Lo spazio web Rizzoli



City è il primo libro italiano il cui lancio pubblicitario è affidato al web per mezzo del sito abcity.it allestito dalla Rizzoli nell’aprile del 1999.

Sul sito è pubblicato il prologo di City e la presentazione di Baricco intitolata Tutto quello che ho da dire su City. 

Sin dalla settimana prima dell’uscita del libro in libreria, è attivo un forum intitolato La City dei lettori. Nell’estate del 1999 è inserita una pagina relativa alla musica del western di City. 



City forum



Il City forum è attivo sin dalla settimana precedente l'uscita di City in libreria e il tenore dei messaggi mostra aspettative molto alte da parte dei lettori.

Man mano che i lettori iniziano e completano la lettura, esprimono i loro commenti sul testo e spesso contestualizzano il proprio giudizio, emozionale o di commento critico, nel raffronto con le opere precedenti.

Tra i messaggi che approdano al forum, tuttavia, poco più di un decimo contiene commenti centrati su City mentre i messaggi che manifestano il bisogno di comunicare direttamente con l’autore e di esprimere le emozioni legate all’incontro con la scrittura di Baricco, spesso in toni da fan-club, rimangono il dato prevalente durante tutti gli anni di attività del forum. Baricco interviene sul forum una sola volta, nel giugno del 1999.


Baricco sul City forum (giugno 1999)

A.
Ehi. Sono io. Volevo dire alcune cose e rispondere a qualche domanda. In ordine sparso. 1) Certo che vi leggo. Mi piace molto. Mi sembra che capiate City molto più di quelli che leggo sui giornali. E non smetterò di leggervi. 2) L'idea era quella di non rispondere mai, io. Perché non credo molto che uno scrittore debba spiegare qualcosa di sè al lettore. Il lettore, meno sa di me, meglio è. L'importante sono i libri: chi li scrive è abbastanza insignificante. Secondo me ha un senso che chi legge City abbia un luogo dove poter scrivere cosa ne pensa e leggere cosa ne pensano gli altri. Così il gesto della lettura diventa un po' meno solitario. Tutto qui. Poi magari ogni tanto qualche cosa mi verrà da scriverla, ma insomma, non credo che avverrà sovente. 3) Totem non è stato interrotto dalla Rai: approfitto dell'occasione per dirlo chiaramente. Totem è una cosa che di solito accade a teatro e dura due serate di due ore e mezza l'una (la prossima volta la faccimao a Nora, in Sardegna, il 4 e 5 agosto, credo). In televisione abbiamo fatto qualcosa di molto simile: due serate un po' più corte. Quindi, questa volta, niente rimproveri alla Rai, che, al contrario, ha avuto il coraggio di mandare in onda Totem in prima serata (Freccero è abbastanza matto e molto furbo) 4) Ma questo City di Clifford Simak si trova? In libreria, dico. Si trova? 5) Ogni tanto scrivete cose che mi fanno veramente divertire. Mi è piaciuta molto quella là che aspetta un bambino e spera che gliene nasca uno capace di rispondere ai questionari partendo dalla domanda 22 e non dalla numero 1. E mi piacciono quelli che scrivono dall'estero, e si vede che la nostalgia non li molla. E mi è piaciuta Catia con la C, perché anch'io ho pensato spesso che i libri non dovrebbero avere una trama, perché distrae. 6) Per la cronaca: questo sito non chiuderà. Cioè, fino a che qualcuno lo userà, rimarrà aperto. Il bello sarà quando City uscirà all'estero (ci vorrà qualche mese, un anno) così vedremo cosa ne pensano gli altri, di City. E sarà una bella Babele di lingue. 7) Il finale di Castelli di rabbia non lo posso spiegare, mi spiace. Però basta prenderlo, toglierlo da lì e metterlo all'inizio del libro, come Prologo, e si capisce tutto. 8) Il racconto Il rigore più lungo del mondo, di Soriano, si trova in un libro Einaudi intitolato Pensare con i piedi e in un altro, sempre Einaudi, intitolato Futbol. 9)Ogni tanto fare il mio mestiere diventa durissimo. Il perché è noioso e non ve lo spiego. Però volevo dire che leggere nei vostri messaggi la passione e la forza con cui leggete è una cosa che mi aiuta molto a non mollare 10) Vedo che la critica più diffusa è quella di narcisismo, autocompiacimento, ego siliconato, scrittura che si bea di se stessa, cose così. E' da quando ho iniziato a scrivere che mi inseguono critiche di quel tipo. Evidentemente, qualcosa di vero ci dev'essere. Però temo che la cosa sia più complessa di quanto sembri. Comunque: ci penserò. Vediamo cosa si può fare. (Il fatto è che quando io scrivo godo e mi diverto: perché non dovrebbe venire fuori? perché dovrei nasconderlo? E se scrivo un pezzo del western che mi sembra fantastico, perché mai dovrei farlo un po' più brutto? Perché suoni meno falso? A me non importa che suoni falso. A me importa che suoni. Come le case del salone La casa ideale, mi spiego? Potrei andare avanti ore, a parlarne: ma come vedete, non è una faccenda così scontata come sembra) 11) Un grazie speciale a Doninelli, Voltolini e Cotroneo, che hanno lasciato un messaggio qui. 12) Sono stanco cone un ciclista in salita. Mi sa che per un po' sparisco. Stay hard, stay hungry, stay alive. AB ()


