopriamo che c'è un barbiere che il giovedì taglia i capelli gratis, un ragazzino che si chiama Gould e una ragazzina che si chiama Shatzy Shell (niente a che fare con quello della benzina, avvisa lo spiritoso Baricco). Ma ci sono anche professori, gente che gioca a calcio, un bambino nero che tira a canestro e un generale dell'esercito e «roba moderna»: un telefono (il romanzo prende vita con una telefonata), televisori, automobili, pullman, una roulotte. E poi c'è lui, Mondrian Kilroy, il professore che scrive un saggio sull'onestà intellettuale. Baricco ci dice (on line) che grazie a questo saggio denuncia i propri vizi «...un modo per guardarmi allo specchio». E poi c'è una storia di boxe e un western. «Il Western è una cosa a cui pensavo da anni - ci comunica Alessandro - (...) Se non avessi da scrivere Sete (dopo Seta e City ci pare scontato che Baricco scriva Sete, per metterlo poi sul sito) credo che non scriverei altro che western, adesso». «In ogni caso - avverte Baricco - City è una storia complicata. Non sono mai riuscito a capirci molto». Per cui non preoccupatevi se lo trovate confuso (anche noi siamo, a questo punto, abbastanza confusi). Dice bene (anche in questo caso, digitalmente parlando) Paolo Marcesini sulle pagine di «Caffè Europa» l'interessante rivista on line del mensile «Reset», che pare abbia decisamente dichiarato la «Prima guerra via Internet» allo scrittore definito in piena «sindrome di Salinger»: «Meriterebbe qualche domanda una presentazione di questo tipo, oppure ritenete, voi che leggete i libri di Baricco, di aver già capito di cosa stiamo parlando?» Alla fine anche quest'operazione ci sembra fine a se stessa: far parlare del nuovo romanzo. Promuoverlo con un'operazione che si potrebbe definire solo come precisa scelta di promozione. Ben studiata ma un po' stucchevole e persino fastidiosa. «(...) niente interviste o presentazioni o dibattiti. Giusto queste righe, posate in questo posto che quasi non esiste - dedicate a chi le troverà». Ma in conclusione proprio questa «Grande svolta» di Baricco ci fa tornare in mente la domanda: l'opera appartiene davvero a chi l'ha scritta? Quel che abbiamo da dirvi su Baricco è solo questo.

 

Il Giornale 25/6/1999, pag. 33 


Romanzieri usa e getta 

I giovani scrittori italiani sono troppo spesso sopravvalutati da una critica compiacente.
Alla prova dei fatti si rivelano fenomeni che durano una sola stagione finendo presto nel dimenticatoio. Con qualche eccezione.

Giuseppe Conte

Come sempre nella letteratura italiana, anche oggi è nel campo della poesia che si vedono semi di rinnovamento del linguaggio e della visione del mondo: basti pensare alla ricognizione della nuova poesia fatta da un critico giovanissimo e già così maturo come Giampiero Marano in quel suo mirabile La democrazia e l'arcaico, appena pubblicato dall'editrice Arianna. Ma i nuovi poeti, e penso a Garzia, Galzio, Bramati, Tonelli, Ponzio, Marangoni, Scandroglio e altri ancora, non sono sotto i riflettori e lavorano in un silenzio fecondo. Invece i nuovi romanzieri sono continuamente in mostra, e gli editori ne vanno a fare retate a Reggio Emilia, poveri loro, dove annualmente si radunano sotto il patrocinio di vecchie cariatidi degli anni Sessanta come Barilli, Guglielmi & co.
Il romanzo italiano ormai sembra non appartenere nemmeno più alla letteratura: è un oggetto di consumo usa e getta, e giovani romanzieri vengono ogni stagione artificialmente inventati, pubblicati e pubblicizzati, recensiti e premiati, incoronati con le corone di plastica dello Strega o del Campiello e subito dopo gettati nella spazzatura: chi si ricorda più, ad esempio, del giovane Barbero, cui toccò qualche anno fa una simile sorte? Ma ci sono le eccesioni, di romanzi giovani e importanti: io ne sto leggendo due in questi giorni, con reazioni diametralmente opposte: l'uno mi entusiasma, l'altro mi deprime.

TRA IDEE FORTI...

