La boxe di Larry Lawyer



L'incontro con Sobilo

La storia di Mondini e l'inizio della carriera di Larry

Il negozio del barbiere Wizwondk

L'avversario di Larry Gorman

L'incontro con Randolph

Larry Lawyer

Poreda

Larry si allena lungo i binari della ferrovia

L'incontro con Poreda

Epilogo


L’incontro con Sobilo
 

- Non siamo al tuo college del cazzo, lo sai Larry?... Guardami, e respira... andiamo, respira... E VACCI PIANO CON QUELLA ROBA, CRISTO!

- Ha il sopracciglio a pezzi, Maestro.

- Vacci piano lo stesso, per la miseria... ascolta Larry, mi ascolti?

- Sì.

- Se non la smetti di fare il signorino quello ti fa tornare a casa con la faccia di un altro.

- Sì.

- Ti piacerebbe la faccia di un altro?

- No.

- Respira... così, signorino del cazzo...

- Non sono un...

- LO SEI, MERDOSISSIMO SIGNORINO DEL CAZZO, respira... dagli dell'acqua... L'ACQUA... ascoltami, mi ascolti?, non lo freghi quello se lo stai ad aspettare, capito?

...

- Accorcia, Larry, devi entrargli dentro e stare sui suoi pugni, li devi cercare quei pugni, hai capito, smettila di scappare, non sei qui per venire bene nelle fotografie, cerca i suoi pugni, PIANTALA CON QUELL'ACQUA, quando senti i suoi pugni allora sei alla distanza giusta, è lì che devi lavorare, sinistro al fegato e montante, quello ha una guardia che ci entrerebbe un frigorifero,

- LARRY!

- Sì.

- Va' sui suoi pugni e poi colpisci. Ripeti.

- La mano... mi fa male la mano.

- RIPETI, PER DIO!

- Va' sui suoi pugni...

- Va' sui suoi pugni Larry.

- DONG!

- Vaffanculo Larry!

- ... 'culo.

Terza ripresa qui sul ring del Toyota Master Building, Larry Gorman e León Sobilo, sulla distanza delle otto riprese, Gorman appare già segnato sul volto, Sobilo sempre a centro ring... nella sua caratteristica positura, non elegantissima ma efficace... un grande combattente, si ricorderà il suo incontro con Harder... dodici riprese feroci... jab sinistro di Sobilo, ancora un jab... Gorman pedala all'indietro, Gorman alle corde, poi scivola via con eleganza...

COS'ERA QUELLO, LARRY? NON STAI BALLANDO IL TANGO, PER DIO

Sobilo non lo molla, ancora con il jab, e ancora... gancio destro, DOPPIA CON IL SINISTRO, GORMAN VACILLA... CERCA L'ANGOLO, TUTTI IN PieDI... Sobilo in forcing, Gorman è rannicchiato all'angolo...

ADESSO, LARRY!

MONTANTE DI GORMAN, GANCIO DESTRO, SINISTRO AL CORPO SOBILO SEMBRA TOCCATO DURO, INDIETREGGIA VERSO CENTRO RING

CHIUDI LARRY, CAZZO, ADESSO...

Gorman lo incalza... tiene le braccia distese lungo il corpo, davvero uno strano spettacolo amici ascoltatori... Sobilo si ferma... Gorman oscilla sul busto, ha sempre la guardia abbassata... jab di Sobilo, Gorman schiva, ED ENTRA NELLA GUARDIA DI, SOBILO,

DESTRO,

DIRETTO DESTRO...,

SINISTRO,

GANCIO SINISTRO...,

E DESTRO,

GANCIO DESTRO, SOBILO AL TAPPETO, AL TAPPETO, SOBILO AL TAPPETO, UNA COMBINAZIONE MICIDIALE, SOBILO AL TAPPETO, NON SEMBRA AVERE LE FORZE PER RIALZARSI... DESTRO SINISTRO DESTRO A VELOCITÀ VERTIGINOSA... SOBILO PROVA AD ALZARSI... SI ALZA, SOBILO IN PIEDI, IL CONTEGGIO È FINITO, SOBILO IN PIEDI, MA È FINITA, È FINITA, L'ARBITRO INTERROMPE L'INCONTRO, È FINITA, A UN MINUTO E SEDICI SECONDI DELLA TERZA RIPRESA, K.O. TECNICO, AMICI ASCOLTATORI, È BASTATO UN LAMPO DI CLASSE A LARRY GORMAN PER PORTARSI VIA LA VITTORIA, QUI, AL TOYOTA MASTER BUILDING...

- Dove cazzo l'hai imparato quel passo di tango?

- Al college, Maestro.

- Non dire stronzate.

- Se vuole glielo insegno.

- Mettiti questo addosso, dai.

- Che faccia ho?

- La tua.

- Okay.


La storia di Mondini e l’inizio della carriera di Larry
 


[...] Il sabato Shatzy li invitò tutti fuori a cena

- K.O. tecnico alla terza ripresa -, disse Gould.

- Merda -, disse Diesel, prese una banconota bisunta dalla tasca e la passò a Poomerang. - Mi vuoi spiegare com’è rimasto in piedi per tutto quel tempo?

- Te l’avevo detto, quello era una rogna.

- Non bisogna fare fretta agli artisti, e Gorman è un artista -, nondisse Poomerang, intascando.

- E Mondini cosa dice? -, disse Diesel.

- Mondini aveva una faccia così, non voleva spiccicare parola. Dice che Larry fa il furbo, va là sopra e balla il tango.

- Baila baila.

[...]

Mondini era l’allenatore di Larry. Il Maestro, come dicono loro. Quello che l’aveva scoperto. Aveva capelli in testa duri e ricci come paglietta per lavare i piatti. Aveva tutta una storia.

poomerang - Mondini faceva il lattoniere, senza capirci molto, ma lo faceva. Riparò la latrina di una palestra e si innamorò della boxe. Al primo incontro finì al tappeto per sei volte. Tornato negli spogliatoi, si vestì, uscì e aspettò che comparisse quello che l’aveva spianato. Aveva un nome russo, Kozalkev. Mondini non stava in piedi dalle botte prese, ma lo seguì senza farsi vedere fino a quando quello non entrò in un bar. Mondini entrò anche lui. Ordinò una birra e andò a sedersi di fianco al russo. Aspettò un po’, poi gli disse: Insegnami. Kozalkev aveva combattuto cinquantatré volte, vendeva gli incontri, e ogni tanto si faceva dare dei pivelli per raddrizzare un po’ il suo record. Vaffanculo, rispose. Mondini, con grande calma, gli svuotò la birra sui pantaloni. Si fecero una rissa a calci e bicchierate fino a quando non li presero di forza e li cacciarono in cella, giù al commissariato. Per un’ora rimasero nella penombra, soli e silenziosi. Poi il russo disse: Prima cosa: la boxe la fai se hai fame. Non importa di cosa. Al mattino erano arrivati ai trucchi per colpire nelle reni senza farsi vedere dall’arbitro e protestando perché l’avversario si gira. Un pugno nelle reni è una cosa che ti fa male fin dentro agli occhi, per inciso.

diesel - Mondini diceva che per imparare a boxare basta una notte. E una vita intera per imparare a combattere. Lui smise a trentaquattro anni. Una carriera come tante, un solo incontro memorabile. Dodici riprese ad Atlantic City, con Barry “King” Moose. Finirono al tappeto quattro volte a testa. Sembrava dovessero ammazzarsi. L’ultima ripresa la passarono appoggiati l’uno all’altro, sfiniti, testa contro testa, con i pugni, sotto, a penzolare come batacchi scarichi: occuparono quegli ultimi tre minuti a insultarsi come bestie. Alla fine la diedero vinta a Moose, aveva degli agganci. Mondini cercò di dimenticare. Però una volta, che erano tutti davanti al televisore, e c’era qualcosa su un omicidio ad Atlantic City, qualcuno lo sentì mormorare: Bel posto, ci ho passato una settimana, una volta, una domenica sera.

