Le conversazioni telefoniche

 

Prologo. Gould e Shatzy

Gould e suo padre (usa i questionari)

Shatzy e il padre di Gould (Joaquìn Murieta)

Shatzy e il padre di Gould (Ci servirebbe la sua automobile)

Gould e suo padre (Couverney)

Shatzy e il padre di Gould (Gould è sparito)


Prologo. Gould e Shatzy
- CRB, buon giorno.
- Buon giorno, è già arrivato Diesel?
- Chi?
- Okay, non è ancora arrivato...
- Qui è la CRB, signore.
- Sì, lo so.
- Lei deve aver sbagliato numero.
- No, no, va tutto bene, adesso mi ascolti...
- Signore...
- Sì?
- Questa è la CRB, è il referendum “Deve morire Mami Jane”?
- Grazie, lo so.
- Allora vorrebbe gentilmente darmi il suo nome?
- Non ha importanza il mio nome...
- Deve darmelo, è la prassi.
- Okay, okay... Gould... il mio nome è Gould.
- Signor Gould.
- Sì, signor Gould, adesso se posso...
- Deve morire Mami Jane?
- Prego?
- Dovrebbe dirmi cosa ne pensa lei... se Mami Jane deve morire oppure no.
- Oh Gesù...
- Lei lo sa, vero?, chi è Mami Jane?
- Certo che lo so, ma...
- Vede, lei dovrebbe solo dirmi se pensa che...
- Vuole starmi ad ascoltare un attimo?
- Certo.
- Ecco, mi faccia un favore, si dia un’occhiata intorno.
- Io?
- Qui?
- Sì, lì, nella stanza, mi faccia questo piacere.
- Okay, sto guardando.
- Bene. Vede per caso un ragazzo rapato a zero che tiene per mano uno molto grande, ma veramente grande, una specie di gigante, con delle scarpe enormi, e una giacca verde?
- No, non credo.
- È sicura?
- Sì, sono sicura.
- Bene. Allora non sono ancora arrivati.
- No.
- Okay, allora voglio che lei sappia una cosa.
- Sì?
- Quei due non sono cattivi.
- No?
- No. Quando arriveranno si metteranno a sfasciare tutto, e con ogni probabilità prenderanno il suo telefono e glielo attorciglieranno intorno al collo, o cose del genere, ma non sono due ragazzi cattivi, veramente, è solo che...
- Signor Gould...
- Sì?
- Le dispiace dirmi quanti anni ha?
- Tredici.
- Tredici?
- Dodici... a voler essere esatti, dodici.
- Senti Gould, c’è mica tua mamma da quelle parti?
- Mia mamma se n’è andata quattro anni fa, adesso vive con un professore che studia i pesci, le abitudini dei pesci, un etologo, a voler esser precisi.
- Mi spiace.
- Non deve spiacerle, la vita va così, non ci si può far nulla.
- Davvero?
- Davvero. Non ci crede?
- Sì... credo che sia così... non so di preciso, immagino che sia così.
- È maledettamente così.
- Hai dodici anni, vero?
- Domani ne faccio tredici, domani.
- Splendido.
- Splendido.
- Buon compleanno Gould.
- Grazie.
- Vedrai che sarà splendido avere tredici anni.
- Ci spero.
- Tanti auguri, davvero.
- Grazie.
- Non è che c’è tuo padre nei dintorni, eh?
- No. È a lavorare.
- Già.
- Mio padre lavora per l’esercito.
- Splendido.
- È tutto sempre così splendido per lei?
- Prego?
- È tutto sempre così splendido per lei?
- Sì... credo di sì.
- Splendido.
- Cioè... mi succede spesso, ecco.
- È una fortuna.