Quello che mi entusiasma è Q di Luther Blissett, il nome sotto cui si celano quattro incursori elettronici, autori di azioni sediziose via Internet ispirate al situazionismo. Q, edito da Einaudi, è un libro di 651 pagine in cui il protagonista, uno studente tedesco del XVI secolo, attraversa con baldanza e vitalità fremente la Riforma di Lutero, la rivolta contadina di Thomas Muntzer, la caduta di Munster e la persecuzione degli anabattisti, l'espansione europea della banca Fugger, sempre dalla parte degli emarginati, dei rivoltosi, degli sconfitti, mentre il suo contraltare e segreto nemico Q, spia al soldo del papato, tessitore di inganni e di tradimenti, infiltrato subdolo e responsabile di tante rovine, invia dispacci al cardinale Carafa in una specie di controcanto pacato e insinuante. Alla fine il protagonista deve diventare lui cacciatore, esporsi per fare uscire allo scoperto Q, conoscere la sua identità.

Entusiasmo non è una parola eccessiva per una prova narrativa così, il linguaggio è robusto, la costruzione ardita, il ritmo incalzante, le idee forti. Da una parte recupera la grande tradizione ottocentesca del romanzo d'azione ma, saltando tutto il piagnisteo psicologico-memorialistico e tutta la estenuata prosa d'arte del Novecento, si presenta come un romanzo totalmente nuovo, fresco, pieno di aperture sul futuro. E poi, cosa per me decisiva, è un romanzo che agita idee: non dico che abbia una tesi da sostenere, ma certo ha un tema enorme da dibattere: il contrasto tra ribellione e istituzione, tra movimento e stabilizzazione, tra vitalità rivoltosa e autorità mortifera, tra passione erotico-intellettuale e denaro. Contrasto vivo nel XVI secolo come oggi, tra noi.
Il romanzo che mi deprime è invece City di Alessandro Baricco, edito da Rizzoli. In Q ci sono luoghi, tempi, azioni, personaggi, destini, idee. In City niente, assolutamente niente di tutto questo. O forse non riesco a vederci niente io, e lì è la causa della depressione. Qual è la "città" del titolo? In Q si riconoscono Muenster, Anversa, Venezia e Istambul nel sorprendente finale. Qui la città è senza nome ma anche senza volto, senza luci, senza carne, senza sangue, senza pulsazioni: non una città simbolica come quelle "invisibili" di Calvino, ma una città di carta, una confezione mentale non rigorosa, ma con i tratti dell'informe, dell'ameba.

 

... E PERSONAGGI DEBOLI

I personaggi, il ragazzo prodigio Gould, la telefonista Shatzy Shell, Diesel, Poomerang, come chiamarli personaggi? Non hanno fisionomia, non compiono azioni che abbiano un senso, non hanno nessun destino e nessuna idea da esprimere. Non ci sono eventi, in City, o solo eventi di secondo grado, meta-eventi, un antico incontro di boxe, una specie di western. Sintomatiche certe invenzioni lessicali: i verbi "nondire" e "non pensare"; infatti il libro di Baricco è imperniato su un nichilismo irresponsabile e su un arbitrio simile a quel blando delirio di onnipotenza concesso dalla virtualità.
Niente è vero, in City, non c'è nessuna idea, nessuna forma: l'insensatezza del mondo diventa non più un dramma livido e fosco, come in Beckett, ma un narcisistico videogioco. Dentro Q di Luther Blissett io corro: l'inseguirsi del protagonista e del suo nemico mi ricorda quello di Jean Valjean e del poliziotto Javert dei Miserabili di Hugo. In City mi perdo. Non trovo nessun punto di riferimento, nessuna via di uscita, mi sento addosso la mefitica, purulenta miscela di insensatezza e di ossido di carbonio cui è oggi ridotta la vita nelle città occidentali. Q è un libro ribelle, e non a caso termine con uno sguardo fuori dell'Occidente. City è un libro conservatore, e si intorce nel nichilismo tipico della nostra civiltà allo stremo. Da questo il successo di Baricco, e la sua importanza sintomatica.
Non posso che ridere di Fofi, che ha esaltato il Baricco degli esordi per poi attaccarlo livorosamente al momento del successo: mica è diverso, a parte le copie vendute, di cui a un critico non dovrebbe importare nulla. E non posso che compiangere Siciliano, che nonostante l'età e il potere raggiunti, ha dovuto dedicare a City una recensione che è tutta un untuoso, gelatinoso esempio di gesuitismo reticente e ipocrita. Baricco è un tenero e arrogante giocoliere del nulla, in sintonia con un clima dominante, con la regressione narcisistica e infantile tipica di parti cospicue della nostra società. Per questo, e per quel che vale, gli preferisco di gran lunga Luther Blissett, il cui gioco è chiamare alla ribellione, alla libertà senza freni, alla passione della verità, anche se inconoscibile.