[...]

 poomerang - Mondini smise che aveva trentaquattro anni. L’ultimo incontro lo fece contro un nero di Filadelfia, anche lui agli sgoccioli. Quando lo vide salire sul ring, Mondini chiamò la moglie, che stava sempre in prima fila e le disse:

- Hai preso i soldi?

- Sì.

- Okay. Tutto su di me, ai punti.

- Ma...

- Non discutere. Su di me ai punti. E speriamo solo che quello ce la faccia a stare in piedi fino alla fine.

Mondini finì al tappeto alla seconda ripresa e poi di nuovo alla settima. Non combatteva male, ma non gli riusciva di veder partire quel maledetto gancio sinistro. Il nero lo staccava bene, non si vedeva che partiva. Gliene staccò uno alla decima, e lo mise giù secco. Mondini vide tutto mescolato per un po’. Poi vide sua moglie che lo guardava, chinata sul lettino degli spogliatoi. Allora azzardò un sorriso.

- Non preoccuparti. Ricominceremo.

- Già fatto -, gli rispose la moglie. - Ho puntato tutto sull’altro.

Fu con quei soldi che aprì la palestra. E divenne Mondini, quello vero. Il Maestro. Trovarne altri, di maestri come lui.
[...]

diesel - Una bella palestra. Palestra Mondini. Proprio sopra la porta, tanto per evitare equivoci, c’era scritto, in rosso, LA boxe la fai se hai fame. Poi c’era una foto di Mondini giovane, che mostrava i pugni, e una di Rocky Marciano, autografata. C’era un ring azzurro, un po’ più piccolo di quello regolamentare. E attrezzi dappertutto. Mondini apriva alle tre del pomeriggio. La prima cosa che faceva era attaccare l’orologio, quello che dava i round. C’era solo la lancetta dei secondi e ogni tre giri squillava e si fermava per un minuto. Mondini aveva una specie di riflesso condizionato. Quando l’orologio suonava sputava per terra e sorrideva: come se fosse uscito indenne da qualcosa. viveva in un tempo suo, frazionato in round da tre minuti e pause da uno Quando chiudeva la palestra, la sera tardi, l’ultima cosa che faceva, al buio, era staccare l’orologio. Poi se ne andava a casa, come una nave a cui avevano ammainato le vele.

poomerang - Portò un paio di pivelli fino al titolo nazionale, gente senza grande talento, ma lui li lavorava bene. Li massacrava di esercizi, poi, quando erano alla frutta, se li sedeva davanti e incominciava a parlare. Di tutto. E in mezzo alle altre cose, di boxe. Dopo mezz’ora quelli si alzavano e non avrebbero saputo ripetere nulla. Ma quando salivano sul ring azzurro, a fare i pugni, gli tornava tutto in mente, come tenere la guardia, come fintare il gancio, come girare intorno ai mancini. Appoggiato alle corde, Mondini li guardava in silenzio, senza perdere una mossa. Poi li mandava a casa senza dirgli una parola. Il giorno dopo, ricominciava. Gli allievi si fidavano di lui. Riusciva a tirare fuori il meglio da ciascuno di loro. Quando il meglio era prendersele di santa ragione ogni volta che salivano sul ring, Mondini li chiamava da parte, una sera come le altre, e gli diceva Ti riporto a casa, okay? Li caricava sulla sua berlina vecchia di vent’anni, e parlando di tutt’altro li portava a casa. Quando scendevano dalla macchina, scendevano anche dal ring. Lo sapevano. Qualcuno diceva: Mi spiace Maestro. Lui scrollava le spalle. E finiva lì. Andò avanti così per sedici anni. Poi arrivò Larry Gorman.
[...]

diesel - Larry Gorman aveva allora sedici anni. Un bel fisico, da medio massimo, una bella faccia, non da pugile, una bella famiglia, su ai quartieri alti. Entrò in palestra una sera che era già tardi. E chiese di Mondini. Il Maestro stava appoggiato alle corde, a guardare due che facevano i pugni. Quello biondo scopriva sempre il fianco destro. L’altro non c’aveva cuore. Il Maestro masticava amaro. Larry gli si avvicinò e disse: Salve, mi chiamo Larry, e vorrei fare la boxe. Mondini si girò, lo guardò per bene, poi gli indicò la scritta rossa sulla porta, e si rimise a seguire i due che se le davano. Larry neanche si voltò. La scritta l’aveva già letta. la boxe la fai se hai fame. In effetti non ho ancora fatto cena, disse. L’orologio squillò, i due smisero di darsele, Mondini sputò per terra e disse - Molto spiritoso. Vattene -. Un altro se ne sarebbe andato. Ma Larry era diverso, lui non se ne andava mai. Si sedette su una panchetta in un angolo, e non si mosse da lì. Mondini andò avanti ancora per due ore, poi la palestra iniziò a svuotarsi, tutti prendevano la loro roba e se ne andavano. Rimasero loro due. Mondini si mise il cappotto sulla tuta, spense la luce, andò verso l’orologio e disse: Se arriva qualcuno, abbaia. Poi staccò l’orologio, e se ne andò. Il giorno dopo, alle tre del pomeriggio, tornò in palestra, e Larry era lì. Sulla panchetta. Dammi una sola buona ragione per cui dovrei allenarti, gli disse Mondini. Vedere che effetto fa allenare il prossimo campione del mondo, rispose Larry.

poomerang - In un certo senso, Mondini lo odiava. Però passò un anno a ridisegnargli il fisico, a forza di esercizi massacranti. Gli toglieva i soldi da dosso, come diceva lui. Larry lavorava senza discutere, e intanto guardava gli altri, e imparava. Un allievo modello, non fosse stato per quella mania di non starsene mai zitto. Parlava in continuazione. Commentava. Non potevano salire sul ring, che lui cominciava. Magari era lì a saltare la corda, o anche per terra all’ottantesimo piegamento. Al primo pugno, partiva a commentare. Diceva la sua. Correggeva, consigliava, si incazzava. Lo faceva abbastanza a bassa voce, in genere, ma insomma era sfinente. Una sera, che era suppergiù un anno dal giorno in cui era arrivato, c’erano due sul ring, a fare i pugni, e lui non la smetteva. Ce l’aveva che uno dei due, quello più basso, non sapeva nascondere i colpi. Ed era troppo lento di gambe. Cos’è, s’è cagato nelle scarpe?, diceva. Mondini fermò i due. Fece scendere quello basso, si voltò verso Larry e gli disse: Sali. Gli mise i guantoni, il casco protettivo e il paradenti. Larry non era mai salito sul ring e non aveva mai dato un pugno a qualcuno in vita sua. L’altro era un massimo leggero, con sei incontri alle spalle, tutti vinti. Una promessa. Guardò il Maestro perché non sapeva bene cosa fare. Mondini fece un cenno col capo che voleva dire dacci giù duro che se mai ti fermo io. Larry si mise in guardia. Quando incrociò lo sguardo dell’altro, sorrise e con il paradenti che gli traballava in bocca riuscì a dire: Paura?
[...]

diesel - Passarono i tre minuti, e l’orologio squillò. Mondini disse - Basta così -. Sfilò il casco a Larry e iniziò a slegargli i guantoni. Larry respirava affannosamente. Mondini gli disse - Ti riporto a casa okay? - Ci misero un po’, sulla berlina vecchia di vent’anni, a raggiungere i quartieri dei ricchi. Si fermarono davanti a una villetta tutta finestre e lampioncini. Mondini spense il motore e si girò verso Larry.