- Mi succede anche nei momenti più strani.
- Credo che sia una fortuna, davvero.
- Una volta ero in una tavola calda, sulla Statale I6, appena fuori città,
[…] La tavola calda sulla Statale 16
- Strano.
- C’è da vergognarsi a raccontarlo.
- Perché?
- Non so... la gente non la racconta, di solito, una cosa del genere...
- A me è piaciuta.
- Dai...
- No, davvero, specialmente la storia del ketchup...
- Ha preso la bottiglia e gliene ha versato un po’...
- Già.
- Tutto vestito di grigio.
- Buffo.
- Così.
- Così.
- Gould?
- Sì.
- Sono contenta che hai telefonato.
- Ehi, no, aspetta...
- Sono qui.
- Come ti chiami?
- Shatzy.
- Shatzy.
- Mi chiamo Shatzy Shell.
- Shatzy Shell.
- E lì non c’è nessuno che ti sta arrotolando il filo del telefono intorno al collo, vero?
- No.
- Ti ricorderai, quando verranno, che non sono cattivi?
- Vedrai che non verranno.
- Non contarci, quelli arrivano...
- Perché dovrebbero, Gould?
- Diesel adora Mami Jane. E lui è alto due metri e quarantasette centimetri.
- Splendido.
- Dipende. Quando è molto arrabbiato non è affatto splendido.
- E adesso è molto arrabbiato?
- Lo saresti anche tu se facessero un referendum per uccidere Mami Jane, e Mami Jane fosse il tuo ideale di madre.
- È solo un referendum, Gould.
- Diesel dice che è tutta una truffa. L’hanno già deciso da mesi che la uccideranno, fanno così solo per salvarsi la faccia.
- Forse si sbaglia.
- Diesel non sbaglia mai. Lui è un gigante.
- Gigante quanto?
- Tanto.
- Io una volta stavo con uno che poteva schiacciare a canestro senza neanche mettersi sulla punta dei piedi.
- Veramente?
- Però di mestiere strappava i biglietti in un cinema.
- E lo amavi?
- Che domanda è, Gould?
- Hai detto che stavi con lui.
- Sì, stavamo insieme. Siamo stati insieme per ventidue giorni.
- E poi?
- Non so... era tutto un po’ complicato, capisci?
- Sì... anche per Diesel è tutto un po’ complicato.
- È così.
- Suo padre ha dovuto fargli costruire un cesso su misura, gli è costato una fortuna.
- Te l’ho detto, è tutto un po’ complicato.
- Già. Quando Diesel ha provato ad andare a scuola, giù, alla Taton, è arrivato lì al mattino...
- Gould?
- Sì.
- Scusami un attimo, Gould.
- Okay.
- Resta in linea, d’accordo?
- Okay.
Shatzy Shell mise la linea in attesa. Poi si voltò verso il signore che in piedi, davanti al suo tavolo, la stava osservando. Era il capo dipartimento sviluppo e promozione. Si chiamava Bellerbaumer. Era di quelli che succhiano la stanghetta degli occhiali.
- Signor Bellerbaumer?
Il signor Bellerbaumer si schiarì la voce.
- Signorina, lei sta parlando di giganti.
- Esatto.
- Lei sta telefonando da dodici minuti e sta parlando di giganti.
- Dodici minuti?
- Ieri ha conversato allegramente per ventisette minuti con un agente di Borsa che alla fine le ha proposto di sposarla.
- Non sapeva chi era Mami Jane, ho dovuto....