La Nuova Sardegna - 17 maggio 1999 - pagina 1  - sezione: CULTURA

 

Invisibili esistenze in «City» di Alessandro Baricco

 

Forse il simbolo dwll'ultimo romanzo di Alessandro Baricco «City» potrebbe essere quel "porch" o veranda d'una casetta, di cui parla il prof. Bandini costruendoci una teoria della precarietà umana, perchè «abbiamo case, ma siamo verande». Diamo le spalle a noi stessi, alla nostra casa, indugiamo sull'entrata, esiliati e sognando un'impossibile difesa: se vi entrassimo, se fossimo noi stessi, questa si rivelerebbe fragile rifugio nel mare del nulla. Così i personaggi di «City» sognano, vivono tutti in bilico tra la realtà e il mondo immaginario che si sono costruiti a propria difesa, come stando in veranda su una sedia a dondolo e un fucile sulle ginocchia. C'è Shatzy Shell, telefonista di un centralino per sonadaggi su personaggi televisivi, che sta scrivendo un western che si allontana e si ricongiunge alla storia, alla strada principale del racconto di «City», come quando racconta degli otto giorni di vano inseguimento dello sceriffo Wister appresso a un indiano. Shatzy, che gira con un registratorino in borsa e le foto di Eva Braun e di Walt Disney, perde il lavoro per dar retta a una curiosa telefonata di un bambino prodigio di cui diverrà poi una sorta di governante. E c'è Gould, laureato in fisica teorica a 11 anni e amico di due personaggi della sua fantasia, Diesel il gigante e il muto Poomerang, calvo e forte. Baricco crede nella letteratura e nei "castelli rabbia", come si intitoilava il suo primo libro. Crede nel gioco di specchi tra realtà e finzione, tra vero e falso, nell'uomo come intreccio di accadimenti reali e fantasia quale necessità di sopravvivenza, di sognare e difendersi. Le storie sono noi e, in questo caso, sono i personaggi che, tutti assieme, sono l'autore capace di renderle visibili, di farci percepire la sostanza della esistenziale città dell'illusione.


The Guardian, Saturday 3 November 2001


Urban sprawl


Alfred Hickling on how Alessandro Baricco has built his new book, City, out of strange neighbourhoods and confusing side-streets

City
Alessandro Baricco
342pp, Hamish Hamilton, £14.99


It is said that the finest silk feels like nothing between the fingertips. Alessandro Baricco's international bestseller, Silk, was fine in every sense of the word: a beguiling 19th-century fable of a French silkworm trader and a Japanese concubine, whose wordless passion was so elliptically evoked that the novella barely seemed to exist. Now the Turin-based author follows it with a work cut from the coarsest, scratchiest tweed imaginable. Not only is City a much bulkier tome, it's a knotty ragbag of wanton circumlocution and narrative anarchy. It is like slipping out of a kimono and pulling on a hairshirt.

Not that the experience is unduly penitential; it is just that tramping around Baricco's narrative can be tough going at times, and it does take a while to find your bearings. The author has stated that he wanted "to write a book that moved like someone who gets lost in the city... the stories are neighbourhoods, the characters are streets". What this means is that the place is packed with weird caricatures and unreliable narrators, none of whom are interested in giving intelligible directions. You might take this to signify that a city is a loose agglomeration of several different districts, whereas City is a loose agglomeration of several different books.

At the centre of City is the gnomic figure of Gould: a freakish 15-year-old with an oversized intellect who lopes around with his - possibly imaginary - cronies, Diesel, a giant, and Poomerang, a mute. Abandoned by his parents as altogether too much of a handful, Gould becomes the responsibility of a pretty part-time telephone operative and writer of westerns called Shatzy Shell. Together they resolve to see the world in a yellow trailer, until it occurs to them that in order to accomplish this it will be necessary to attach it to a car.

Interwoven with this is the surprisingly gripping spaghetti western that Shatzy periodically dictates into her tape recorder, an oblique boxing commentary, and various samples of the intellectual efforts of Gould's university professors. The latter gives Baricco free rein to digress on subjects as diverse as Monet's waterlillies and the topography of rivers, and to offer a lengthy disquisition on intellectual honesty.