- Tre minuti e non gli hai tirato un solo pugno.

- Tre minuti e non mi son preso neanche un pugno -, rispose Larry.

Mondini fissò gli occhi sul volante. Era vero. Larry aveva passato il round a muoversi sulle gambe con un’agilità impressionante, e a ballare in tutte le direzioni, come se avesse avuto le rotelle sotto i piedi. L’altro aveva buttato dentro tutti i pugni che conosceva, senza mai riuscire a beccarlo. Se n’era sceso dal ring incazzato come una bestia.

- Quella non è boxe, Larry.

- Non volevo fargli del male.

- Non dire cazzate.

- Davvero, non volevo fargli...

- Non dire cazzate.

Mondini buttò un’occhiata alla villetta. Sembrava un annuncio pubblicitario per vendere felicità.

- Perché diavolo vuoi fare la boxe?

- Non lo so.

- Che diavolo di risposta è?

- È quel che dice anche mio padre. Che diavolo di risposta è?

Fa l’avvocato, lui.

- Si vede.

- Bella casa eh?

- Si vede dalla tua faccia.

Rimasero per un po’ lì, in quel silenzio da ricchi. Larry giochicchiava col portacenere della macchina. Lo apriva e lo chiudeva. Mondini non giochicchiava con niente perché stava ripensando a quello che aveva visto sul ring: il più grande talento che mai gli fosse passato per le mani. Era ricco, figlio di un avvocato e senza uno schifo di buona ragione per fare la boxe.

- Ci vediamo domani -, disse Larry, aprendo la portiera.

Mondini scrollò le spalle.

- Vaffanculo Larry.

- ’culo -, rispose lui allegramente, e se ne andò a casa.

Rimase per sempre il loro modo di salutarsi. Anche durante gli incontri, all’angolo, quando suonava la campana, Larry si alzava, Mondini sfilava via lo sgabello e immancabilmente si salutavano così.

- Vaffanculo Larry.

- ’culo.

Poi Larry andava, e vinceva. Ne vinse dodici una in fila all’altra. Tredici, con Sobilo.
[...]


L’avversario di Larry Gorman


 - LARRY!... LARRY!... Larry Gorman sta avvicinandosi alla nostra postazione... è circondato dal suo clan... il ring è pieno di gente... LARRY!... non è semplice, per il campione, farsi largo... c'è Mondini, il suo coach... davvero una vittoria lampo, questa sera, qui al Sony Sport Club, ricordiamo, 2 minuti e 27 secondi sono bastati... LARRY, ecco, Larry, siamo in diretta, per la radio... Larry... siamo in diretta, allora, una vittoria lampo...

- Funziona questo microfono?

- Sì, siamo in diretta.

- Bel microfono, dove l'hai comprato?

- Non li compro io, Larry... senti... pensavi di chiudere così velocemente o...

- A mia sorella piacerebbe un sacco...

- Voglio dire...

- No, sul serio. Sai, lei fa l'imitazione di Marilyn Monroe, canta che è sputata Marilyn, la stessa voce, giuro, solo che non ha un microfono...

- Senti Larry...

- Di solito se la cava con una banana.

- Larry, vuoi dire qualcosa sul tuo avversario?

- Sì. Voglio dire qualcosa.

- Dilla.

- Voglio dire qualcosa sul mio avversario. Il mio avversario si chiama Larry Gorman. Perché si ostinano a mettermi davanti quei cosi nudi con dei guantoni? Stan sempre tra i piedi. Alla fine mi tocca sbatterli giù.


L’incontro con Randolph

- Sono solo scivolato.

- 'sto cazzo.

- Le dico che sono scivolato.

- Sta' zitto, Larry. Respira forte.

- Cosa cazzo è 'sta roba?

- Non fare casino e respira, forte.

- NON HO BISOGNO DI 'STA ROBA, sono solo scivolato, cazzo.

- Va bene, sei scivolato. Adesso ascoltami. Quando ti alzi guarda bene cosa hai davanti. Se ne vedi due o tre, di negri con i guantoni, allora aspetta, tienili lontano con il jab, ma non colpire duro, prenderesti quello sbagliato, devi aspettare, hai capito?, tienili solo lontani, e quando riesci vai in clinch, restaci e respira.

- Non devi colpire duro fino a che non ne vedi uno solo, capito?

- Ci vedo benissimo.

- Guardami.

- Ci vedo benissimo.

- Fino a che non ti senti bene lascia stare i pugni e usa la testa.

- Devo tirarlo giù con una testata?

- Non è il momento di scherzare, Larry. Quello ti ha tirato giù.

- Ma che cazzo, come glielo devo dire, sono scivolato, è lei che non ci vede bene, la sa una cosa?, dovrebbe farsi curare, non vede più quello che...

- FINISCILA, PORCA VACCA DI UNA...

- È lei che...

- FINISCILA.

- Mi fai anche bestemmiare, porca la...

GONG.

- Non voglio perderla questa, Larry.

- La sta per vincere, Maestro.

- Vaffanculo.

- 'culo.

Grande tensione qui al St. Anthony Field, Larry Gorman contato sul finire della terza ripresa, toccato duro da un gancio velocissimo di Randolph, ora si tratta di vedere se è riuscito a recuperare, è una situazione nuova per lui, è la prima volta che finisce al tappeto nella sua carriera, è stato un gancio velocissimo di Randolph a sorprenderlo, INIZIO DEL QUARTO ROUND, Randolph parte come una furia, RANDOLPH, RANDOLPH, GORMAN SUBITO ALLE CORDE, non inizia bene per il pupillo di Mondini, Randolph sembra scatenato, MONTANTE, ANCORA MONTANTE, Gorman stringe la guardia, si sgancia sulla sinistra, respira, RANDOLPH TORNA SOTTO, non è un'azione molto composta ma sembra efficace, Gorman è costretto ancora a indietreggiare, ha ancora una buona agilità nelle gambe, JAB DI RANDOLPH A SEGNO, ANCORA UN JAB E GANCIO DESTRO, GORMAN VACILLA, DIRETTO A VUOTO DI RANDOLPH, GORMAN OSCILLA SUL BUSTO, RANDOLPH LO BRACCA, GORMAN DI NUOVO ALLE CORDE, TUTTO IL PUBBLICO IN PIEDI...