- E il giorno prima è rimasta attaccata a quel telefono per un’ora e undici minuti correggendo i compiti a un dannatissimo ragazzetto che poi come risposta le ha dato: perché non fate crepare Ballon Mac?
- Potrebbe essere un’idea, ci pensi.
- Signorina, quel telefono è proprietà della CRB, e lei è pagata per dire una sola maledettissima frase: Deve morire Mami Jane?
- Cerco di fare del mio meglio.
- Anche io. E quindi la licenzio, signorina Shell.
- Prego?
- Sono costretto a licenziarla, signorina.
- Sul serio?
- Mi spiace.
- ...
- ...
- ...
- ...
- Signor Bellerbaumer?
- Dica.
- Le secca se finisco la telefonata?
- Quale telefonata?
- La telefonata. C’è un ragazzo in linea, che aspetta.
- ...
- ...
- Finisca la telefonata.
- Grazie.
- Prego.
- Gould?
- Pronto?
- Mi sa che devo staccare, Gould.
- Okay.
- Mi hanno appena licenziata.
- Splendido.
- Non ne sono così sicura.
- Se non altro non strozzeranno te.
- Chi?
- Diesel e Poomerang.
- Il gigante?
- Il gigante è Diesel. Poomerang è l’altro, quello senza capelli. È muto.
- Poomerang.
- Sì. È muto. Non parla. Ci sente ma non parla.
- Li fermeranno all’ingresso.
- In genere non si fermano mai, quei due.
- Gould?
- Sì.
- Deve morire Mami Jane?
- Vadano tutti a fare in culo.
- “Non so”. Okay.
- Mi dici una cosa, Shatzy?
- Devo andare, adesso.
- Solo una cosa.
- Dimmi.
- Quel posto, quella tavola calda...
- Sì...
- Pensavo... deve essere un posto niente male...
- Così...
- Pensavo che mi piacerebbe farci il mio compleanno.
- In che senso?
- Domani... è il mio compleanno... si potrebbe andare tutti a mangiare lì, magari ci sono ancora quei due vestiti di grigio, quelli del ketchup.
- È una strana idea, Gould.
- Tu, io, Diesel e Poomerang. Pago io.
- Non so.
- È una buona idea, giuro.
- Forse.
- 85.56.74.I8.
- Cos’è?
- Il mio numero, se ti va mi chiami, okay?
- Non sembra che hai tredici anni.
- Li compio domani, a essere esatti.
- Già.
- Allora d’accordo.
- Sì.
- D’accordo.
- Gould?
- Sì?
- Ciao.
- Ciao Shatzy.
- Ciao.
Sommario
3. Gould e suo padre (usa i questionari)
- Orologi?
- Anche altra roba, tipo catenine, crocefissi, cose così.
- Cristo, Gould. Bisogna mettere l’annuncio sul giornale. Come l’altra volta.
- Sì.
- Fa’ mettere subito quell’annuncio sul giornale e poi usa i questionari, okay?
- Sì.
- Ma non era anche muta, quella?
- Sì.
- Gliel’avete detto, all’orologiaio?
- Gliel’ha detto lei.
- Lei?
- Sì, per telefono.
- Da non crederci, gente.
- Già.
- Ne hai ancora copie dei questionari?
- Sì.
- Nel caso fanne delle fotocopie, okay?
- Pronto?
- Gould?
- Pronto.
- Gould mi senti?
- Adesso ti sento.
- Se rimani senza questionari, fanne delle fotocopie.
- Pronto?
- Gould mi senti?
- ...
- Gould!
- Sono qui.
- Mi hai sentito?
- Pronto?
- C’è la linea disturbata.
- Adesso ti sento.
- Sei ancora lì?
- Sono qui...
- Pronto!
- Sono qui.
- Ma che cazzo succede a...
- Ciao papà.
- Li fanno con la merda, ‘sti telefoni?
- Ciao.
- Li fate con la merda, questi telef
Clic.