All of which would be intolerable if the writing were not so unfailingly effervescent and so enthusiastically transmitted by Ann Goldstein's chatty translation. Intellectually voracious though it is, the unbuttoned tone is closer to that of Julian Barnes's A History of the World..., or even Douglas Adams's Dirk Gently books, than to the severe obliquities of Umberto Eco. In Italy the book has become a cult, and there is even a website where readers post their own often wildly incompatible exegeses.

Personally, I reckon the key to it all is billiards. Silk featured an enigmatic mill owner who played billiards against himself with one arm behind his back, and vowed to leave town for ever the day his weaker arm should win. Gould adopts the image of himself as a billiard ball, rolling with geometric certainty towards fame and success. Unfortunately, as Baricco comments, Gould is a minor, otherwise "a single evening at Merry's Pool Hall could have furnished him with useful hints on the inevitable incursion of chance into any geometric figure". It is this kind of authorial sleight of hand that will endear Baricco to some and infuriate others. But City stands as a laudable attempt to create a 21st-century Tristram Shandy.

 

The New York Times July 28, 2002

If They Give You Ruled Paper

By Richard Eder

CITY

By Alessandro Baricco.

Translated by Ann Goldstein.

326 pp. New York:

Alfred A. Knopf. $25.

Alessandro Baricco shines as a miniaturist. Into the 91 pages of his first novel, ''Silk,'' he packed a quicksilver allegory about life as a quest -- in this case the voyages of a French silkworm trader to 19th-century Japan -- and seasoned it with the particular traits of an effervescent and haunting portrait. The book is short but large.

In ''Ocean Sea'' there is a collection of miniatures; they dazzle but find themselves struggling and colliding upon a canvas considerably too expansive for them. It is long but not as large.

''City,'' Baricco's new novel, attempts to link scattery stories and sorties, some quite fine, into a loose postmodern epic. It's like feeding growth hormone to a bonsai tree: a native gracefulness can be perceived but the distention distorts it.

One of the two leading characters in ''City'' is Gould, a 13-year-old prodigy with a brain under forced cultivation by his professors, who are looking for a Nobel Prize. His development in every other respect is lacking. With his father away on secret government missions and his mother in a mental institution, he lives alone. He wets his bed, reserving the bathroom for devising an elaborate radio serial about a boxer -- perhaps one he would like to be. His only friends are imaginary: Diesel, a giant, and Poomerang, a mute.

Until, that is, he meets the book's other unconventional character, a woman in her 30's named Shatzy Shell. Both embody the Spanish maxim: if they give you lined paper, write the other way. All too soon, as the eccentric thickens into the deliberate, the other way becomes the rule.

The two meet not so much cute as wryly phantasmagoric. Shatzy is insecurely employed as a telephone pollster for a commercial research group. Instead of getting her questions answered in the required 30 seconds, she falls into intimate half-hour conversations with the people she calls. When Gould calls, for reasons too curly to elaborate, a zany exchange follows. At the end of it she is fired, and Gould has invited her to dine with him and his two imaginary friends.

Shatzy has her own oddities. She keeps framed photographs of Eva Braun and Walt Disney and, since the age of 6, has been inventing ''westerns'': vignettes she recites into a portable tape recorder. Nevertheless, she is a serious person and a rescuer. By the end of the book she will have rescued Gould from his professorially decreed fate as a genius. Meanwhile she's shocked to see that he has been left with no one to care for him.

He explains. Gould had assured his father that he'd hired a governess named Lucy. Offering to let the senior Gould speak to this imaginary person by phone, he put Poomerang on instead. ''But isn't Poomerang a mute?'' Shatzy asks. ''Right. Lucy's a mute too.'' This worked, Gould says. ''Poomerang is terrific. You know, it's not the same listening to an ordinary person be silent and listening to a mute be silent. It's a different silence.''

So far so good; rather wonderful, in fact. From here on, though, Baricco's hydra-headed venture tends to be all heads and little useful body. Shatzy takes the imaginary Lucy's place as governess, and from time to time, with her mixture of quirkiness and devotion, she nudges Gould away from the glory planned for him, and into a humbler but more authentic future. (Authenticity includes keeping Diesel and Poomerang and devoting ever more bathroom time to his wishful boxing serial.)