[…]
- Cristo, erano in tre, Maestro.

- Veramente?

- Non si può combattere contro tre.

- Già.

- Con due non c'è problema, ma tre è troppo. Così ho pensato di eliminarne uno.

- Ottima idea.

- Sa la cosa curiosa? Quando è andato giù quello, sono scomparsi anche gli altri due. Buffo, no?

- Molto buffo.

- Destro, sinistro, destro, e puf, scomparsi tutti e tre.

- Toglimi una curiosità: come hai fatto a scegliere quello da menare?

- Ho scelto quello vero.

- Ce l'aveva scritto in fronte?

- Era quello dei tre che puzzava di più.

- Ah.

- Scientifico. L'ha detto lei: usa la testa.

- Hai un culo della madonna, Larry.

- Destro, sinistro, destro: l'ha mai vista una combinazione così veloce?

- Non fatta da uno che sembrava morto.

- E lo dica, allora, dai, la smetta di borbottare e lo dica.

- Non ho mai visto un morto staccare una combinazione così veloce.

- L'ha detto, cristo, l'ha detto, ehi, dove sono i microfoni, per una volta che servono dove sono finiti?, l'ha detto, l'ho sentito con le mie orecchie, l'ha detto, l' ha detto, vero?

- Hai un culo della madonna, Larry.


Larry Lawyer

In pochi giorni mandò al tappeto Park Porter, Bifi Ormesson, Frank Tarantini e Morgan "Killer" Bluman. Con Grey La Banca vinse per ferita, al terzo round. Pat McGrilley si fece fuori da solo, scivolando e andando a picchiare con la testa sul tappeto. Larry Gorman aveva ormai un record che non poteva passare inosservato. 21 combattimenti, 21 vittorie prima del limite. I giornali incominciarono a parlare del titolo mondiale.

DIESEL. - A Mondini lo disse Drink, il suo vice. Gli disse che sui giornali parlavano di Larry. Aveva dei ritagli, glieli aveva dati suo nipote. Mondini prese gli occhiali e si mise a leggere. Gli fece una strana impressione. Non aveva mai visto il nome di un suo allievo messo insieme a quello di campioni veri. Era un po' come comprare Playboy e trovarci delle foto di tua moglie. Alcuni giornali storcevano il naso e dicevano che di quelle 21 vittorie ce n'erano giusto un paio contro pugili veri. Un giornale, in particolare, sosteneva che era tutta una bufala e spiegava che il padre di Larry, un ricco avvocato, aveva speso un mucchio di soldi per portare il figlio fin lì, anche se non diceva esattamente come li avesse spesi. L'articolo era anche ben scritto, faceva ridere. Per quella storia del padre avvocato, Larry era sempre citato come Larry "Lawyer" Gorman. Mondini trovò che faceva abbastanza ridere. A parte quel giornale, comunque, gli altri prendevano la cosa molto sul serio. Boxing metteva Larry al sesto posto nella classifica mondiale. E su Boxe Ring c'era un corsivo dedicato a lui e intitolato "L'erede alla corona". Mondini si accorse che mentre lo leggeva gli si appannavano gli occhiali.

- Ehi Larry... Larry!, due battute per la radio...

- Non sono io a combattere, stasera, Dan.

- Solo due battute.

- Son venuto a vedere del buon pugilato, e basta, questa volta me la godo da sotto al ring.

- Hai qualcosa da dire a proposito di certi articoli che sono usciti su...

- Mi piace quel soprannome.

- Cosa vuoi dire?

- Lawyer. Mi piace. Credo che lo userò.

- Ricordiamo agli ascoltatori che è apparso su un quotidiano un duro articolo su Larry, scritto da...

- Larry "Lawyer" Gorman, suona bene, no? Credo che lo userò, la prossima volta fammi un piacere, Dan...

- Dimmi, Larry.

- In radiocronaca chiamami Lawyer. Mi piace.

- Come vuoi tu, Larry.

- Larry Lawyer.

- Larry Lawyer, va bene.

- Hai una macchia sul bavero, Dan, una roba di unto.

- Come?

- Hai una macchia di unto, sul bavero... lì, la vedi?... dev'essere unto.

POOMERANG. Mondini finì di leggere e capì che girava male.

Per come vedeva lui le cose, girava male. Quello della boxe era un mondo strano, c'era dentro di tutto, da quello che si divertiva a prendere a pugni il sacco a quelli che si guadagnavano da vivere, sul ring, cercando di non lasciarci la pelle. C'erano pugili puliti e pugili che giocavano sporco, ma alla fine era un mondo abbastanza vero, e a lui piaceva. La boxe. Quella che aveva conosciuto lui. Gli piaceva. Ma il titolo, il mondiale, la corona: quella era un'altra storia. Troppi soldi, in mezzo, troppa gente difficile da capire, troppa fama. E pugni pesanti, pugni diversi dagli altri.

Per come vedeva lui le cose, quella era una storia da cui girare al largo.

Capì che le cose stavano precipitando quando vide arrivare in palestra un tipo con gli occhiali scuri e i denti rifatti. Era uno del giro dei Casinò, quelli che organizzavano gli incontri importanti.

Se lo ricordava da pugile, una volta avrebbero anche dovuto combattere insieme, poi non se n'era fatto niente. Gli era spiaciuto: era uno di quei pugili che durano due riprese, poi iniziano a chiedersi cosa diavolo stanno facendo là sopra, con tutti i bei film da vedere che ci sono in giro. Un perdente programmatico. Adesso era ingrassato, e zoppicava un po'. Era venuto a salutare.

Fecero quattro chiacchiere. Larry non c'era.

DIESEL - Larry si allenava, e del titolo non parlava mai. Mondini lo metteva sotto di brutto, e lui non mollava. Sembrava che stesse in una bolla tutta sua, dove niente poteva veramente toccarlo. Mondini l'aveva già vista quella cosa lì: ce l'avevano addosso i campioni. Era un misto di forza inconfutabile e definitiva solitudine. Li metteva al riparo da qualsiasi sconfitta, e da ogni felicità. Così perdevano, imbattuti, tutta la vita. Un giorno Larry arrivò in palestra con una ragazza, una brunetta piccola e magra che si chiamava Jody. Aveva un maglione stretto e delle scarpe con molte stringhe. A Mondini parve molto bella, e in un modo, per così dire, gentile. Si sedette in un angolo, e guardò Larry allenarsi, senza dire una parola. Prima che l'allenamento fosse finito, si alzò e se ne andò. Un altro giorno Larry boxava con un ragazzo più giovane di lui, uno coraggioso, ma giovane, e a un certo punto iniziò ad andarci giù un po' troppo pesante. Mondini non aspettò che l'orologio suonasse i tre minuti: appoggiato alle corde disse: - Basta. - Ma Larry non si fermò. Picchiava con una cattiveria strana. E arrivò fino in fondo. Mondini non disse niente. Lasciò che Larry scendesse dal ring. Vide come Drink gli asciugava la schiena e gli toglieva i guantoni: con rispetto. Lo vide passare davanti allo specchio, prima di tornare nello spogliatoio, e fermarsi per un attimo, li davanti. Allora gli rivenne in mente la ragazza silenziosa, chissà perché, e un sacco di altre cose. Tirò una bestemmia a bassa voce, e capì che era arrivato il momento. Aspettò che Larry uscisse, tutto elegante, con il suo cappotto di cachemire. Staccò la spina dell'orologio. Poi disse:

- Ti porto a casa, Larry, okay?