Shatzy e il padre di Gould (Joaquín Murieta)
- Passami la signorina Shell.
- Sì.
Gould passò la cornetta a Shatzy. Dall’altra parte del filo c’era suo padre.
- Pronto?
- Signorina Shell?
- Sono io.
- Parente con quello della benzina?
- No.
- È un peccato.
- Lo penso anch’io.
- Alla domanda numero 3I lei ha risposto che fa un western.
- Esatto.
- Che il sogno della sua vita è fare un western.
- Già.
- Le sembra una buona risposta?
- Non ne avevo altre.
- ...
- ...
- Ma cos’è?, un film?
- Prego?
- Questo western... cos’è, un film, un libro, un fumetto, cosa diavolo è?
- In che senso?
- Mi sente?
- Cos’è?, un film?
- Cos’è cosa?
- il western, cos’è?
- È un western.
- ...
- ...
- Un western?
- Un western.
- ...
- ...
- Signorina Shell?
- Eccomi.
- Va tutto bene lì?
- A meraviglia.
- Gould è un ragazzino speciale, lo ha capito questo?
- Credo di sì.
- Voglio che non abbia pasticci intorno, mi spiego?
- Più o meno.
- Deve pensare a studiare, e poi tutto verrà da sé.
- Sì, generale.
- È un ragazzino forte, ce la farà.
- È probabile.
- La conosce la storia della mano di Joaquín Murieta?
- Prego?
- Joaquín Murieta. Era un bandito.
- Fantastico.
- Il terrore del Texas, passò anni a seminare il terrore nel Texas, un bandito feroce, ci sapeva fare, stese undici sceriffi in tre anni, aveva una taglia sulla testa che sembrava una collezione di zeri.
- Davvero?
- Alla fine per prenderlo dovettero mobilitare l’esercito. Ci misero un po’, ma lo presero. E sa cosa fecero?
- No.
- Gli tagliarono una mano, la mano sinistra, quella con cui sparava. La misero in un sacco e la spedirono in giro per il Texas. Fece il giro di tutte le città. Lo sceriffo riceveva il pacco, esponeva la mano al saloon, poi la rimetteva nel sacco e la spediva alla città vicina. Era come un avvertimento, capisce?
- Sì.
- Così la gente capiva chi era il più forte.
- Già.
- Be’, sa qual è la cosa curiosa della faccenda?
- No.
- C’è che a dirla tutta mandarono in giro quattro mani di Joaquín Murieta, per sveltire la pratica, quella vera e altre tre tagliate a qualche altro fottuto messicano, e un giorno sbagliarono i calcoli, in una città che si chiamava Martinto ve ne arrivarono due contemporaneamente, due mani di Joaquín Murieta, tutt’e due sinistre.
- Splendido.
- Sa cosa disse la gente?
- No.
- Neanch’io.
- Prego?
- Neanch’io.
- Ah.
- Una bella storia, no?
       - Sì, è una bella storia
- Pensavo che le potesse servire, per il suo western.
- Ci penserò su.
- L’ultima volta che sono passato da lì, dentro il frigorifero c’era un aeroplano di plastica giallo e l’elenco del telefono.
- Adesso è tutto a posto.
- Conto su di lei.
- Certo.
- Deve bere latte, quel ragazzo, gli prenda quello con le vitamine.
- Sì.
- E il calcio, ha bisogno di calcio, è sempre stato un po’ giù di calcio.
- Sì.
- Poi un giorno le spiego.
- Cosa?
- Perché io sto qui e Gould sta lì. Non le sembrerà una grande idea, immagino.
- Non so.
- Sono sicuro che non le sembra una grande idea.
- Non so.
- Poi le spiegherò, vedrà.
- D’accordo.
- Era un problema, prima, con quella ragazza muta. Era una brava ragazza, ma non era semplicissimo spiegarsi.
- Immagino.
- Sono più tranquillo, con lei, signorina Shell.
- Bene.
- Lei parla.
- Già.
- È tremendamente più pratico.
- Sono d’accordo.
- Bene.
- Bene.
- Mi passa Gould?
- Sì.

