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L'audiolibro 

a cura di Labcity.eu


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Da molti libri di Baricco sono stati realizzali e pubblicati audiliolibri: non da City.  Nell'attesa, qui è possibile scaricare una lettura orchestrata in tante voci come omaggio a City e regalo dei lettori a Labcity.

 
Il gruppo di lettura della ml di oceanomare.com legge City

Baricco presenta City, dicendo che il libro è sempre stato, nella sua testa, una città. Non una città precisa. L’impronta di una città qualsiasi, piuttosto. Il suo scheletro. Pensava a quando vai in una città, e poi quando torni ti chiedono se l’hai vista, quella città, e tu dici di sì, ma è evidente che non l’hai vista, veramente, ne hai viste porzioni irregolari e casuali, ma dici che sì, l’hai vista. City. Voleva scrivere un libro che si muovesse come uno che si perde in una città. Poi, tornato a casa, gli chiedevano cosa aveva visto. Ho visto City.  Così Baricco l'ha scritto - il libro - e poi l’ha intitolato City. Gli sembrava la cosa giusta da fare.

Ecco. Noi abbiamo visto City; l'abbiamo letto tanto tempo fa e l'abbiamo ascoltato, nella nostra mente, ognuno cadenzando a modo suo i propri passi tra i quartieri che sono storie e lungo le strade che sono personaggi.

Il resto è tempo che passa, voglia di vagabondare e bisogno di guardare. Baricco dice di avere viaggiato per tre anni in City e  invita il lettore, se vorrà, a rifare la sua strada. È il bello, e il difficile, di tutti i libri, dice, e si chiede se  si può viaggiare nel viaggio di un altro.

Noi abbiamo continuato a viaggiare in City per tanto tempo, vagabondando con passo sbilenco e tenendoci, spesso, per mano mentre vivevamo le nostre vite. Alla fine, lo abbiamo letto ad alta voce - il libro - e l'abbiamo registrato. Ci sembrava la cosa giusta da fare.

Ne è venuta fuori una lettura fatta di porzioni irregolari, nella quale ci si perde tra gli accenti e i ritmi diversi. Perché, anche provando a viaggiare nel viaggio di un altro, ognuno si porta dietro il suo ritmo e i suoi suoni.

In City c’è un barbiere che il giovedì taglia i capelli gratis, uno che è un gigante, un altro che è muto. C’è un ragazzino che si chiama Gould, e una ragazza che si chiama Shatzy Shell (niente a che vedere con quello della benzina). Ci sono dei professori, della gente che gioca a calcio, un bambino nero che tira a canestro e ci becca sempre, e c’è anche un generale dell’esercito. Gente. Strade. Si prendono le strade e si va.

Abbiamo ripreso quelle strade e siamo tornati in City, ancora una volta, insieme. E adesso c'è uno che ha iniziato a leggere del professor Taltomar, ma poi, la vita gli ha detto "o guardi o giochi" e lui ha fatto un bambino e ha smesso di leggere perché, si sa: i bambini hanno bisogno di certezze: C'è una professoressa che ha deciso di leggere della puttana di Closingtown, sostenendo che in fondo si tratta del suo stesso mestiere: essere pagati per dare emozioni. C'è quella che gira a vuoto nel vento di Closingtown, cercando da anni la combinazione che faccia ripartire un orologio fermo su City; giura che non schiatterà prima di averla trovata, costruisce siti e, intanto, legge; perché Melissa Dolphin le ha detto che è un duello, certo che lo è. C'è un altro che, quando legge, fa la boxe come se avesse fame e continua ad allenarsi correndo sui binari della vita per sconfiggere quella rogna di Poreda, vram vram montante vram Poreda nome del cazzo vram e FLASH bastardo FLASH vram vram. C'è una ragazza sputata Shatzy Shell, niente a che vedere con quello della benzina, che quando legge è tutta una specie di lancinante, dolorosa meraviglia, quasi una rivelazione, che ti spalanca l’anima, ma contemporaneamente ti fa sentire una specie di fitta, come la sensazione di una perdita irrimediabile, e definitiva, una dolce catastrofe. C'è uno che è partito innocente a caccia di ritagli di tempo per leggere solo un brano ed è tornato, come sceriffo Wister, colpevole; non ha resistito alla tentazione e si è messo a leggere senza riuscire più a fermarsi. E poi c'è un'altra che, se legge di un tacco a spillo perso per strada, con la voce fa filtrare luce di donna, e non c’è in nessuna donna tutta la donna che c’è nella sua voce che legge di un tacco a spillo perso per strada.

Gente. Strade. Si prendono le strade e si va.