POOMERANG - Attraversarono la città senza dirsi una parola.

La vecchia berlina di Mondini andava avanti solo con l'aria tirata al massimo. Fermi ai semafori sembravano una pentola a pressione alla terza ora di minestrone. Alla fine Mondini parcheggiò e spense il motore. Quartiere da ricchi e luci basse su prati all'inglese.

- Ti fidi di me, Larry?

- Sì.

- Allora adesso ti spiego,

- Va bene.

- Tu hai fatto 21 incontri, Larry Sedici di quelli li avrei vinti anch'io. Ma gli altri cinque, quelli erano pugili veri. Sobilo, Parker Morgan Biuman... quella è gente che ti fa passare la voglia di combattere. E con te non sono nemmeno arrivati in fondo.

- Hai un modo di boxare, tu, che loro non si sono mai immaginati.

- Ogni tanto, quando sei là sopra, guardo i tuoi avversari, ed è pazzesco come sembrino... vecchi. Sembrano film in bianco e nero.

- Non so dove tu abbia imparato, ma è così. Quella boxe non esiste, se non boxi tu. Mi credi?

- Sì.

- Allora adesso ascoltami bene. Ci sono due cose che devi capire.

- Okay.

- Prima: tu non hai mai preso un vero pugno in vita tua.

- In che senso?

- Tutti tirano pugni, Larry. Poi ce n'è tre, quattro al mondo che sono capaci a fare qualcosa di più: picchiare. I loro, sono pugni veri. Tu non hai idea di cosa siano. Quelli sono colpi che potrebbero ridisegnarti la carrozzeria della macchina. Dentro c'è tutto: coordinazione, forza, velocità, precisione, cattiveria. Sono capolavori. Dovrebbero portarci le scolaresche a vederli, come nei musei. Ed è bello vederli quando sei seduto davanti alla tivù, con una birra in mano. Ma se sei là sopra, è paura, Larry, pochi cazzi, è paura pura. E orrore. Si muore, di pugni come quelli. O si vive stupidi per tutta la vita che ti resta.

Larry non si mosse. Guardava fuori, davanti a sé. Disse solo:

- E la seconda cosa?

Mondini stette un po' in silenzio. Poi girò lo specchietto retrovisore verso Larry. Quel che avrebbe voluto dire era che i campioni del mondo non avevano una faccia come quella. Ma non gli veniva la frase. Voleva dire che bisogna avere un buco nero al posto del futuro per rischiare la vita sul ring, se no sei solo un giovinastro pazzo, innamorato di te, e basta. Forse voleva dire anche qualcosa su quella ragazza silenziosa. Ma non sapeva esattamente cosa.

Larry si guardò nello specchietto.

Vide una faccia da avvocato. Campione del mondo di boxe.

Mondini trovò una frase. Non era un granché, ma rendeva l'idea.

- Sai da cosa lo riconosci il grande pugile? Lui sa qual è il giorno in cui smetterà. Credimi Larry: il tuo giorno è adesso.

- Larry si voltò verso il Maestro.

- Dovrei smettere?

- Sì.

- Io dovrei smettere?

- Sì.

- Lei vorrebbe dirmi che Larry "Lawyer" Gorman dovrebbe smettere?

- Tu, Larry, tu devi smettere.

- Io?

- DIESEL - Perché i ricchi non capiscono un cazzo del resto dell'umanità, questo si sa, ma la cosa che nessuno vuol capire, è che il resto dell'umanità non ne sa un bel niente, dei ricchi, non ha nessuna possibilità di capirli. Devi esserci passato, per capire, devi esser stato ricco quando avevi sei anni, quando eri nella pancia di tua madre, quando eri un pensiero di tuo padre, ricco anche lui. Allora magari puoi capire. Se no, puoi solo sparare cazzate.

Che ne sai tu, per dire, di cos'è importante per loro? Di cosa conta veramente? O di cosa gli fa paura? Lo sapresti dire di te, forse.

Ma loro, che c'entrano? Stanno in un altro ecosistema. Tipo i pesci, per dire. Chi ci capisce niente di cosa vogliono, o dove stanno andando, e perché. Sono pesci. E possono crepare per quello che per te è vita. Una boccata d'aria e sono andati, una boccata d'aria qualunque di quelle che per te sono vita. Crepati. Larry era un pesce. Aveva tutto un suo mare attorno, e branchie difficili da vedere, e una vita da respirare in un modo che non puoi capire, guardando il mare, da riva, da qui.

POOMERANG - Larry non stette nemmeno troppo a pensarci. Rimise a posto lo specchietto retrovisore, guardò dritto negli occhi Mondini e disse:

- Io voglio arrivare lassù, Maestro. Voglio capire cosa si vede, da lassù.

Mondini scosse la testa.

- Non un granché se sei sdraiato al tappeto con gli occhi rovesciati.

Lo disse non per portare sfiga, lo disse per dir qualcosa, per evitare che tutto diventasse troppo serio. Ma per Larry era serio. Lui che scherzava su tutto, quella volta faceva dannatamente sul serio.

- Io ci voglio provare, Maestro. Mi porta lassù?

Mondini non si aspettava di essere lì per rispondere a delle domande. Era lì per far scendere quel ragazzo dal ring.

- Per favore, mi porta lassù?

- Mondini non se l'aspettava.

-Sì o no, Maestro?


Poreda
 

- Com'è finita con Mondini? Lo porta al mondiale, o no?

- Forse.

- Sarebbe?

- Non si capisce.

- Come sarebbe a dire non si capisce?

- Adesso c'è che son venuti quelli del Tropicana, il Casinò, e hanno offerto un sacco di soldi per metter su un match Larry contro Benson.

- Benson lui?

- Lui.

- Cazzo.

- Già. Solo che Mondini ha detto - Grazie mille, un'altra volta.

- No!

- Sì. Dice che prima Larry deve fare un altro incontro.

- È pazzo?

- Non si capisce cos'ha in testa. Dice solo che Larry deve fare quell'altro incontro, prima, e poi si vedrà.

- Ma Benson è la scorciatoia per il mondiale, se Larry lo fa fuori...

- Niente da fare, Mondini non ci sente da quell'orecchio.

- È ammattito, il vecchio.

- No, è che ha qualcosa in testa. L'altra sera Larry l'ha preso di brutto e gli ha detto - Maestro, lei mi deve una risposta. Mondini l'ha guardato e poi ha detto: Dopo il prossimo incontro, Larry, e l'incontro lo scelgo io.

- Dai...

- Allora Larry si è fatto una risata e ha detto: - Va bene, okay, come vuole lei, Maestro, chi devo tirare giù?

- Giusto, chi diavolo deve tirare giù?

- Qui viene il bello.

- Cioè?

- Mondini è strano, non si capisce cos'ha in testa.

- Cazzo vuoi dire, Gould?

- Con tutti i pugili che ci sono in giro, è strano, non si capisce...

- Allora, chi diavolo ha scelto?

- Non lo indovinereste mai.

- E dai...

- Gould si voltò un attimo a guardare Shatzy, laggiù, col prof. Bandini. Poi disse piano: Poreda.