The Gould-Shatzy relationship gradually recedes, though. Most of the book is taken up by their separate riffs, told in a roiling consciousness stream of wit, whimsy and mist. There are considerable stretches dedicated to Gould's invented boxer, a rich kid who perseveres in persuading a trainer to take him on. He wins all his fights by dint of balletic evasion until the day he comes up against a genuine pile-driving puncher. Baricco does boxing extremely well, and his round-by-round accounts are graceful and convincing. For a while they serve to float the secret longings of his fragile prodigy, but eventually they take on a capsizing weight of their own.

So do Shatzy's mini-westerns. Some are very good; for instance, the story of a woman sharpshooter who can blast the jack of hearts out of a full pack thrown in the air. A challenger tosses the cards and she shoots him through the heart. He had, of course, concealed the jack in his breast pocket. (My pleasure is haunted by a possibly delusional suspicion that this has been told somewhere before.)

There is a creepy gem about a sheriff who day after day follows an Indian, accused of raping and murdering a child, across the desert; never losing sight of him but never able to get closer than a few dozen yards. Eventually the sheriff turns back and it is the Indian who follows; the pursued now the pursuer, the fugitive from justice now, startlingly, its agent. Other pieces display a kind of candied portentousness, among them an interminably and facetiously symbolic tale about a town where all the clocks have stopped because of a horrendous crime.

IN one sequence, Gould, Shatzy and the imaginary friends go to a fast-food restaurant. Shatzy's efforts to order a plain hamburger are frustrated by all the featured specials offered with it (among them a lottery for 500 bacon cheeseburgers). The joke goes back at least to Jack Nicholson's attempt to order plain toast in ''Five Easy Pieces.''

A couple of the riffs are delivered by a professor with the archly suspect name of Mondrian Kilroy. He discusses curves as ''the flight path by means of which the real escaped the rigid framework of its destiny.'' He goes on to consider Monet's waterlilies, which show, he maintains, ''the rotundity of nothingness.'' They ''appear to be floating in a space without hierarchies, in which closeness and distance do not exist, nor up and down, nor before and after''; and they represent ''not waterlilies but the gaze that gazes at them.''

Such disquisiting may widely annoy, though I rather like it. Certainly there is quite a lot in the book that, in Ann Goldstein's clean translation, has a playful charm. What it lacks is much connection beyond the author's willing of a connection. In a book of over 300 pages this is a handicap. ''City'' skips rope without a rope.

 

Libération 06/04/2000

 

La baraka de Baricco

 

Jean-Baptiste Harang

Ce n'est pas parce qu'on est riche, beau et plein de succès qu'on doit écrire de mauvais romans.
Alessandro Baricco, l'auteur de "City", l'a bien compris.

 

Riche et célèbre. Alessandro Baricco est riche et célèbre. En Italie, surtout, célèbre. Dans les rues de Turin, la ville où il est né voici quarante et un ans, il porte des lunettes noires au volant de son coupé en aluminium allemand pour ne pas être reconnu, et pour que ceux qui le reconnaîtraient voient bien qu'il est célèbre et riche. Il est jeune, il est beau, il réussit à protéger sa vie privée. Il a du succès. Bref, il a tout ce qu'il faut pour agacer. Tellement qu'il mériterait d'écrire de mauvais livres. Mais bon, tant pis pour nous, Alessandro Baricco est un bon écrivain, un magicien du récit, un équilibriste, on l'a traité de lanceur de chats tant il jette ses livres cul par dessus tête et qu'ils retombent toujours sur leurs pattes, au millimètre, et parfois même sur les nôtres. Son dernier livre, City, fait le saut de la mort après roulements de tambour: un bond de près de quatre cents pages, neuf sauts périlleux du chat dans le soleil, et lorsqu'il retombe sur ses pattes, c'est un autre chat. On en est tout éclaboussé.

Les romans d'Alessandro Baricco sont parvenus en France dans un désordre chronologique qui n'a pas nui à leur diffusion, et la virtuosité de sa traductrice, Françoise Brun, garantit la cohérence d'une œuvre disparate, d'une œuvre qui mise sur toutes les couleurs du tapis et rafle à chaque fois le banco. En 1995, son premier roman, premier traduit, les Châteaux de la colère (Albin Michel), obtient le prix Médicis étranger, atteint les 25 000 exemplaires en grand format et poursuit sa route vers les 50 000, en édition de poche ("Points" Seuil).