Shatzy e il padre di Gould (Ci servirebbe la sua automobile)

- Pronto?

- Signorina Shell?

- Sono io.

- Tutto bene laggiù?

- Sì. Abbiamo solo un piccolo problema.

- Che problema?

- Ci servirebbe la sua automobile.

- La mia automobile?

- Sì.

- Di che automobile sta parlando?

- Della sua.

- Sta dicendomi che io posseggo un’automobile?

- Mi sembrava una cosa plausibile.

- Temo che lei si sbagli, signorina.

- È sorprendente.

- Perché, lei non sbaglia mai?

- Non intendevo questo.

- Cosa intendeva?

- Lei è un maschio e non ha un’automobile, questo intendevo. È sorprendente, no?

- Non ne sono sicuro.

- È abbastanza sorprendente, mi creda.

- Non andrebbe bene un carro armato? Di quelli ne ho molti.

Shatzy vide per un attimo una roulotte trascinata da un carro armato.

- No, temo che non ci risolva il problema.

- Scherzavo.

- Ah.

- Signorina Shell?

- Sì.

- Vuole gentilmente dirmi qual è il problema in questione?

A Shatzy venne in mente Bird, il vecchio pistolero. Strana macchina, la mente. Lavora come vuole lei.

- Qual è il problema, signorina Shell?

[…] Bird

- Signorina Shell?

- Sì, pronto.

- Mi sente?

- Sì, benissimo.

- Si era interrotta la linea.

- Succede.

- È un inferno, con questi telefoni.

- Già.

- Credo che sarebbe più facile mandare lì un bombardiere e centrare mio figlio in testa che non riuscire a parlargli per telefono.

- Spero che non lo farà.

- Come?

- No, niente, scherzavo.

- È lì, Gould?

- Sì.

- Me lo passa?

- Sì.

- Stia in gamba.

- Anche lei.


Gould e suo padre (Couverney)

- Pronto, Gould?

- Ciao papà.

- Sono tuo padre.

- Ciao.

- Tutto bene?

- Sì.

- Cos’è questa storia di Couverney?

- Mi hanno invitato a Couverney.

- In che senso?

- Fanno delle ricerche, lì. Vogliono che vada a lavorare con loro.

- Ha l’aria di essere una gran cosa.

- Credo che lo sia.

- E poi?

- Poi basta, mi hanno invitato per tre anni, mi danno un alloggio lì all’università, e mi pagano due viaggi all’anno, per tornare a casa, se ho voglia.

- Natale e Pasqua.

- Tipo.

- Ha l’aria di essere una gran cosa.

- Sì.

- È dall’altra parte del mondo, Couverney.

- È lontana, sì.

- Mangiano da cani, lì, sai?, ci sono stato, una volta, non all’università, lì nella zona, non c’era verso di mangiare qualcosa che non sapesse di pesce.

- Dicono che ci fa un freddo micidiale.

- Probabile.

- Più freddo che qui.

- Ti daranno dei soldi, no?

- Come?

- Dico, ti pagano bene?

- Credo di sì.

- Quella è una cosa importante. Cosa dice il rettore Bolder?

- Lui dice che sono un sacco di soldi per un ragazzino di quindici anni.

- No, dico in generale, cosa dice il rettore Bolder su tutta la faccenda, in generale?

- Dice che è una grande occasione. Lui però vorrebbe che io restassi qui.

- Il vecchio Bolder. E un brav’uomo, sai?, puoi fidarti di lui.

- Dice che è una grande occasione.

- Dev’essere una cosa tipo essere invitato a Wimbledon. Se sei un tennista, voglio dire.

- Più o meno.

- Come se uno giocasse a tennis e un giorno gli scrivono e gli dicono Noi la paghiamo se ci fa l’onore di venire a giocare qui. Pazzesco, eh?

- Già.

- Sono fiero di te, figliolo.

- Grazie papà.

- Pazzesco, veramente.

- Abbastanza.

- La mamma sarà contenta.

- Come?

- La mamma sarà contenta, Gould.

- Glielo dirai?

- Sì, glielo dirò.

- Davvero?

- Sì.

- Davvero?

- Lei sarà contenta.

- Non dirle però che ci vado, non so ancora se ci vado, voglio dire, me l’hanno appena chiesto.

- Le dirò che te l’hanno chiesto, le dirò solo questo.

- Sì.

- E che è una grande cosa.

- Sì, spiegaglielo che è una grande cosa.

- Sarà contenta.

- Sì, è una buona idea, diglielo.

- Glielo dirò, Gould.

- Grazie.

-                          …

-                          …

- Quando pensi di decidere qualcosa?

- Non so.

- Dovresti partire subito?

- A settembre.

- Hai un po’ di tempo.

- Sì.

- È una grande occasione, forse non dovresti fartela scappare.

- È quello che dicono tutti, qui.

- Però decidi con la tua testa, hai capito?

- Sì.

- Sta’ ad ascoltare tutti quanti e poi decidi con la tua testa.

- Sì.

- È la tua vita che è in ballo, non la loro.

- Già.

- Ci vai poi tu, sotto le bombe, non loro.

- Quali bombe?

- È un modo di dire.

- Ah.

- Si dice così.

- Ah.