- Chi?

- Poreda.

- Stanley Poreda?

- Già.

- Poreda quello con le braccia rotte?

- Lui.

- Che diavolo c'entra?

- Ve l'avevo detto che non ci credevate.

- Poreda?

- Stanley Hooker Poreda.

- Che figlio di puttana.

- Puoi dirlo forte.

- Poreda... cazzo.

- Poreda.

POOMERANG - Stanley Poreda si era ritirato due anni prima. Lo avevano fatto ritirare, per essere precisi. Aveva venduto un incontro, solo che le cose erano andate storte. L'avversario era un signorino imparentato con un boss di Belem. Aveva un bello stile, ma quanto a potenza era un disastro, non avrebbe tirato giù neanche un ubriaco. Poreda era un artista nel simulare K.O., ma nelle prime quattro riprese non gli arrivò un solo pugno che assomigliasse con un minimo di approssimazione a un pugno vero. Avrebbe voluto andar giù, e tornarsene a casa. Ma non c'era verso di strappare un pugno decente da quella specie di ballerino sfiatato. Così, tanto per far qualcosa, alla fine del quarto round entrò con un jab e doppiò col gancio. Niente di speciale. Ma il ballerino finì giù. Lo salvò il gong. Tornato nell'angolo, Poreda si vide arrivare un tipo tutto elegante, con in bocca una sigaretta con il filtro di carta dorata. Nemmeno se la sfilò dalle labbra quando si chinò su Poreda e gli sibilò: - Verme, provaci ancora e sei fottuto.

Se la tolse solo quando, subito dopo, sputò nella bottiglia d'acqua e disse al secondo: - Dai da bere al ragazzo, ha sete. - Poreda era, nel suo genere, un professionista. Prese la bottiglia, bevve un sorso senza fare una piega, poi sentì il gong. Il ballerino si alzò un po' traballante ma arrivato a centro ring ebbe la forza di dire a Poreda: - Facciamola finita, miserabile. - Giusto, pensò Poreda. Gli aprì la guardia con un paio di jab, poi entrò con un montante e chiuse con un gancio destro. Il ballerino volò indietro come un fantoccio.

Quando atterrò sembrava uno caduto dal decimo piano. Poreda si tolse il paradenti, andò dritto verso l'angolo del ballerino e si limitò a dire: - Date da bere al ragazzo, ha sete. - Dieci giorni dopo, due ragazzotti entrarono di sera a casa sua, con le pistole in mano. Gli spaccarono entrambe le braccia, schiacciandole prima una poi l'altra nella porta. - Capolinea, - pensò Poreda.

DIESEL - Lui aveva iniziato proprio con Mondini. Due o tre incontri, poi il Maestro l'aveva beccato ad andar giù per un pugno ridicolo, e aveva capito. È una professione come un'altra, gli aveva detto Poreda. Non è la mia, gli aveva detto Mondini. E l'aveva cacciato dalla palestra. Aveva continuato a seguirlo, da lontano.

Non era un gran pugile, ma era come un animale che sul ring trovava esattamente il suo habitat. Conosceva tutti i trucchi, alcuni li aveva inventati, e parecchi li eseguiva con una perfezione indiscutibile. E soprattutto: era potente. Era potente come pochi altri in circolazione. Una questione di talento. Quando decideva di farlo, era capace di scaricare su un pugno tutti i suoi 82 chili, era come se qualsiasi centimetro del suo corpo andasse per un attimo a infilarsi nel guantone. Quello colpisce anche con le chiappe, diceva Mondini. Aveva una specie di ammirazione, per lui. Così, quando venne fuori quella storia di Larry, e del mondiale, fu lui che gli venne in mente: con tutti i pugili che c'erano in giro: lui.

POOMERANG - Non era un'idea stupida. Tolti i campioni veri, Poreda era il più sporco, difficile, potente ed esperto avversario che potesse trovare per Larry. Era la boxe, dopo che le hai tolto tutta la poesia. Era combattimento ridotto all'osso. Bisognava solo convincerlo a tornare sul ring. Mondini prese il cappotto buono, andò in banca, ritirò un po' dei suoi risparmi, e andò a cercare Poreda nella palestra dove faceva l'allenatore. Forse era un caso, ma era vicino al mattatoio.

- Sono un bel po' di soldi, - annotò Poreda, soppesando il pacchetto di banconote. Un po' troppi per comprare un pugile che ha smesso di vendere incontri due anni fa.

Mondini non fece una piega.

- Non hai capito, Poreda. Io ti pago se vinci.

- Se vinco?

- Esatto.

- Tu sei matto. Quel ragazzo è un talento, hai un tesoro per le mani, e tu paghi uno perché lo sbatta giù.

- Avrò le mie ragioni, Poreda.

- No, no, io non ne voglio più sapere di quella roba, ho chiuso col giro delle scommesse, non ho altre braccia da farmi rompere, basta.

- Non c'entrano le scommesse, te lo giuro.

- E allora cos'è, alleni la gente per vederla perdere?

- Succede.

- Tu sei matto.

- Può darsi. Accetti?

- Poreda non voleva crederci. Era la prima volta che gli pagavano un extra per vincere.

- Mondini, non raccontiamoci balle, quel Gorman è un talentaccio ma tu sai che, se voglio, un sistema per fregarlo lo trovo.

- Lo so. Per questo son qui.

- Rischi di perderli, i tuoi soldi.

- Lo so.

- Mondini...

- Sì?

- Cosa c'è dietro?

- Niente. Voglio vedere se quel ragazzo riesce ancora a danzare una volta che lo metti a mollo nella merda. Tu saresti la merda.

Poreda sorrise. Aveva un'ex moglie che lo prosciugava a furia di alimenti, un'amante di quindici anni più giovane di lui, e un agente del fisco che prendeva mille dollari al mese per dimenticarsi il suo nome. Così sorrise. Poi sputò per terra. Era, da sempre, il suo modo di firmare un contratto.


