City di Baricco

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Un libro e i suoi dintorni 

altre storie

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Di solito ho da far cose più serie

Morire e dare nomi - non si fa altro di sincero, probabilmente, per il tutto il tempo che si campa”.
(da Questa storia di Baricco)

Labcity è il risultato di un lungo viaggio dentro e intorno a City. Non aspira a rifare né a raccontare il viaggio da autore di Baricco, di per sé insondabile come ogni viaggio di ogni autore nell'intimo della propria scrittura. Non aspira neanche a dare conto del mio viaggio da lettore in un libro che costringe ogni lettore a perdersi tra gli specchi del testo, spesso alla deriva tra le le proprie personali città invisibili. Offre solo la possibilità di seguire percorsi visibili, attraverso City, nei suoi dintorni e verso l'esterno, lungo traiettorie che nascono e continuano oltre i confini della scrittura. L'idea che Baricco esprime ne I Barbari è quella di libro come nodo passante di sequenze di senso più ampie, originate e destinate altrove.

Tra le sequenze entro cui si può collocare City, mi piace che ci sia anche Labcity.

L'altra presentazione di Labcity


Una volta un amico della mailinglist di Oceanomare.com mi chiese di scrivergli due righe sul mio rapporto con City, come se le scrivessi per uno dei miei figli dimenticandomi di percorsi "semantica" e simili, ma facendolo col cuore. Era tanto tempo fa e il sito era ancora l’idea di una parte sperimentale di una tesi che, alla fine prese altre strade.
Bella richiesta.
City era talmente intrecciato con la mia vita da non riuscire più a distinguere se facesse da filtro al mio sguardo sulla vita o se il mio sguardo sulla vita fosse il filtro con cui guardavo City.
Ho letto City mentre ero incinta e avevo la varicella. Non andavo al lavoro e avevo in abbondanza tempo e disorientamento e una certa pesantezza.
City l'ho letto con questo disagio e ha aggiunto disorientamento al disorientamento e pesantezza alla pesantezza.
Soprattutto mi ha lasciato quella sensazione di incompiuto, di pezzi mancanti. E il bisogno di ricostruire il puzzle. 
L'occasione e' arrivata con la tesi su ipertestualità elettronica e letteratura.
Rileggere City e' scoprirsi Phil Wittacher. Devi fare il suo percorso e a un certo punto di accorgi che City parla di te che leggi e di come lo stai leggendo e che stai guardando negli occhi quel gran figlio di puttana di Arne Dolphin e i suoi indiani, le sue carte da poker e i suoi orologi. 
Cominci col dire “compongo l'immagine smontando e rimontando il puzzle”.
Lo monti.
Poi ti accorgi che il puzzle e' fatto di cubi e le immagini che puoi comporre con le diverse facce sono piu' di una, come nel gioco per bambini.
Intuisci pero' che, a differenza del gioco, qui puoi montare la facce in modo che le immagini si compongano simultaneamente. Un cubo di rubik.
E giri e rigiri fino a che ti pare di aver composto le immagini sulle sei facce del cubo.
Ma
qui succede che guardi il tuo cubo di rubik 
e vedi sei facce: 
Gould e Shatzy
Il western
La boxe
Il fumetto Ballon Mac
Le lezioni dei professori di Gould
La collezione degli episodi alienati: al fast food, al ristorante cinese, al negozio del barbiere, davanti all'università, l'intervista per la tivù.
Vedi anche che le facce hanno una luce particolare, uno stile in cui riconosci lo sguardo di Ruth.
Immagini di dover provare una sensazione di conquista. Per un attimo, forse, la provi anche.
E poi capisci che sei in trappola e non ne esci.
Perche' ti accorgi che stai pensando che ogni cubo che compone una delle sei facce del cubo di rubik ha sei facce e che le facce interne dei cubi che formano le facciate del cubo principale potrebbero formare altre immagini. e pensi che ci sono cubi, all'interno che non vedi affatto e intuisci che, continuando a girare, porti alla superficie anche una faccia che sta spezzettata li' dentro 
ed e' la tua.
I cubi City sono diversi, uno per ogni lettore.
E poi capisci che succede la stessa cosa con le facce della tua vita, con tutto quello che leggi in quello che fai e nelle persone che frequenti e nei luoghi che vedi.
E senti che City parla di te anche in altri sensi.
E non importa piu' sapere se guardi la tua vita attraverso City o guardi City attraverso la tua vita.
Perche' sai che costruiamo tutti vite che sono racconti di storie.
E sorridi con una certa folle benevolenza anche di questo.

Maria Teresa Di Pace

Maria Teresa Di Pace

Sala d'aspetto. Storia di muse e specchi, demoni e sirene

Stavolta scriverai una storia. Costruirai un mondo fuori dal pantano tra stomaco e mente, per fare respirare i pensieri, e sarà come coltivare iris e girasoli, all'aria aperta del giardino davanti casa; e ortensie, soprattutto ortensie, sotto il portico che sta tra i tuoi occhi e la strada, con la cialtroneria che ci vuole per coltivare le ortensie, barando sui colori con la polvere azzurrante.

Racconti

La cornice ovale

Il duello dell'Archivista
Autoritratto in ambra
Il poema del padre e della cenere

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