En Italie, où Baricco paraît à la télévision dans deux émissions hebdomadaires, l'une consacrée à l'art lyrique, l'autre à la littérature ("Pickwick"), le succès mérité de l'animateur avait aidé à celui du livre: 150 000 exemplaires dans sa première édition (1). Ensuite le décalage qu'entraîne la traduction des livres fait diverger les carrières littéraires de Baricco en France et en Italie: l'immense succès de Soie (son troisième livre en Italie), 400 000 exemplaires (aujourd'hui près d'un million en Europe, bientôt au cinéma), l'impose comme son second livre en France alors que lesItaliens ont déjà lu Océan Mer (que les Français découvriront plus tard et ne bouderont pas, 100 000 copies). Bref, tout cela n'aurait aucune importance, mais permet de comprendre le trac de Baricco au moment de la sortie de City: c'est son premier titre depuis Soie, on l'attendait au virage.

Baricco: "Le succès de Soie est un miracle, une chose très agréable difficile à expliquer. Ce livre est arrivé entre les mains des "non-lecteurs", de ceux qui n'achètent jamais de livres, qui ne s'intéressent pas à la littérature, qui aiment seulement qu'on leur raconte des histoires. J'ai ce souci, de raconter des histoires. A ma table de travail, j'écris pour un lecteur, un type assis en face de moi, je me dois de retenir son attention. Mais peu à peu, il me fait confiance, je peux me permettre d'être un peu plus exigeant, il commence à me ressembler un peu. Mais il n'y a aucune raison que le miracle se reproduise, le lecteur doit faire des efforts. C'est pourquoi les trente premières pages sont difficiles, c'est une sorte d'examen, elles sont très dépaysantes pour le lecteur de Soie, mais j'avais besoin de cette sensation, tester les lecteurs de Soie. Bon, je crois qu'en Italie ils m'ont suivi, si cela continue mes "non-lecteurs" seront de vrais lecteurs et il faudra que j'invente autre chose à raconter aux journalistes."

Voyons donc les premières pages de ce City. Prologue, elles ont probablement été écrites après les autres (quoique Baricco s'en défende, voir ci-contre) pour ajouter une écorce ultime à la dendrologie du livre, une énième babouchka à la pile des poupées russes, celle qui pose la question de l'examen de passage de "non-lecteur" à lecteur, celui-là qui quatre cents pages plus loin, enfin lecteur patenté, se souviendra de la première question, celle qui ouvre le livre: "Alors, monsieur Klauser, est-ce que Mami Jane doit mourir?"

Il faut savoir que Mami Jane est la mère de Ballon Mac, Ballon Mac un super héros aveugle d'une BD éditée par CRB (son héroïsme, à Ballon Mac, consiste à jouir la nuit d'une salive aux propriétés démoniaques, on ne sait pas lesquelles, et d'exercer le jour, en guise de couverture, le métier de dentiste, aveugle, donc), de son côté, Mami Jane collectionne les vieux scalps indiens, joue de la basse dans un orchestre de blues entièrement constitué de Noirs, si l'on peut dire (et c'est dit), puisqu'elle en est l'unique musicien blanc. Tout cela et bien d'autres choses encore dès la première page, c'est ainsi, avec Baricco, si vous mettez le doigt dedans, il vous happe le bras, la tête et tout le toutim et vous somme de répondre à la question de savoir, oui ou non, je vous prie, s'il faut tuer Mami Jane. Les ventes des Aventures de Ballon Mac déclinant, le directeur de la CRB organise un référendum, installe huit jeunes filles (nous sommes toujours à la première page) dans une pièce afin de répondre à la question de la mort de la mère du héros ("renversée par un train alors qu'elle s'enfuyait poursuivie par un cambiste paranoïaque"). Bref, Shatzy Shell est l'une de ces femmes, elle reçoit un appel de Gould, futur héros principal du livre, qui l'interroge aussitôt sur la présence ou non dans les locaux de la CRB de deux personnages improbables mais assez réels pour qu'on ne puisse pas s'en débarrasser de sitôt (3 ou 400 pages plus loin), Diesel, compagnon muet, et Poomerang (il reviendra), géantissime géant. Pour ceux qui ne souhaiteraient pas poursuivre la lecture de cet article, disons tout de suite que Mami Jane est morte par 64% des voix contre 30, "les 6% restants voulant les envoyer tous se faire foutre et ayant téléphoné pour le dire", on l'apprend dès la deuxième page. Pour les autres: Shatzy Shell prend langue avec Gould qui l'embauche aussitôt comme gouvernante, elle se fait virer de CRB et s'en va, un sac à l'épaule avec marqué dessus "Sauvons la planète Terre des ongles de pieds vernis", et les portraits d'Eva Braun et Walt Disney.