Larry si allena lungo i binari della ferrovia


Sole d'inverno sulla testa, città sullo sfondo, tutto grigio, un gran freddo, il cappotto che svolazza, treni fermi, piuttosto Butch che ha voglia di correre lui potrebbe venire dice che andava a correre forse non sulla ferrovia sulla strada il giro fino al parco e ritorno qui sulla ferrovia con Butch sarebbe meno noioso     ma a me piace correre da solo è sempre difficile capire cosa veramente ti piace o cosa vuoi che ti piaccia se provo a chiedermi veramente se mi piaccia correre da solo o se magari preferirei correre con Butch     con Butch potremmo parlare lui parla sempre di donne è divertente potrei raccontargli di Jody non mi piacerebbe parlargli di Jody non servirebbe a nulla Jody piccole tette che cazzo penso coglione dai non ci devo pensare perché devi sempre scappare Jody staremmo bene insieme cosa c'è che devi sempre scappare lei è come se ogni volta avesse bisogno di scappare deve ricordarti che non è lì per sempre o completamente porco cazzo pensa ad altro coglione dietro al gasometro c'è l'ombra freddo cane quella volta che c'era un treno proprio lì correre tra i binari del treno Mondini è un genio ti irrobustisce le caviglie collega piedi e occhi corri senza guardare i piedi ma posa i piedi sulle traversine cercale con la coda dell'occhio la coda dell'occhio è quella che legge i piedi dell'avversario okay Maestro i pugni nascono dai piedi i piedi sono pugni non ancora nati     aborti pugni abortiti vram vram destro destro sinistro destro Mondini brav'uomo bella l'ombra che faccio col cappotto che svolazza le mani fasciate che colpiscono nell'aria ce l'hanno con me che corro con le mani fasciate non devi mica combattere che stronzata è sempre combattimento stai sempre combattendo questo mi piace della boxe è un combattimento infinito quando corri quando mangi quando salti la corda quando ti vesti come mi allaccio le scarpe quando canto prima del match mi piacerebbe correre con i guantoni è bella la mia ombra sei bellissimo Larry Larry Lawyer Larry Lawyer contro Stanley Poreda stronzate vram vram montante     vram Poreda nome del cazzo vram     mi taglierò i capelli a zero appena appena più lunghi sulla testa sulla cima toccami qui Jody lei ride passa la mano sulla testa voglio l'accappatoio con scritto sopra Lawyer hai capito togli Gorman e mettici Larry Lawyer hai capito sì che hai capito vram Mondini dirà che sono tutte stronzate Mondini vram vram non le vuole capire lui quelle cose Mondini vaffanculo Larry 'culo che freddo maiale quanto ce n'è ancora in ombra è quasi un'ora ancora un'oraemmezza vram tu guarda quello che ce l'aveva con il mio orologio d'oro non si va a correre con l'orologio soprattutto se ce l'hai d'oro ma guarda quello ma fatti i cazzi tuoi fatti     mi piace perfino il fumo che esce dalla mia bocca in questo freddo porco sei forte Larry Lawyer chiedimi perché faccio la boxe tu con quel microfono che tipo quel Dan De Palma mia madre lo ascolta di nascosto alla radio di nascosto da mio padre che non ne vuole sapere mia madre l'ascolta e non è vero che piange vram non è vero vram Dan De Palma chiedimi una buona volta perché faccio la boxe la faccio perché è bello tutto nella boxe tu sei bello puoi diventare bello Larry Lawyer il mio cappotto di cachemire a svolazzare sulla ferrovia in questo inverno vram vram destro sinistro destro e rientra veloce i piedi sulle traversine potrei chiudere gli occhi e le troverei sotto i piedi ne hai mai visto un altro così Mondini non l'hai mai visto tu e il tuo Poreda nome del cazzo vram vram puttana     ascolta qui Dan De Palma lo vuoi sapere perché faccio la boxe lo vuoi sapere te lo voglio dire è perché ho fretta ecco perché vram non avevo voglia di aspettare la boxe è tutta una vita in pochi minuti questo stampatelo bene in mente avrei potuto aspettare non lo conosci mio padre se lo conoscessi capiresti cosa vuol dire tutta una vita per arrivare al momento buono ci sei tu in bilico tra il successo e il disastro quello è il momento buono tu e il tuo talento e basta non c'è bisogno di aspettare sai come va a finire e finisce in una sera è finito tutto se l'hai provata una cosa del genere continuerai a volerla è come vivere cento volte non mi farà smettere niente figuriamoci uno come Poreda 57 incontri quattordici sconfitte tutte vendute tutte per K.O. chi te l'ha fatto fare di tornare ladrone ti hanno messo in testa di fregare Lawyer sei un poveretto chi vuoi che paghi il biglietto per vederti tu e le tue braccia spezzate ti ha fatto male ti farò più male io Poreda vram    quella volta a Saratoga forse e un'altra contro Walcot ma solo all'inizio ne sono sempre venuto fuori sempre e comunque non era paura vera stanno sempre a dirti che non devi pensarci chi ci pensa io non ci penso fatemela vedere la paura io non l'ho vista a quello ci pensa Poreda dice Mondini staremo a vedere io voglio la paura Maestro vram vram vram non ho paura di aver paura vram sinistro destro sinistro due passi indietro poi di nuovo sotto vram tienti corto non ballare sì che ballo mi piace ballare non ci capiscono più niente se ballo glielo leggi negli occhi non capiscono più un cazzo belle le mie scarpe con le frange rosse e quello là che non la smetteva più di cagare prima dell'incontro quello sì che aveva paura io la voglio la paura il vecchio Tom sempre in palestra suonato come un sacco troppi pugni nella testa è un bravo vecchio Tom si può crepare o diventare come Tom io creperò piuttosto non mi importa di crepare ma non come Tom voglio crepare in fretta se riescono a darmele non gli lascio fermare il lavoro a metà mi rialzerò fino a crepare mi hai sentito Dan De Palma mi piace tutto questo è veloce non devi aspettare anni io ho fretta mi hai capito io ho fretta non chiedermi perché è strano ma se penso di crepare là sopra mi piace devo essere pazzo come pensare di buttarsi giù da una discesa stranezze ma che cazzo penso vram era meglio se veniva Butch parlavamo se veniva Butch a correre finiscila coglione pensa a Poreda nome del cazzo vram vram se la giocherà sporca non importa ce la giochiamo sporca se è questo che vuoi oppure scivolargli davanti come un dio indietro e avanti indietro e avanti non lo colpisco mai ma gli spappolo il cervello a colpi di finte pensa come sarebbe vincere un incontro con un solo colpo tutto il resto idee che sfiatano quel poveretto fino a farlo rimanere imbambolato e tu giù dai il colpo secco vram ma non con Poreda con Poreda sarà tutto sporco non l'inizio magari ma dopo sarà un pasticcio incontro di merda combattere e dimenticartelo vorrei fosse domani vorrei fosse adesso calma Lawyer calma corri Lawyer corri, adesso.


L’incontro con Poreda

 

Abbiamo al microfono Stanley Poreda, siamo venuti a trovarlo nella palestra in cui si sta allenando per l'imminente incontro con Larry "Lawyer" Gorman, l'incontro è stato annunciato per il 12 del mese, sabato, sulla distanza delle otto riprese. Allora, Poreda... tranquillo?

- Tranquillissimo.

- Sono circolate un sacco di voci a proposito di questo tuo ritorno sul ring...

- Alla gente piace parlare.

- Sono in molti a chiedersi perché un pugile ormai fuori carriera abbia deciso dopo due anni...

- Due anni e tre mesi.

- ... due anni e tre mesi, un'eternità, se vogliamo, la gente si chiede perché un pugile che aveva ormai chiuso con la boxe professionistica.

- La gente si chiede cose del cazzo.

- Poreda vuol sicuramente dire che...

- Poreda vuole dire che sono domande del cazzo, torno per i soldi, per cosa dovrei tornare?, la boxe mi ha fatto del male, le vedi le mie braccia, storte, sono storte, per i tanti pugni che ho dato, mi si sono stortate le braccia, la boxe mi ha ridotto così, ma è l'unica cosa che so fare e se qualcuno mi dà dei soldi, se me ne dà tanti, io torno là sopra, e... qual era la fottuta domanda?

- La gente dice che è un incontro combinato.

- Chi lo dice?

- L'hanno scritto sui giornali. E i bookmaker dicono che non prenderanno scommesse fino alla vigilia del match. Neanche loro ci vedono chiaro.