Il forum rimarrà online fino al settembre del 2005 ma i messaggi pubblicati, congelati nel 2003, saranno nel tempo sempre meno collegati a City e sempre più orientati alla interazione tra i partecipanti o alle comunicazioni e ai commenti sull’attività di Baricco e sulle uscite delle opere successive a City. 

Su City 


TUTTO QUELLO CHE HO DA DIRE SU CITY.

Intanto, il titolo. Il mio ultimo libro l’ho intitolato City. Mi rendo conto che non è una grande idea per uno che, il libro precedente, l’ha intitolato Seta. Immagino che adesso mi toccherà scrivere Sete (pensavo alla storia di una cittadina, nell’Idaho, dove una mattina tutti si svegliano e il fiume si è seccato, la Coca Cola è finita, i radiatori delle macchine sono vuoti, i bambini piangono senza lacrime, le vaschette dei cessi sono  a secco e così via. Fatti i conti, l’unica cosa che rimane, liquida e bevibile, in tutta la città, è roba alcoolica. E tutti lì, con una sete pazzesca. Il finale però non mi è venuto ancora in mente). Insomma, non è stata una grande idea. Però ci tenevo, a City, perché dice cosa questo libro è sempre stato, nella mia testa. Una città. Non una città precisa. L’impronta di una città qualsiasi, piuttosto. Il suo scheletro. Pensavo alle storie che avevo in mente come a dei quartieri. E immaginavo personaggi che erano strade, e alle volte iniziavano e morivano in un quartiere, altre attraversavano la città intera, infilzando quartieri e mondi che non c’entravano niente uno con l’altro e che pure erano la stessa città. City.

Pensavo a quando vai in una città, e poi quando torni ti chiedono se l’hai vista, quella città, e tu dici di sì, ma è evidente che non l’hai vista, veramente, ne hai viste porzioni irregolari e casuali, ma dici che sì, l’hai vista. City. Volevo scrivere un libro che si muovesse come uno che si perde in una città. Poi, tornato a casa, gli chiedevano cosa aveva visto. Ho visto City.
L’ho scritto - il libro - e poi l’ho intitolato City. Mi sembrava la cosa giusta da fare.
I personaggi - le strade - sono tanti. C’è un barbiere che il giovedì taglia i capelli gratis, uno che è un gigante, un altro che è muto. C’è un ragazzino che si chiama Gould, e una ragazza che si chiama Shatzy Shell (niente a che vedere con quello della benzina). Ci sono dei professori, della gente che gioca a calcio, un bambino nero che tira a canestro e ci becca sempre, e c’è anche un generale dell’esercito. Gente. Strade. Si prendono le strade e si va.
Per la prima volta, ho fatto questa cosa strana di raccontare storie che accadono ai giorni nostri, e non in qualche immaginario passato. Me l’ero promesso. Così l’ho fatto. Mi son messo di impegno: per dire: il libro inizia con una telefonata. Roba moderna.

Ci sono anche televisori, automobili, pullman, e, a un certo punto, una roulotte. Volevo anche mettere uno che mandava un fax, ma non mi è riuscito. La prossima volta. Comunque, dato che i vizi sono difficili da abbandonare, in City ci sono anche due quartieri, piuttosto grandi, spostati un po’ indietro nel tempo. C’è una storia di boxe, e c’è un western. Già. Il western è una cosa a cui pensavo da anni. Mi chiedevo se era possibile scrivere un western, nel senso di farne un libro e non un film. Stavo sempre lì a immaginarmi come diavolo uno poteva fare a scrivere la sparatoria finale. Scriverla bene, voglio dire, che proprio te la sentivi addosso, e te la bevevi tutta in apnea. Prima o poi dovevo provarci. L’ho fatto, e mi son divertito molto. Se non avessi da scrivere Sete, credo che non scriverei altro che western, adesso. Quanto alla boxe, quello è un mondo pazzesco, bellissimo. Se solo sei uno che scrive, non puoi veramente guardarlo senza sentirti salire una voglia bestiale di provare a scrivere quello che stai guardando. Hai un bel dirti che l’ha già fatto Jack London. Prima o poi ci caschi. Meglio prima, mi son detto. E anche lì mi son divertito molto. Faticoso, ma sai che giostra, per la fantasìa.