A la fin du prologue, on a derrière soi matière à six ou sept romans. Et, au fond, on les aura, car Gould est un génie. Il se définit comme tel, à 13 ans les universités se l'arrachent, il est élevé en vue de l'obtention d'un prix Nobel, et tellement sûrement que seule une intelligence de son acabit aura une petite chance de l'éviter. Gould n'est pas seul, il a une gouvernante, deux amis, on le sait, et chacun d'eux, réels ou non, ont des vies en tête, des vies plus réelles que les rêves, plus réelles que les romans, plus réelles que la vie, le seul indice de leur irréalité est qu'elles figurent dans un roman de Baricco. Certaines de ces vies sont simples, elles peuvent être dites en quelques phrases, Poomerang, par exemple, fréquente les terrains de foot-ball (il y en a un million huit cent quatre dans le monde), il est à la recherche d'une action de jeu, bizarre, d'une bizarrerie regrettable (si on veut l'aider dans ses recherches, la description de l'action est page 37). Gould parfois l'accompagne, fasciné par le professeur Taltomar, grand observateur d'arbitrage, et philosophe, il pense que l'univers est un match joué sans arbitre et que Dieu est un juge de touche qui laisse passer tous les hors-jeu.

Gould, lui, à supposer qu'il n'ait pas inventé les autres personnages, écrit plusieurs romans à lui tout seul, à l'université, tout d'abord, où il aime clouer le bec aux plus grands professeurs, ou leur acheter des caravanes, (il en a 27, des professeurs, dont Mondrian Kilroy qui étudie les objets courbes et finira par mal tourner. Des Nymphéas, il dit: "c'est du rien vu par l'œil de personne", page 109, il peut en parler pendant des jours, il le fait), mais son grand œuvre , avec la complicité de Poomerang (Diesel est muet mais il n'en pense pas moins) est la boxe, la boxe à l'ancienne, du temps de LaMotta, du temps des matches à la radio. Le lecteur, apprenti ou non, comprend vite que Gould ne produit de boxe que dans l'intimité des toilettes où l'on reviendra (voir entretien). Shatzy, elle, sa vie est un western, pas un film, ni un livre, non, un western, avec son saloon, ses prostituées, ses chercheurs d'or, sa fusillade finale, des dizaines d'anecdotes. Dans les livres de Baricco, on raconte trois ou quatre histoires par page, sans perdre le fil, l'imagination débridée de fantaisie et d'intelligence. L'histoire de Joaquin Murieta, au hasard, dans le western: le pistolero mexicain avait descendu onze shérifs, il a fallu lui mettre l'armée aux trousses pour le prendre. On lui coupa la main gauche (il était gaucher), on la mit dans un sac et on la fit circuler dans tous les villages du Texas. Le shérif l'exposait dans le saloon puis l'envoyait à la ville voisine, "comme ça les gens comprenaient qui était le plus fort" (page 91), mais pour accélérer la pédagogie, on amputa trois autres Mexicains et on fit circuler leurs mains gauches. On se trompa dans les calculs et, un jour, à Martintown, il en est arrivé deux en même temps, des mains gauches de Joaquin Murieta.

Interrogé à ce propos sur son imagination, Baricco nous répondit: "Vous vous trompez, c'est une histoire vraie, j'ai d'ailleurs personnellement une photo de la main gauche de Murieta". Baricco a toujours prétendu n'avoir rien inventé. Sinon un rythme, une vitesse, une façon d'écrire apprise au piano ou au cinéma, de s'adresser à l'œil zappeur du lecteur, il dit: "mes romans sont complexes, peut-être, mais la narration a changé, ils paraîtront très simples aux utilisateurs de Windows 98."Mais quelqu'un l'a inventée, l'a programmée, cette immense construction de papier plié jusqu'à l'extrême, obscure, kaléïdoscopique, mêlé de vrai et de faux, que seule la lecture éclaircit, que l'on déplie en tournant les pages et qui finit à plat comme elle avait commencé, sur ses pattes. Comme le chat d'un autre. Baricco est un virtuose, sa gravité disparaît derrière la légèreté du prestidigitateur. Mais sous l'habit de l'artiste maniaque de précision, dans la faconde prodige de l'enfant Gould, le surdoué, le génie réfugié dans ses propres cabinets, l'orphelin de parents en vie, l'auteur a caché beaucoup de lui-même, de ce beaucoup il ne veut rien dire, la peur bleue de se perdre dans la ville, dans cette City dont il a retardé la publication d'une semaine pour être certain que le plan muet sur la couverture serait bien de ce superbe bleu.