- E quando mai ci vedono chiaro, quelli, mi son divertito a fotterli per anni, quelli, non ci hanno mai capito niente, hanno perso più soldi sui miei incontri che io a pagare i conti della mia ex moglie...

- Vuoi dire che è un incontro pulito?

- ... sai la mia ex moglie, no?, quella era un'idrovora di soldi, una cosa impressionante, stava sempre a dire che non aveva i soldi per vestirsi, io non ci credevo, la lasciavo dire, ma lei insisteva, non aveva soldi per vestirsi, be' ho dovuto crederci quando ho visto le sue foto su Playboy...

- Sarà un incontro pulito, Poreda?

- ... su Playboy, capisci?...

- Non vuoi rispondere?

- Senti, finocchio: la boxe non è pulita. E non lo sarà questo fottuto incontro. Aspettatelo sporco. Sangue e merda. Ascolta, finocchietto: io porto la merda. Il sangue lo offre Lawyer. Okay?

[...]

Una sigaretta che si accende audio al massimo, rumore di tabacco febbricitante, forte come l'accartocciarsi di un foglio grande chilometri le guance si infossano a tirare il fumo, guance sotto occhi come ostriche a molo in un viso rubizzo che si volta verso la signorina di fianco, bionda che ride con risata roca e forte come una promessa di scopate che bagna la mente dei maschi pigiati ognuno al suo posto nel raggio di dieci metri, e si perde a poco a poco sulle altre file di uomini e donne allineati seduti, corpi a contatto, menti a volare, per file e file, dalle più alte giù a digradare, penetrando l'aria sciabolata da ondate di rock espulse dalle grandi casse messe su in alto, e pugnalata da grida che alzate in piedi chiamano per nome da una parte all'altra della sala, viaggiando nella luce a chiazze e lampi FLASH tra gli odori di tabacchi, profumi di lusso, dopobarba, ascelle, giubbotti di pelle, pop corn, facendosi strada nel gran vociare collettivo, grembo ventre di milioni di parole eccitate sciocche sporche ubriache oppure d'amore che brulicano come vermi quella terra di corpi e menti, campo arato di teste allineate, digradante in modo concentrico e fatale verso il pozzo accecante che al centro di tutto raccoglie sguardi brividi pressioni sanguigne, tutto raccogliendo sul blu del tappeto su cui una scritta rossa urla PONTIAC HOTEL e lo farà per tutta questa incendiata notte che dio la benedica ora che finalmente è arrivata, venendo da lontano e cavalcando fin

...qui sul ring del Pontiac Hotel, dove dai microfoni di Radio KKJ Dan De Palma vi dà il benvenuto per questa meravigliosa serata di boxe. Tutto pronto qui FLASH per la sfida su cui sono stati versati fiumi di inchiostro e migliaia di scommesse, una sfida che Mondini ha fortissimamente voluto e ottenuto, forse perfino contro il volere del suo pupillo FLASH certo tra la sorpresa generale FLASH e lo scetticismo dei media, scetticismo dobbiamo dire ormai tramutato in spasmodica attesa a giudicare dall'affluenza di pubblico e dalla tensione che si respira FLASH qui a bordo ring, dove ormai mancano pochi secondi all'avvio del match FLASH arbitrerà il messicano Ramòn Gonzales, 8243 spettatori paganti, dodici radio collegate, nell'angolo rosso FLASH in pantaloncini bianchi con fascia oro, 33 anni, 57 incontri, 41 vittorie FLASH 14 sconfitte, 2 pareggi, dodici anni di carriera, due volte sfidante per il mondiale, ritiratosi due anni e tre mesi fa sul ring di Atlantic City, pugile discusso, amato e odiato FLASH incubo dei bookmaker, guardia sinistra, formidabile incassatore e combattente di rara potenza, Stanleeeeeeey Hooooooooooooker Poreeeeeeeeeda FLASH all'angolo blu, pantaloncini neri, 22 anni, 21 incontri, 21 vittorie, 21 prima del limite, FLASH imbattuto e finito al tappeto una sola volta, una delle promesse del pugilato mondiale, guardia destra e sinistra FLASH in grado di boxare FLASH su ritmi vertiginosi, capace di una spettacolare agilità, giovane, imprevedibile, arrogante FLASH odioso, il ragazzo che forse tra qualche anno chiameremo il più grande, Larryyyyyyy "Laaaaaaaaawyer" Gooooooooorman

(sentire le dita di Mondini sul collo andare su e giù a sciogliere grumi di paura, non ho paura Maestro, ma fallo lo stesso, mi piace).

- Non avere fretta e lascia perdere le stronzate, Larry.

- D'accordo.

- Salta via, non farlo avvicinare con la testa.

- D'accordo.

- Fai le cose facili e non avrai problemi.

- Me l'ha promesso, Maestro.

- Sì, te l'ho promesso.

- Io vinco e lei mi porta al mondiale.

- Pensa all'incontro, idiota.

- Le piacerà, vedrà, il mondiale.

- Vaffanculo Larry.

- 'culo.

BOXE grida l'arbitro Gonzales, ed è il via, Poreda prende il centro ring, Lawyer usa la guardia destra, gira intorno a Poreda... Poreda adotta una guardia molto chiusa, con i guantoni affiancati davanti al volto, preferisce scoprire il corpo, sguardo impassibile e... feroce dietro ai guantoni rossi, è apparentemente il FLASH Poreda di una volta, stilisticamente non elegante ma roccioso... molto solido, Lawyer gli vola intorno, cambiando spesso direzione FLASH molto sciolto, per ora usa le gambe, non allunga neanche il jab... i due sembrano studiarsi, finta di Lawyer FLASH ancora una finta... Poreda lavora poco con le gambe ma sembra agile a sufficienza col busto, ancora una finta, e ancora un'altra di Lawyer FLASH Poreda non indietreggia, si limita ad abbozzare con il busto... non è ancora partito un pugno, inizio molto prudente da parte dei (sei brutto da far schifo, Poreda, te l'ha mai detto nessuno?, non ha gambe, o fa finta o non ha più gambe, con quelle non scapperà, e picchiare sulle braccia, devo picchiare lì, sono braccia rotte o no?, sì che lo sono porca puttana e allora) USA IL JAB, LARRY, IL JAB, FAI SOLO ARIA così con grande eleganza intorno al centro ring, ma non porta colpi, Lawyer, sembra quasi irrida l'avversario FLASH è tipico di Lawyer d'altronde, gli piace fare spettacolo... anche troppo dicono alcuni suoi detrattori (è questo che vorresti, eh Poreda?, che mi sfiato a correrti intorno come un dio e tu lì ad aspettare il momento giusto per fottermi, credi che ci sono cascato, eh?, bene fine dello spettacolo, era solo per) FLASH FLASH DESTRO DI POREDA, un gancio destro improvviso FLASH nemmeno preparato, ma ha colto di sorpresa Lawyer, toccato in volto, sale la tensione qui al Pontiac Hotel (bastardo, che cazzo) LARRY DOVE CAZZO SEI? (ci sono, ci sono Maestro, okay, fine del ballo, bastardo) finta di Lawyer, un'altra finta, cambia guardia, jab, UN ALTRO JAB, E GANCIO SINISTRO, FLASH POREDA SPAZZATO VIA DAL FLASH CENTRO R