- Avevo un colonnello, una volta, che aveva un bel modo di dire. Quando la faccenda si complicava, no?, lui usava sempre la stessa frase. Col sole negli occhi ci si abbronza, non si spara. Lo diceva anche se pioveva, non c’entrava il tempo, era un simbolo, il sole, capisci, era un modo di dire, valeva anche se quel giorno nevicava o c’era una nebbia così, col sole negli occhi ci si abbronza, non si spara. Diceva così. Adesso è sulla sedia a rotelle. L’ha beccato un colpo mentre nuotava in piscina. Facevano meglio a non ripescarlo, tutto sommato.

- Papà...

- Son qui, Gould.

- Adesso devo andare.

- Sta’ in gamba figliolo, fammi sapere.

- D’accordo.

- Se decidi qualcosa, fammi sapere.

- Ti ricordi di dirlo alla mamma?

- Certo che me ne ricordo.

- Okay.

- Me ne ricordo sicuro.

- Okay.

- Allora ciao.

- Ciao papà.

- Gould...

- Sì?

- Shatzy, cosa ne dice Shatzy?

- Sta bene.

- No, voglio dire, cosa ne pensa lei di Couverney?

- Di quello?

- Sì, di quello.

- Dice che è una grande occasione.

- Nient’altro?

- Dice che se sei un deodorante è una grande occasione essere invitato per tre anni nel cesso di un autogrill.

- Un autogrill?

- Sì.

- Cosa cazzo vuol dire?

- Non so. Io sarei il deodorante.

- Ah.

- Credo sia uno scherzo.

- È uno scherzo?

- Credo.

- Forte, quella ragazza.

- Sì.

- Salutamela.

- Va bene.

- Ciao figliolo.

- Ciao.

 Clic.


25. Shatzy e il padre di Gould (Gould è sparito)
- Pronto?
- Pronto.
- Chi è?
- Sono Shatzy Shell.
- Ah, è lei, signorina.
- Sì, sono io, generale.
- Tutto bene laggiù?
- Non esattamente.
- Bene.
- Ho detto: non esattamente.
 
- Prego?
- Le ho telefonato per dirle che c’è un guaio.
- In effetti mi ha telefonato lei. Come mai?
- Per dirle che c’è un guaio.
- Un guaio?
- Sì.
- Niente di grave, spero.
- Dipende.
- Non è il momento, sa?, per avere brutti guai.
- Mi spiace.
- Non è proprio il momento.
- Mi vuole stare ad ascoltare?
- Certo, signorina.
- Gould è sparito.
- Signorina...
- Sì?
- Signorina, Gould è partito per Couverney.
- È vero.
- Questo non significa sparire.
- Infatti.
- È solo partito per Couverney.
- Sì, però non ci è mai arrivato.
- Come sarebbe a dire?
- Gould è partito per Couverney, ma non ci è mai arrivato.
- Ne è sicura?
- Sicurissima.
- E dove diavolo è finito?
- Non lo so. Credo che abbia deciso di sparire.
- Prego?
- Se n’è andato, generale, Gould se n’è andato.
- Gli sarà successo qualcosa, ha telefonato all’università, alla Polizia, ha telefonato da qualche parte?
- No.
- Bisogna farlo immediatamente, signorina mi richiami tra cinque minuti, penso a tutto io, anzi la richiamo io, tra cinque minuti...
- Generale...
- Non perda la calma.
- Io non perdo la calma, vorrei solo che lei mi stesse ad ascoltare.
- La ascolto.
- Non faccia niente, per favore.
- Cosa diavolo dice?
- Mi ascolti, non faccia niente, non dica niente a nessuno, e, per favore, venga qui.
- Io, venire lì?
- Sì, vorrei che lei venisse qui.
- Non dica cretinate, bisogna trovare Gould, non serve a niente venire li, mi faccia il santo piacere di...
- Generale...
- Sì.
- Si fidi di me. Prenda uno dei suoi aerei, o qualsiasi cosa, e venga qui.
- ...
- ...
- ...
- Mi creda, è l’unica cosa utile che può fare. Venga qui.
- ...
- Allora la aspetto.
- ...
- Generale...
- Sì?
- Grazie.