1-Depuis, agacé par cette notoriété de télévision où il excellait, Baricco cessa d'y paraître, au point de refuser les invitations de Bernard Pivot et des autres. Il dirige aujourd'hui à Turin, l'école Holden, le cours de narration qu'il a créé en 1994, voir Libération du 13 février 1997.

 

L'Express 13/04/2000

 

Le don Quichotte des pipi-rooms


City, d'Alessandro Baricco, aurait sans doute pu être un bon roman. Sans doute.


Gould va bientôt fêter ses 13 ans. C'est un petit génie, bardé de diplômes. Mais aussi un incorrigible mythomane. Surtout lorsqu'il s'enferme dans ses toilettes. Là, chevauchant sa Rossinante de faïence tel un don Quichotte des pipi-rooms, notre surdoué gamberge, fabule, divague, s'invente des confidents imaginaires.

Un jour, à l'occasion d'un sondage téléphonique, Gould tombe sur une rêveuse de son espèce, Shatzy Shell, qui caresse le très chimérique projet de tourner un western... La suite? Un souk. Un vague patchwork où le hussard des lettres italiennes accumule parenthèses et digressions, tente vainement de recoller les morceaux de son puzzle, zappe d'un personnage à l'autre en laissant entendre à son lecteur qu'il ignore où il veut en venir. Un scénario en accordéon, des dialogues en chewing-gum, un embrouillamini de scènes inutiles: l'auteur de Soie (220 000 exemplaires) tire à la ligne pour faire tourner les rotatives. «Le talent, écrit-il à la page 136, est destructeur.» Le sien semble être carrément détruit.


El Mundo 06/05/1999


Alessandro Baricco se enclaustra en Internet como única vía de promoción de su nueva novela


Marta Lobato

ROMA.- ¿Está tratando de convertirse en uno de esos personajes fantasma de la literatura mundial, como su admirado D.J. Salinger, o simplemente ha ideado una astuta estratagema de promocion editorial para aumentar la curiosidad del publico? Sea por el motivo que sea, el escritor turinés Alessandro Baricco ha decidido esconderse en Internet -"un lugar que casi no existe", según sus mismas palabras- para lanzar su nuevo libro, City. 

Varios días antes de su desembarco en las librerias italianas, la novela ha visto la luz en la red. Internautas de todo el mundo han podido leer en www.abcity.it" las primeras 18 paginas del prólogo del libro, en italiano o en inglés, así como una breve confesion del escritor titulada Todo lo que tengo que decir sobre City.


En este apartado del ciberespacio escrito en tono confidencial, el autor de Seda, Océano mar y tantas otras novelas de éxito ha desgranado su nuevo trabajo aclarando los puntos fundamentales del mismo. Esta curiosa presentación será la única. Baricco no tiene intención de derrochar una sola palabra más para hablar de City.


"Ya con los otros libros me había parecido siempre algo vagamente deshonesto hablar en público de lo que había escrito", sostiene. Por eso, ahora no va a conceder ninguna entrevista ni va a participar en debate alguno para promocionar la novela.


"Sólo estas líneas, posadas en este lugar que casi no existe, dedicadas a quien las encuentre". Ademas de leerlas, el navegante que las halle en la red puede entablar un diálogo interactivo con este conocido escritor de 40 años y cara aniñada que adora la música lírica y los viajes en tren.


Desde el pasado jueves, decenas de lectores dejaron en el foro abierto por Alessandro Baricco una larga serie de mensajes de aprecio o de crítica, juegos de palabras o promesas.


Publicado por la editorial Rizzoli, City no sólo representa una novedad en cuanto a su fórmula de presentación, sino también en cuanto a su contenido literario propiamente dicho. Por primera vez en su trayectoria, Baricco cuenta historias que suceden en nuestros días, "y no en algún imaginario pasado".

 
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