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I non-luoghi della città


(Anteprima)

«Pensavo alle storie che avevo in mente come a dei quartieri. E immaginavo personaggi che erano strade, e alle volte iniziavano e morivano in un quartiere, altre attraversavano la città intera, infilzando quartieri e mondi che non c’entravano niente uno con l’altro e che pure erano la stessa città».


L'impronta di una città qualsiasi

«Io non ho mai pensato che City fosse ambientato in America. Naturalmente ci sono molte cose prettamente americane, ma, anche molte altre che con gli Stati Uniti c'entrano poco (che ne dici della passione di Gould per il soccer?). Per me City è ambientato in Occidente, che ormai è un Paese unico, con molte inflessioni statunitensi, ma ricco anche di altre mille cose». È  la risposta di Baricco a una domanda sull’America di City, durante la chat ospitata sul sito della Rizzoli il 28 agosto 2002 , in occasione dell’uscita di Senza sangue.

L’immagine di una metropoli con inflessioni statunitensi è evocata immediatamente già dall’uso della parola inglese “city” nel titolo. L’ambientazione metropolitana stessa, tuttavia, è solo una delle sfaccettature dell’idea di spazio cui allude il titolo e non implica affatto l’univocità del contesto di riferimento. Lo stesso Baricco lega esplicitamente, e ogni volta in cui gli si presenta l’occasione di parlare di City, la connotazione spaziale della parola “città” a un’idea della struttura testuale anziché a quella di spazio di ambientazione del romanzo, in linea con le suggestioni ipertestuali che nell’opera affiorano e con l’ottica di presa d’atto dello scardinamento delle coordinate spazio-temporali che caratterizza l’età mutazionale di cui parla ne  I barbari .

 

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