Ancora una cosa vorrei dire. Dato che uno dei personaggi (il ragazzino che si chiama Gould) va all’Università, ogni tanto, in City, compaiono dei professori che, secondo una certa logica, fanno lezione. Ce n’è uno che si chiama Mondrian Kilroy. E’ quello che mi piace di più. E’ lui che, a un certo punto, si mette a scrivere un Saggio, e come argomento sceglie: l’onestà intellettuale. Io ci sto spesso a pensare, a quella faccenda, a cosa significhi essere onesti se sei un intellettuale. E’ una storia complicata. Non sono mai riuscito a capirci molto. Però so che tutto passa da lì, che è lì che si decide quanto facciamo schifo, o quanto, invece, riusciamo a essere uomini giusti. Così ho preso Mondrian Kilroy e gli ho fatto scrivere quel Saggio: mi sembrava un tipo abbastanza ingenuo, e pulito, per poterlo fare. A leggerlo sembra una denuncia dei vizi altrui, ma non è solo quello: è anche un’autodenuncia, e un modo di guardarmi allo specchio. Non è che quello che si vede sia una meraviglia. Ma chiudere gli occhi, quello non mi va di farlo. Così quelle pagine le ho scritte e poi non le ho tolte.

Il prof. Mondrian Kilroy ci ha messo una breve nota, alla fine. Dice: “Un’altra vita, saremo onesti. Saremo capaci di tacere”. Non ho ancora capito bene in che modo, ma essere capaci di silenzio è una cosa che c’entra molto con l’essere onesti, se fai un mestiere come il mio. Forse perfino la capacità di essere assenti. Così, se solo vi capiterà di leggerle, quelle pagine, potrete forse capire perché tutto quello che avevo da dire, su City, l’ho scritto qui, e da adesso me ne starò in silenzio. Già con gli altri libri mi è sempre sembrata una cosa vagamente disonesta parlare in pubblico di ciò che avevo scritto. Con questo, proprio non mi riuscirebbe di farlo. Il prof. Mondrian Kilroy non me lo perdonerebbe mai. Per cui niente interviste o presentazioni o dibattiti. Giusto queste righe, posate in questo posto che quasi non esiste - dedicate a chi le troverà.
Quanto a sparire del tutto, l’ho detto, al prof. Mondrian Kilroy: non sono abbastanza onesto - o forte - per farlo. Mi spiace.
Un’altra volta, magari.
A.B.



Nel giugno 2000, abcity.it ospita la prima chat di Baricco con i lettori. Durante il periodo in cui è in linea abcity.it, sono organizzati tre incontri con i lettori in forma di chat.

Il primo incontro ha luogo il 29 giugno del 2000, poco più di un anno dopo l'uscita di City e l'apertura del City Forum. La chat, dal titolo Linea diretta con Alessandro Baricco, è ospitata dalle 14 alle 17 su una pagina interna al sito, dove rimane archiviata.

Su la Repubblica il resoconto di Loredana Lipperini, parla di «una foltissima schiera di interlocutori on line, cinquecento soltanto nei primi sessanta minuti, più di mille alla conclusione della terza ora, fino ad intasare il sito» e sul Corriere della Sera Cristina Taglietti conta 1285 messaggi arrivati. Le domande pubblicate sono 126, alcune delle quali prive di risposta per le quali Baricco si giustifica affermando: «il problema è che qui arrivano tanti messaggi e così è SCIENTIFICAMENTE impossibile che io risponda a tutti, quindi alcuni li pubblico senza risposta, perdonato? Perdonato». 

Sul Corriere della sera, in un articolo sul rapporto tra libri e Web, Paolo Ottolina scrive: «In Italia, per ora, l'esperimento più innovativo è stato quello di Alessandro Baricco, che presentò il suo ultimo romanzo «City» unicamente via Internet, attraverso un sito trilingue appositamente creato. La risposta del pubblico, in quel caso, è stata ottima. Tanto che, nella chat con l' autore del 29 giugno, il sito ha raggiunto 40.000 contatti. E, nelle tre ore in cui Baricco è rimasto online, sono piovute 1.300 domande dai suoi lettori.».   

 

Con l’uscita delle traduzioni, il sito è strutturato in sezioni – ciascuna con una sua homepage – relative oltre che all’edizione italiana, alle traduzioni già pubblicate. 


 

Alle sezioni si accede da link sulla homepage. Le sezioni del sito dedicate alle traduzioni di City contengono alcune pagine del prologo, la traduzione della presentazione di Baricco e la pagina relativa alla musica del western.

Il numero di pagine del prologo disponibili sul sito varia nelle diverse sezioni dedicate alle traduzioni. La grafica richiama nella maggior parte dei casi quella di una pagina stampata con il richiamo all'immagine della copertina dell'edizione tradotta.


Il sito abcity.it è mantenuto online fino al settembre del 2005 - anno nel quale Baricco passa dall’editore Rizzoli alla Fandango - e viene aggiornato fino al 2003, oltre che con i messaggi del forum, con notizie e link agli eventi collegati alla vita di City o a iniziative della Rizzoli legate a Baricco come l’uscita di Senza sangue, le chat del 2002 e del 2003 e il City reading project.

La homepage finale di abcity.it